Nel caso Lalit Modi ora spuntano i Marò. Qualcosa si muove dopo l’alt all’accordo tra Ue ed India?

unnamedDa giorni sulla stampa e su tutti i canali radio-Tv indiani impazza il caso Lalit Modi che sta diventando il tormentone mediatico dell’estate. Ma da stamane, quando da noi era ancora notte fonda, questo caso si è arricchito di un nuovo capitolo che ci desta ovvio interesse visto che riguarda, e molto da vicino, la vicenda dei nostri Marò. Un nuovo fronte che si apre e cui si dà grande risalto su tutti i giornali dell’India. Addirittura, il più diffuso quotidiano indiano in lingua inglese, il The Indian EXPRESS dedica alla notizia l’intera prima pagina, titolando : “Lalit Modi sought advice in Italian Marines case, confirms his lawyer”, cioè che “il legale di Lalit Modi conferma che questi chiese un parere sul caso dei Marines italiani”. E tutti quindi si interrogano ora sul perchè ciò sia accaduto, chi e per quali motivazioni, quali interessi ci siano dietro a questo discreto sondaggio di Lalit Modi sul come gestire il caso Marò. Ma procediamo con ordine.

Lalit Modi, che nonostante il cognome non vanta alcun legame di parentela con il premier indiano Narendra Modi, è uno degli uomini più ricchi ed influenti dell’India, con agganci politici di primo levello. Lalit sta a capo della Modi Enterprise che gestisce un vero impero finanziario costituito da un conglomerato di imprese industriali da 5 miliardi di dollari di fatturato ereditato dal nonno. A parte essere il Managing Director dell’azienda di famiglia, Lalit ha fatto e fa tante altre cose. Ha frequentato la Duke University della North Carolina dove non risulta si sia mai laureato, ma sì è costruito una vasta rete di relazioni non solo in India, ma anche in molte altre parti del mondo, specie nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove ha messo in piedi importanti iniziative in collaborazione con la Walt Disney Pictures e con la Philips Morris nel settore del tabacco. Ma è anche incorso in svariate disavventure giudiziarie, tra le quali un arresto negli Usa sotto l’accusa di concorso nell’organizzazione di un cartello per il traffico di droga, dalla quale alla fine è uscito cavandosela con la condanna ad un paio di anni con la condizionale.

Lalit è anche un personaggio molto discusso, che dal 2010 soggiorna a Londra dove si è dovuto rifugiare per sfuggire alle grinfie del fisco indiano ed evitarsi la frequentazione delle patrie galere per reati di varia natura, tra i quali il più grave è l’evasione fiscale. E proprio qui sta lo scandalo che imperversa sulla stampa indiana, perchè a fornirgli i documenti per l’espatrio ed a fargli ottenere il passaporto inglese col quale Modi se ne può andare ovunque voglia, India esclusa per i motivi di cui sopra, è stato il ministro degli esteri indiano Sushma Swaraj il quale, tra l’altro, non è caduto dalle nuvole come sempre succede in casi come questo, ma ha confermato il suo intervento di copertura a favore di Lalit giustificandolo con vaghe “ragioni di carattere umanitario”. Tutto ciò dimostra che Lalit gode di protezioni ed entrature politiche ad ogni livello e dappertutto, cosa che gli ha consentito sempre ed in ogni situazione di sfuggire alle conseguenze del suo modo di fare borderline. Un uomo quindi potente ed al di sopra delle possibilità dei comuni mortali.

A fare sensazione aprendo un caso nel caso sono le dichiarazioni di Zulfiquar Memon, uno dei legali di Lalit che vive a Mumbai, che al The Indian Express ha rivelato che fu contattato dal suo cliente per avere una consulenza sul come meglio gestire il caso dei marines italiani detenuti in India, precisando di agire per conto di un pezzo da 90, un vero mammasantissima della politica indiana. Questo avvenne lo scorso 14 ottobre, quando sulla via di ritorno da un viaggio a New York, Memon incontrò Lalit Modi a Londra lasciandogli un rapporto sulla questione sollevata. Memon ha poi aggiunto che anche lo stesso Lalit pareva molto interessato al caso, al di là del fatto di agire su sollecitazione di una personalità indiana di spicco di cui però non gli ha mai rivelato il nome. Lalit era molto ben informato circa tutti i risvolti della disavventura giudiziaria dei Marò. In particolare chiese a Memon approfondimenti circa le implicazioni giuridiche relative alle “contiguous waters” che sono le acque comprese tra il limite delle 12 miglia delle acque territoriali propriamente dette, e le 200 miglia, limite entro il quale, benchè considerate già acque internazionali, l’India può operare attività produttive in esclusiva, ad esempio estrazioni di idrocarburi, minerali od altro, e nelle quali conserva la giurisdizione per quattro categorie di reati: traffico di armi, traffico di droga, immigrazione clandestina ed attività terroristiche.

