Olbia 1000: gli angeli della subacquea

prove-in-mare-olbia1000Olbia 1000 è Alessandro, Domenico, Manuel, Anna, Maurizio, Manuela, Riccardo, Simone, Pina, Gavino, Sebastiano, Giovanni, Daniela, è angeli e istruttori subacquei, è il profondo blu, è Olbia come città di mare. Olbia 1000 è ritorno alle origini, è sentirsi protetti, coccolati, amati, come ognuno lo è stato nella prima immersione della sua vita durata 9 mesi.
Olbia 1000 è la paura di non farcela, l’ansia che ti impedisce di respirare, le gambe che salgono in superficie con te che combatti per inginocchiarti sul fondo controllando l’assetto.
Olbia 1000 è la stretta di mano subacquea degli istruttori quando riesci a superare le tue ansie e a completare gli esercizi, è l’emozione del poter dire “sono una subba”, la dolce carezza di un’alga mentre scivoli sui fondali.
Viene alla luce per trasmettere la passione di Alessandro, perché possa vivere in ogni nuovo sub, perché il suo amore per il profondo blu rinasca all’apparire di ogni nuova bolla nel nostro meraviglioso mare.

Olbia 1000 è un progetto, un sogno, un’utopia divenuta realtà.
Nasce nel 2012 con il primo gruppo di allievi subacquei facenti parte del progetto allora denominato Olbia 100, progetto che ha ben presto dato il nome alla neonata associazione. I primi allievi a immergersi furono circa 110, ottenendo alla fine del corso il brevetto OPEN WATER NASE, brevetto che permette loro di fare immersioni fino ai 18 metri di profondità. La National Academy of Scuba Educators (NASE) è l’organizzazione didattica che produce i materiali per l’insegnamento della subacquea, è la compagna di questo sogno insieme all’entusiasmo dei ragazzi che hanno sostenuto Domenico Manchia nella sua realizzazione.

Dopo un anno di stop pratico, dove si organizzavano per qualcosa di più grande, nasce Olbia 1000. È un progetto a scadenza triennale, ha, dunque, le sue radici nel 2014 quando inizia il primo corso completamente gratuito per 409 iscritti. Dei 409 allievi porteranno a compimento il corso in 326 con la soddisfazione generale. Si parla di un vero e proprio record in quanto non era mai stato organizzato un corso di subacquea con simili numeri. Tutto questo è stato reso possibile grazie a molteplici fattori concomitanti, l’entusiasmo dello staff, una buona organizzazione e il sostegno del Leila Diving Center di Olbia sono stati fondamentali.
È recentemente iniziato Olbia 1000 2.0, in questo secondo anno vediamo protagonisti 510 allievi, e circa 60 persone dello staff tra istruttori e angeli. Domenico Manchia è l’ideatore del progetto, il padre simbolico di tutti coloro che ne fanno parte, è colui che fa da collante a tutte le varie espressioni di questo sogno.

Domenico sei l’autore di questo progetto. Cosa ti ha spinto a idearlo?
Tanti anni fa, quando ne avevo 21, un mio carissimo amico – si chiamava Alessandro Spano – mi continuava a invitare per fare un corso di subacquea. E io, forse preso dalla giovane età, preferivo fare altre cose quindi lo rimandavo, lo rimandavo, lo rimandavo, lui mi continuava a dire vieni che è una cosa bellissima”. Alla fine purtroppo successe un incidente, quindi il mio amico Alessandro perì in un incidente e a me rimase l’imbarazzo di non avergli dato retta. Per rispetto nei suoi confronti iniziai a fare subacquea e da quel momento non smisi più. Feci quello che ha fatto lui con me, preso dalla voglia di insegnare anch’io agli altri la possibilità di ammirare il nostro mare. Da lì iniziò tutto.

Per tutto il gruppo sei un po’ il papà, l’angelo custode. Ti ci vedi in questa veste? Come senti i ragazzi, gli angeli e gli istruttori?
Durante le riunioni che facciamo dico spesso un concetto: tutti gli ingredienti dal più piccolo al più grande, quindi dal sale alla pasta, dal sugo alla pentola all’acqua stessa, sono importanti in egual misura. Quindi è vero, magari, sono il precursore, ma non sono più importante della persona che viene a darci una mano nel caricare le bombole col compressore o nel dare una mano a mettere in ordine le attrezzature. Quindi sì, in maniera benevola sono quello che ha iniziato, ma considero le altre persone al mio pari se non più importanti di me.

