Massacrate in casa dai rapinatori, Cloe Govoni è morta

imageRenazzo (Ferrara), 11 novembre 2015 – Non ce l’ha fatta Cloe Govoni. La donna di 84 anni di Renazzo, massacrata barbaramente da due romeni assieme alla nuora, è deceduta nel cuore della notte. L’ultimo respiro della pensionata, ex amatissima professoressa renazzese, l’ha esalato alle 2.40 di questa notte nella rianimazione del Sant’Anna di Cona.

A nulla hanno potuto i medici, vani i due interventi chirurgici delicatissimi alla testa per ridurre quella devastante emorragia cerebrale provocata, con altre fratture sparse su tutto il corpo, dai pugni e calci di Florin Grumeza e Leonard Veissel, 26 e 22 anni, per 90 euro e un pugno di gioielli. Le cui posizioni ora si aggraveranno.

L’accusa di tentato omicidio, infatti, passerà in omicidio volontario (ad entrambi viene inoltre contestata la rapina aggravata). Ad arrivare alle due “bestie”, come non ha esitato a definirle don Ivo Cevenini, parroco di Renazzo, sono stati i carabinieri di Cento diretti dal capitano Eliseo Mattia Virgillo e coordinati dal sostituto procuratore Filippo Di Benedeto poche ore dopo la maledetta rapina sfociata nel sangue. Il tutto è avvenuto alle 9 di venerdì quando Grumeza e Veissel si sono introdotti nella casa della Govoni, al civico 4 di via Lunga, per commettere un furto.

“Abbiamo trovato la porta aperta, dovevamo rubare oro e soldi”, hanno raccontato entrambi agli inquirenti. Invece si sono trovati davanti la connazionale Maria Humeniuc, 53 anni, che terrorizzata ha cominciata a gridare ed è stata atterrata con un pugno. Nella camera da letto, accanto alla cucina, c’era invece la suocera di 84 anni. È la mattanza è proseguita. “Una macelleria messicana”, commentava un inquirente alcuni giorni fa. I due le si sono scagliati addosso, contro quel corpo inerme e indifeso, procurandogli la frattura del cranio, della aorta, del bacino. Le impronte dei loro piedi sono state repertate addirittura sui vestiti completamente intrisi di sangue di Cloe, segni inequivocabili dei calci inferti.

L’allarme venne dato poco dopo dalla nuora, in fin di vita, con il suo telefonino mentre le bestie erano già lontane. Ma mentre lo stato di quest’ultima, nei giorni, è andato via via migliorando leggermente – le ultime informazioni dal Maggiore di Bologna dove è ricoverata la danno fuori pericolo -, per la pensionata è cominciato l’incubo. Due operazioni alla testa non sono bastate. Il suo cuore si è arrestato alle 2.40 di questa notte. “Non volevamo commettere tutto questo – hanno commentato i due arrestati davanti al gip nel corso dell’interrogatorio di lunedì in carcere -, abbiamo perso la testa davanti a tutto quel sangue. Non lo faremo più. Ci dispiace”. Per poi accusarsi l’uno con l’altro con chi ha picchiato di più. Intanto l’indagine prosegue. Ieri i carabinieri hanno ritrovato nel Bolognese i gioielli rubati dall’abitazione di via Lunga, rivenduti a un Compro Oro e sul quale ora sono in corso accertamenti per capire modalità di acquisto.

IL RESTO DEL CARLINO

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1 Comment

  • Carlo Lauletta Reply

    11 novembre 2015 at 8:30 pm

    Io faccio un torto a una persona. Poi mi pento (per davvero). Allora cerco di rimediare: a parte il chiedere perdono (cosa che costa
    pochissimo e quindi vale pochissimo), procurerò a quella persona un beneficio che ripaghi il torto. Se questo non è possibile, perché la persona è morta o è rimasta ferita senza rimedio, l’unico modo per placare il rimorso sarà soffrire io stesso. Pertanto, quando nei processi penali il reo si dichiara pentito, il giudice dovrebbe condannarlo alla stessa pena cui lo condannerebbe in
    mancanza di pentimento, e aggiungere alla decisione questo commento rivolto al condannato : “Lei ha detto di essersi pentito.
    Le credo senz’altro. Proprio per questo, se La liberassimo, Lei si tormenterebbe forse per tutta la vita. Invece, stando in prigione
    per trent’anni, il suo animo finirà col riconciliarsi con se stesso e col mondo”.

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