Ricordiamo che l’unico punto su cui Italia ed India concordano circa l’incidente della Enrica Lexie è il punto in cui esso avvenne, stabilito a 22,5 miglia al largo della costa del Kerala, ovvero nella contiguous zone o acque contigue come le chiamano gli indiani. Questo punto è di enorme rilevanza giuridica perchè la giurisdizione del caso Marò dipende da come si considerano le contiguous waters. Per l’Italia sono acque internazionali, per cui siccome il fatto è avvenuto su una nave di bandiera italiana, spetta alla magistratura italiana indagare e fare luce sul caso. Secondo gli indiani, invece, la loro giurisdizione si può estendere anche nelle acque contigue, anche se l’eventuale reato dei Marò non rientra nei casi sopra elencati in cui ciò è legalmente possibile. Ma la posizione degli indiani è labile, tanto è vero che hanno cercato di far passare quello dei Marò come un atto terroristico, caso nel quale avrebbero avuto ragione a considerare interne anche le acque contigue. Posizione poi rientrata perchè sconfessata dalla Corte Suprema dell’India.

In seguito, aggiunge Memon, ha sentito Lalit altre volte al telefono per ritornare sullo stesso argomento e ragguagliarlo su sempre nuovi particolari richiestigli, dopo di che i contati si sono rarefatti e lui non ha più saputo niente di quello che Lalit ha combinato e con chi relativamente ai due fucilieri.
Secondo i quotidiani indiani il caso dei Marò è tornato di piena attualità, trasformandosi in un incidente diplomatico vero e proprio, a seguito della decisione della Ue di approvare la risoluzione dello scorso gennaio nella quale chiedeva all’India l’immediato rilascio di Latorre e Girone perchè potessero tornarsene a casa, riconoscendo altresì la giurisdizione italiana sul loro caso, o in via subordinata di un Paese terzo da concordare. Non avendo avuto alcuna positiva reazione dall’India, come noto la Ue ha preso la drastica e dura decisione di interrompere i negoziati, che ormai volgevano al termine e dovevano solo essere finalizzati, per l’accordo di libero scambio tra Ue ed India.

Ricapitolando: un noto uomo d’affari indiano legato a doppio filo alla politica del suo Paese e non, che ha una importante rete di relazioni dentro e fuori dell’India, da mesi si sta occupando per conto di una personalità politica indiana di altissimo profilo sul come gestire il caso Marò per offrire a tutti, in India ed Italia, una via d’uscita dalla situazione incresciosa in cui i fucilieri si sono venuti loro malgrado a trovare. Questa attività va avanti sottotraccia (le continue telefonate del legale a Lalit Modi dopo il loro incontro londinese di ottobre) ed ha ora ripreso vigore, tanto da arrivare sulle prime pagine dei giornali, dopo che la Ue ha rotto i rapporti economici con l’India. Ce l’eravamo augurati, per i Marò e per tutti quelli la cui sorte sta a cuore, che laddove non poteva arrivare il diritto e la diplomazia potesse arrivare il portafoglio. Che toccati negli interessi venali qualcosa si stia finalmente muovendo in India a favore dei due fucilieri del San Marco? Speriamo di sì.

Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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7 Comments

  • Monica Cappellini Reply

    18 giugno 2015 at 11:23 am

    san marco truppa italiana barattata per due fucilieri ……..
    sempre piu’ MARCIOOOOOO

  • Monica Cappellini Reply

    18 giugno 2015 at 11:39 am

    SEMPRE SOLO DENARI, per questo pure le famiglie stanno zitte???????

  • Federico Reply

    18 giugno 2015 at 12:04 pm

    Ma che cosa volete che gliene importi a quello là delle sorti dei marò?
    Lui cerca solo informazioni su distanze territoriali e giurisdizioni varie al solo scopo di regolarsi meglio nei suoi futuri traffici loschi.

  • Paolo Reply

    18 giugno 2015 at 6:25 pm

    Alla faccia della pretesa civiltà dell’ India… 🙁

    Comunque… basta che quei due ragazzi possano tornare a casa, al diavolo il resto.