Considerati i numeri importanti del corso, sia per le presenze che per le attrezzature, quali sono state le maggiori difficoltà dal punto di vista tecnico?
Mah, grazie a Dio siamo riusciti con la programmazione a mettere ordine. La logistica e il numero di attrezzature sono le difficoltà un pochettino più importanti. Una volta trovato il numero giusto di attrezzature abbiamo potuto risolvere le difficoltà principali, cioè riuscire a dare la giusta attrezzatura, la giusta muta, il giusto GAV, la giusta misura intendo, ha permesso di agevolare il percorso di addestramento da parte dell’allievo. Altre difficoltà non ce ne sono state grazie ad uno staff così splendido, così numeroso. La squadra ha reso possibile anche le cose più difficili.

Come è composto lo staff di Olbia 1000? Quanti sono gli elementi tra istruttori e i cosiddetti angeli, ovvero coloro che forniscono il ricambio delle attrezzature e il sostegno morale agli allievi durante il corso?
Diciamo dal primo anno abbiamo iniziato in otto, otto istruttori e altrettante persone che ci davano una mano, al tempo si chiamavano delfini. Poi con Olbia 100 abbiamo migliorato un po’ e siamo diventati una decina di istruttori e altrettanti aiutanti. Appena abbiamo iniziato a giocare con dei numeri grossi come Olbia 1000 siamo arrivati ad uno staff più voluminoso. L’anno scorso eravamo quindici istruttori e una ventina di angeli, quest’anno siamo ventisei istruttori e quasi trenta persone che con il loro entusiasmo – ribadisco – permettono l’effettuazione di questo corso. Quindi siamo più o meno cinquantacinque/sessanta persone.

Il corso si svolge per due mesi, alternando lezioni frontali, con esercitazioni svolte prima nella piscina del centro Geovillage e a fine percorso in mare. Come fate a non far collidere l’impegno nel corso con la vostra vita privata e il vostro impegno lavorativo?
Il corso è costruito proprio tenendo in considerazione il fatto che non deve togliere ore di lavoro alla vita normale. Per questo le lezioni di teoria sono nove, contrariamente ai normali quattro pomeriggi di un corso estivo. Riusciamo, dunque, a fare una sola lezione di teoria a settimana dalle 20:00 alle 22:00, in maniera tale da non andare a influenzare il lavoro di chicchessia. Si tratta di impegnare due ore alla settimana. Per riuscire ad essere ancora meno invasivi nella loro sfera di lavoro piuttosto che di stanchezza, costruiamo le lezioni di teoria in maniera tale da rendere leggera la lezione stessa implementandola con dei video o degli sketch, dove oltre le informazioni tecniche della subacquea gli strappiamo qualche risata. Così facendo è come se andassero a fare un corso di sub e nello stesso tempo si recassero al cinema. Hanno la voglia di ritornare.
Per quanto riguarda invece la parte pratica abbiamo a disposizione una giornata intera: dalle 8:00 alle 20:00 il sabato e dalle 8:00 alle 14:00 di domenica. Inoltre, diamo la possibilità – almeno all’inizio – a ogni persona di scegliere l’ora che preferisce, dopo cerchiamo di costruire in base alle loro esigenze la possibilità di educarli. Quindi facendolo con un’ora di teoria e un’ora di pratica alla settimana si riesce a non essere invasivi. Dopo due mesi – non se ne accorgono neanche – e riusciamo a portare a termine il corso.

Una delle cose che sfamano l’entusiasmo degli istruttori è poter assistere alla prima immersione dell’allievo, quando annaspa, risale perché non è abituato a respirare con l’erogatore, si fa prendere dall’ansia affrontando una situazione nuova per la maggior parte delle persone, e grazie al loro sostegno possono vederlo immergersi di nuovo, riuscire a completare l’esercizio o anche solo a respirare sott’acqua, fino ad arrivare a completare il corso e a diventare un subacqueo.
Tutti gli istruttori sono stati concordi nel parlare delle difficoltà affrontate e superate dagli allievi come un’emozione che si rinnova ogni volta. Tu come le vivi?

