Messe vietate, libri bruciati. È l’epoca di una nuova inquisizione?

Scene_from_an_Inquisition_by_GoyaO sarà, come dicono alcuni, una Nuova Inquisizione, questa volta tutta laica, democratica e di sinistra? O sarà una banale forma di ansia-fobia-mania cultural-civile? L’equivalente politico di chi esce di casa e pensa al rubinetto del gas: una sorta di psicopatologia della vita (politica e rappresentativa) quotidiana?
Nel dubbio parlano i fatti: sull’Italia da Reggio Calabria a Pescara, da Milano a Roma si abbatte la grandine di “no” a qualsiasi manifestazione giudicata non aderente ai canoni della stretta ortodossia democratica. Episodi che, alla luce di un punto di vista laico e liberale, fanno pensare. Nella città dello Stretto la Curia ha proibito una messa in suffragio di Benito Mussolini, in programma per la mattinata del 28 Aprile, poiché, come si evince da una nota ufficiale: “pur essendo lecito celebrare la Santa Messa in suffragio dei defunti, per l’occasione, è necessario che la Celebrazione venga sospesa per la strumentalizzazione della stessa per fini politici”. Reggio Calabria non val bene (neanche) una messa. Un rituale che (forse) non andrebbe negato a nessuno. La fobia-mania dell’avvento (assai improbabile, concediamocelo) di un fascismo 2.0 a quanto pare prevale.

Ma spostiamoci a Milano. La notte tra il 27 ed il 28 Aprile sono state colpite la sede del sindacato UGL e di Forza Nuova Milano Sud, ma l’episodio più grave rimane quello della libreria di destra Ritter data completamente alla fiamme. Si bruciano i libri. Ripetiamo: si bruciano i libri. “In questi mesi la sinistra milanese, anche istituzionale, ha alimentato un clima di odio contro le commemorazioni di Ramelli e Pedenovi che, condivisibili o meno nelle forme, non hanno mai avuto esiti violenti”, queste le parole dopo l’accaduto di Marco Osnato, capogruppo di FdI-An a Palazzo Marino. E a proposito delle commemorazioni di Sergio Ramelli, il militante di destra massacrato a colpi di chiave inglese nel 1975, in una nota del 27 Aprile dell’Anpi meneghino, che con l’occasione chiama a raccolta “gli antifascisti”, si legge: “Non è più tollerabile che Milano debba assistere ogni 29 aprile alla parata nazifascista che da anni deturpa la nostra città. Abbiamo rivolto un forte appello alle pubbliche autorità perché quest’anno non si ripeta questa grave offesa”, a firma del comunicato un’eloquente sigla: Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano.

La “difesa dell’ordine repubblicano” a quanto pare richiede una vasta serie si sbianchettamenti, censure, “no” pedagogici. Le imbarazzanti dichiarazioni di Laura Boldrini sull’obelisco romano “Mussolini Dux” fanno venire in mente i casi di Rimini e Pescara. La città romagnola, terra fondamentale per gli studi e la produzione artistica di Ezra Pound, snobba letteralmente il poeta anziché evidenziarne il valore, come ricorda Davide Brullo proprio su ilgiornaleoff.it: “Benedetta da cotanto genio, Rimini si permette di snobbare Pound, incistato nel sito del Comune alla voce ‘Visitatori’, tra “il primo elefante di cui resta memoria a Rimini”, “le vacanze di Pellegrino Artusi” e “la prima delegazione giapponese”. APescara, invece il sindaco Marco Alessandrini, in quota PD si dimentica volutamente di D’Annunzio. Nel 2014 il primo cittadino ha cura di far eliminare l’effigie del poeta, apposta dalla precedente amministrazione, da ogni riferimento pubblico, fino ad ordinare la “cancellazione” del Vate un po’ ovunque; dalle lettere al materiale cartaceo, dai manifesti al logo “Pescara città dannunziana” del sito web del Comune, arrivando nel marzo di quest’anno a rimuoverla addirittura dai Taxi cittadini servendosi di apposita delibera.

Ma il discorso dalle nevrosi spicciole si potrebbe allargare ai grandi simboli storici, vedi alla voce Giorno del Ricordo. Una commemorazione che passa ogni anno tra distinguo e qualche manifestazione inopportuna. La memoria della foibe incatenata nell’incapacità di essere memoria veramente condivisa e serenamente riconosciuta, ogni volta passa tra polemiche di regime, frettolose dichiarazioni e bestialità storiche. Anche quest’anno. Come dimenticare le tre bombe carta, lanciate da attivisti vicini all’area anarco-antagonista, a Trento su un corteo che sfilava in onore delle vittime, o le dichiarazioni del Consigliere regionale PD della Lombardia, Onorio Rosati: “Oggi in consiglio regionale, giornata del ricordo per le vittime delle foibe. Io non parteciperò” e del consigliere comunale di Orvieto, Tiziano Rosati che arrivava a considerare le foibe mitologia italiana: “La celebrazione menzognera delle foibe cui stiamo assistendo si inquadra in una più ampia campagna di denigrazione della resistenza”.
Ecco, che la resistenza tanto celebrata, a tanti anni di distanza diventi ragione e pretesto per una serie di “no” che sanno tanto di imbarazzo, debolezza conclamata, se non di psicopatologia della vita quotidiana, cioè di rubinetto del gas forse lasciato aperto, fa riflettere. Sul lato culturalmente anodino del nuovo corso renziano, ma anche più in generale sulle paturnie di una sinistra in preda a fobie di varia origine.

Emanuele Ricucci

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