  • victor Reply

    18 giugno 2015 at 11:27 pm

    Se non si temessero rutorsioni di barbarie ai danni di Latorre e Girone,vittime di criminali interessi di bande indiane in conflitto e della scellerata codardia dei governanti italiani – Monti,Letta,Renzi e chissà quali altri avvenire!- con l’India sarebbe da rompere ogni rapporto diplomatico, di affari e di amicizia. Si protrae da tre anni l’invereconda farsa dei massimi governanti indiani, accomunati a esponenti di Corti di giustizia, polizie, forze armate, istituzioni pubbliche e private. Tutti in egual misura complici di un sistema politico e di potere corrotto senza eguali al mondo. Tutti protagonisti d’una tragica farsa che fa strame di leggi internazionali e interne, ignora l’oggettiva valutazione di fatti accertati e documentati, se ne ride di decorosa presenza tra le nazioni civili e sbeffeggia tutti sulla pelle di due innocenti e valorosi soldati in missione di sicurezza. C’è da inorridire difronte all’estenuante serie di pretestuosi rinvii, ritardi ed elusioni contro l’incontestabile
    chiarezza delle circostanze di tempo e di luogo esposte all’arbitrio di una pletora confusa di investigatori e giudici inetti, faziosi, venduti alle cosche di potere che dominano in quel paese. C’è da restare interdetti per l’assenza – dopo tre anni – d’uno straccio di accusa circostanziata a carico dei due marò! Una invereconda dimostrazione di quanto la vicenda sfugga ad ogni principio di legalità e valore di civiltà.
    Eppure così è. Naturalmente, una valida mano a far arrivare le cose a questo punto l’hanno data, in splendida sintonia, i governi italiani con a capo Monti e Letta. Ed oggi Renzi che – di fatto – per ignavia,codardia o opportunismo, consegnarono Girone e Latorre nelle mani dei loro sequestratori senza mai far nulla per liberarli. Solo pensare alla pantomima scellerata della nomina d’un plenipotenziario alla cipria per sedicenti missioni di assistenza governativa ai nostri fucilieri suscita sdegno e rabbia. Non più né meno di quanto milioni d’italiani hanno provato allorché l’ambasciatore italiano fu preso in ostaggio dal governo indiano! Un atto grave e sconosciuto all’esperienza internazionale ed alle regole della diplomazia. Un atto di straordinaria violenza che, per i governi d’ogni altra nazione, avrebbe assunto il peso una banditesca impresa da contrastare con energia sino alle estreme conseguenze. Non però per l’Italia, che accettò l’insultante provocazione senza battere ciglio. Neppure un flebile gesto di protesta, con l’inevitabile figuraccia e la caduta d’ogni residuo di credito internazionale. Conseguenze che non sfiorarono neppure per un attimo la sensibilità e la dignità nazionale dei nostri governanti. Purtroppo, anche in quella occasione, coccolati dall’incondizionata connivenza quirinalizia.
    Da ultimo, i velleitarismi fasulli, i fiumi di chiacchiere propagandistiche dei Renzi, Gentiloni,Pinotti,Mogherini etc. non sembrano aver avuto nel consesso internazionale la seppur marginale parvenza di attenzione. Purtroppo, con esiti preoccupanti anche nel Paese, tra la gente. A cui la vicenda dei marò sembra non interessi più, dimenticata, ignorata, rimossa dall’attualità, dalle cronache e dalle preoccupazioni di governo e politici. Anzi, per dirla meglio, avvolta in una spirale di infastidita ripulsa, di letale clima d’oblio comune a quanti dovrebbero – per ruolo istituzionale e funzioni politiche – contribuire a mantenere desta nelle coscienze la consapevolezza d’una grave vicenda pubblica. Almeno questo, risultando per il resto irrilevanti i risultati che si attendevano dal loro impegno.

    • Paolo Reply

      21 giugno 2015 at 2:25 am

      Condivido ogni parola del suo commento.

  • francesco Reply

    26 giugno 2015 at 3:31 pm

    22 miglia al largo, barchino da pesca verosimilmente fermo, nave da decine di migliaia di tonnellate che lo sfiora a 25 miglia all’ora tanto da consentire a due irresponsabili di sparare? ad una barca FERMA? Che verosimilmente si sarebbe capovolta per l’onda di prua prima ancora di essere colpita da proiettili.Esplosi dall’alto? Ma che logica c’è in tutto questo, dinamica impossibile, militari evidentemente entrambi colti da follia, una nave enorme che quasi investe il peschereccio fermo.Anche il comandante era d’accordo con i fucilieri? Ha avvicinato il barchino per consentir loro un tiro a segno? Non offendete l’intelligenza di un a persona normale…

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