Diciamo che quel attimo in cui l’allievo finisce la lezione, supera – con più o meno difficoltà – gli esercizi della giornata, esce dalla piscina soddisfatto e ti fa un sorriso, ecco, noi ci cibiamo di quel sorriso per avere una gratificazione che ci permette di fare questa cosa in maniera gratuita. È la soddisfazione che ci permette di ringraziarli con un sorriso piuttosto che con una pacca sulle spalle, e permette a loro di andare avanti.

Manuel Caboni, proprietario del Leila Diving Center, ha affermato: “Non esiste la cultura del mare a Olbia. È una città sul mare ma non di mare. Sono pochi i pescatori locali e pochi sono i subacquei del posto”. È vero che questo progetto nasce anche per dare una veste più marinara alla città di Olbia?
È vero, diciamo che io ci aggiungo a quella frase: non ancora. Il nostro impegno, il nostro lavoro è per far si che non siano soltanto i turisti stranieri o meno a godere di questo nostro paradiso. Anche noi passiamo così dal semplicemente mettere l’asciugamano sulla spiaggia a ogni tanto andare a guardarci questa bellezza sottomarina. Quindi, comunicando di anno in anno a più persone questa capacità, ci sarà la possibilità di trasformare questa che oggi è una realtà limitata in una più diffusa possibile. Finché da una parte troviamo questa passione, dove cinquecento persone si iscrivono ogni anno per imparare questo sport, noi siamo pronti a dare una mano. Magari entro un paio d’anni dare la possibilità di rispondere in maniera diversa all’affermazione di Manuel.

Qual è il ruolo della NASE in questo progetto? Come hanno accolto l’idea e quanto vi aiutano?
Questa operazione è stata resa possibile per tanti ingredienti, ognuno importante. La NASE è stato uno degli ingredienti fondamentali, non lo è soltanto da un puro punto di vista economico però anche questo è da sottolineare. Un kit didattico ha un valore commerciale molto vicino ai 50€. Solo l’operazione di quest’anno, immaginando che si tratta di cinquecento persone, avrebbe richiesto la spesa di una somma ingente di denaro, quasi 25,000€, ma in virtù della bontà del progetto ci hanno donato gratuitamente il materiale didattico necessario. Li possiamo solo ringraziare, altrimenti non sarebbe possibile neanche per loro ottenere questa soddisfazione. Oggi, la NASE da questo investimento si ritrova un migliaio di subacquei che hanno il brevetto NASE e potenzialmente tutta una serie di altre persone che prendono dei secondi livelli, dei terzi livelli, oppure che vanno in giro per il mondo con il brevetto NASE. Quindi ringraziamo anche loro, senza di loro non sarebbe stato
possibile fare questo corso.

Sia dal punto di vista emozionale che dal punto di vista impegnativo, per te cosa significa questo corso?
Le prime difficoltà le avevamo nei primi anni quando dovevamo costruire, programmare una scenografia così tecnica. Adesso stiamo raccogliendo i frutti di questa organizzazione. A parte una fase di programmazione che è antecedente al contatto stesso dove mi impegno un po’ di più nel cercare di trovare il numero di attrezzature giuste, il numero di compressori giusto, il numero di persone che ci vengono a dare una mano, poi faccio più che altro il direttore d’orchestra e i veri attori sono gli istruttori e gli angeli, grazie a una coordinazione e a una preparazione fatta discretamente bene riusciamo da un punto di vista della fatica a non sentire più la fatica stessa perché viene distribuito il lavoro tra tante persone. Mentre da un punto di vista dell’entusiasmo, uscire in giro per Olbia, entrare in un bar e vedere una persona che ti ringrazia o ti sorride quale più grande soddisfazione di questo? Si vive anche soltanto di questo. Quando una persona mi ringrazia quella giornata li per me ha svoltato, sono molto contento.
Finché dall’altra parte ci risponderanno, ci ringrazieranno, ci rincorreranno, ci offriranno anche semplicemente un caffè io sarò sempre pronto a sacrificarmi per tre mesi e a dare loro un’opportunità.

In soli 3 anni, Olbia 100 e Olbia 1000 hanno permesso a 436 persone di “realizzare il sogno di una vita”. Sogno che tanti altri potranno portare a compimento in futuro. Grazie a Domenico e ai ragazzi dello staff per aver aperto le porte del meraviglioso mondo sommerso a costo zero, oltre che con una ottima qualità di insegnamento e umana. Olbia 1000 è la Sardegna che vince, quella che profuma di salsedine, che nuota nel nostro mare cristallino rispettandone la purezza.

Foto: Adolfo Maciocco

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