Non ci sono più prove d’appello

salviniAdalberto Signore sul Giornale invita a riflettere, politici all’ascolto e lettori, sul rischio che una svolta troppo radicale di Salvini possa mettere a repentaglio la sua convergenza finale con quell’area che per convenzione e non solo è definita dei moderati di Berlusconi.
Il problema non è irreale, ma ci pare che si tenda, nell’articolo, a stravolgerne il punto di vista e l’enfasi, attribuendone l’eventuale responsabilità a Salvini piuttosto che al feroce quanto inutile immobilismo di Forza Italia e dintorni.
Di chi deve essere a carico la prova del contrario nello stabilire chi rischia maggiormente di rivelarsi una stampella dell’attuale compagine di governo? Di chi coerentemente come la nuova Lega è stata sempre all’opposizione di Renzi o di chi, fino all’elezione del Presidente della Repubblica, ne ha consentito in buona parte l’azione?
Ci pare talmente evidente e facile la risposta che questa è davvero l’ultima chance per Forza Italia e Berlusconi di dimostrarsi in grado di costituire una reale alternativa al PD ed andarsi a connettere con la forza che ieri a Roma ha riempito quella storica piazza.

Salvini e la Nuova Lega hanno raccolto quel 20% di potenziali elettori interessati a buttare giù dalla torre Renzi ed il PD, ora i moderati di Forza Italia sappiano raccogliere il 20% di potenziali elettori che mancano alla probabile riuscita dell’impresa.
Non ci sono più prove d’appello!
Salvini sta giustamente parlando a quei segmenti di società civile che mai e poi mai possono essere mobilitabili dal centro-destra storico, quest’ultimo cominci a fare la stessa cosa con i suoi, non ci sono più scuse che tengono, costi quel che costi.

Ci sono due 20% da unire per una impresa di scopo e chi non si presenterà all’appello con il suo 20% è a costui che andrà attribuita la responsabilità della tenuta eventuale del Partito della Spesa pubblica in carica.
E chi rischia per sempre di passare all’oblio della morte da post-democristiani non è certo Salvini, che ci piaccia o meno, gran parte del suo lavoro lo ha fatto come meglio non poteva sperarsi, visti i dati di partenza e qualora l’altra parte della coalizione di scopo non sia in grado di fare altrettanto o perda troppo terreno per confrontarsi alla pari, al primo rimangono praterie per poter continuare in futuro a porsi con un ruolo di primo piano all’interno dell’offerta politico-elettorale alternativa, con un posizionamento che può andare tra quanto Marine Le Pen rappresenta in Francia e Nigel Farage nel Regno Unito e tutto ciò che vi è nel mezzo.

È veramente un’ora delicata questa, non solo per il paese già massacrato dalla crisi, ma per Forza Italia ed il suo Leader: ora o mai più.

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