Milano, il giorno più nero di Sel: scaduta la delibera sul Leoncavallo

803443-leoncavallo_milanoE venne il giorno in cui anche Sel, padrona assoluta delle sorti della Milano arancione, dovette alzare bandiera bianca.
La cosiddetta “delibera Leoncavallo”, approvata dalla giunta e finalizzata a permutare l’immobile occupato dal centro sociale in base a una convenzione con il gruppo Cabassi, avrebbe dovuto essere approvata in Consiglio entro il 30 aprile. In realtà non interessava a nessuno, a parte il gruppo consiliare di Sinistra e Libertà, ben tre consiglieri che in questi anni di giunta arancione hanno rappresentato l’ago della bilancia di tutta la maggioranza, nonostante i numeri esigui soprattutto se paragonati alla corazzata del Pd.
Il cerchio magico di Sel, voluto da Pisapia, questa volta nulla ha potuto: ci si è messo anche il comunista verace e lagalitario, Basilio Rizzo di Sinistra per Pisapia, a mettere i bastoni tra le ruote ai compagni di Sel. Rizzo in persona è l’artefice principale della decadenza del provvedimento, essendosi guardato bene dallo stringere i tempi e dall’evitare l’ostruzionismo del centrodestra sulla delibera delle case popolari. Un ostruzionismo studiato apposta per ritardare la discussione sulla delibera successiva, per l’appunto quella sul Leoncavallo, che neppure è stata discussa in Consiglio comunale.

Poco male. Anche il Pd si è levato un bell’imbarazzo e un impiccio non da poco. Ma i veri sconfitti restano gli esponenti di Sel, tanto che il capogruppo Mirko Mazzali ha annunciato le proprie dimissioni, respinte dal partito, con queste parole: “La delibera non solo non è stata approvata entro il 30 aprile, ma non è stata nemmeno avviata la discussione, nonostante una lunga istruttoria nelle commissioni e nonostante ci fosse tutto il tempo necessario. È una mia sconfitta. Credevo che ancora fosse una delibera utile anche per tutta la città, per riconoscere e valorizzare un pezzo importante della storia e del presente di Milano“.
Una sconfitta figlia di una precisa volontà politica e delle divisioni della maggioranza, che sulla questione Leoncavallo si è proprio spaccata. Mazzali sa su chi puntare il dito “Ha vinto la vecchia politica. Quella che io pensavo di sconfiggere quando mi sono candidato sull’onda della rivoluzione arancione, ha vinto la politica dell’accordo obbligato, di un regolamento da decimo mondo dove non si discute ma si è obbligati a scendere a patti“.
Destinatari dell’accusa Basilio Rizzo e il capogruppo di Fdi Riccardo De Corato, che ha replicato: “La ‘vecchia politica’ non c’entra niente. L’unica cosa vecchia in questa faccenda è un centro sociale abusivo da 40 anni, durante i quali ha continuato a calpestare la legalità e che nella sua storia annovera violenze e irregolarità“.

E il sindaco Pisapia? Sempre più sfiduciato e amareggiato, il sindaco che non si ricandiderà ha espresso dispiacere per le dimissioni di Mazzali, aggiungendo: “In queste settimane il consiglio comunale ha dovuto affrontare molte delibere importanti per la città, a partire dall’assegnazione definitiva del patrimonio immobiliare del Comune a MM, che si sono sovrapposte. Non è compito del sindaco e della Giunta stabilire l’ordine dei lavori del Consiglio, sul quale l’Assemblea è sovrana, ma ritengo che sia ancora possibile esaminare in un prossimo futuro il progetto che permette di riqualificare aree importanti della città come quelle di Watteau, via Zama e via Trivulzio“.
Intanto però la rivoluzione arancione si è fermata al Leoncavallo.

Riccardo Ghezzi

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Giornalista pubblicista, scrive di sport e politica su testate locali piemontesi. Appassionato di politica da sempre, ha un unico pregio: non essere mai stato di sinistra in vita sua

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