Pensioni: da giudice Mattarella tutelava quelle dei clandestini, ora tace su quelle degli italiani

mattarellaSe Renzi ritiene di avere chiuso il capitolo che riguarda la mancata perequazione delle pensioni INPS del biennio 2012-13, stabilito dal montiano decreto Salva-Italia, si sbaglia di grosso e sottovaluta il problema. A parte le polemiche sull’applicazione delle sentenze della Consulta, che per “rigorosa ed autorevole” indicazione dei rappresentanti della sinistra nazionale vanno osservate tutte, sempre e da tutti – tranne che da loro quando non piacciono o non fanno comodo, aggiungiamo noi – ora a sostanziare le richieste dei pensionati perchè sia loro di restituito il maltolto, c’è una sentenza del tribunale di Napoli che avalla l’ovvia interpretazione secondo la quale la restituzione spetti a tutti e per l’intero importo distratto, o meglio ancora scippato, dal governo italiano, sia esso di Monti, di Letta o di Renzi.

Della questione si è già ampiamente dibattuto in tutte le sedi ed i fatti sono noti, ma noi ci torniamo sopra perchè ci interessa porre in risalto l’arroganza del premier e dei suoi compari di governo, che trova spazio soprattutto per il tacito assenso di chi, lassù sul Colle, avrebbe invece il dovere, prima ancora del potere, di ricondurre in un alveo di stretta costituzionalità l’azione del governo. Del resto da giudice costituzionalista l’attuale Presidente della Repubblica si è reso protagonista di una sentenza a favore delle pensioni di invalidità degli immigrati senza distinzione tra regolari e clandestini, mentre ora da Capo dello Stato italiano, e sottolineiamo italiano, si gira dall’altra parte per non vedere lo scempio esercitato da Renzi su quelle degli italiani. Come non bastasse, mentre qualcuno faceva il gattone sornione e sonnolento fingendo di non vedere e di non sentire, il volpino di Palazzo Chigi ha imperversato su tutti i media nazionali, ritenendosi in diritto di rilasciare spudorate affermazioni per ribadire che “Sì, c’è stato un problema ereditato dal governo precedente, ma l’abbiamo subito affrontato e risolto. Che altro si vuole?”

Oltre a maleducata strafottenza il premier esibisce anche una memoria cortissima perchè quando fu approvata la legge Fornero, lui da rottamatore si espresse su stampa e TV in modo fortemente favorevole a quel provvedimento del quale ora finge di ignorare persino l’esistenza. Beh, se passa il principio che per risolvere i problemi economici basta dire “purtroppo non c’è copertura finanziaria, per cui non si paga” allora stiamo a posto. Anzi, già che ci siamo possiamo estendere e generalizzare il concetto. Il debito pubblico lo estinguiamo dalla sera alla mattina: basta dire che i Titoli di Stato sono carta straccia e che non verranno rimborsati a scadenza per mancanza di disponibilità, o che lo saranno solo in parte come Renzi vuol fare con le pensioni. Oppure che le stesse pensioni, o i fornitori dello Stato e della PA non saranno pagati, che insegnanti e pubblici dipendenti dovranno rassegnarsi a lavorare gratis o quasi, e così via. E’ questa la ricetta di Renzi per fare quadrare i conti pubblici?

Ricapitoliamo brevemente i fatti. Con la sentenza no. 70 del 2015, la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità della mancata rivalutazione annuale per il 2012-13 delle pensioni disposta dalla legge Fornero. Allora che fa Renzi? Per tamponare la situazione escogita uno stratagemma per aggirare la sentenza del massimo organo di controllo costituzionale – si noti bene, per aggirarla non per applicarla – e dispone che i suoi preparino in fretta e furia il solito decreto legge, il no. 65/2015, con il quale si introduce un meccanismo di restituzione solo parziale, ed a scaglioni, con restituzione comprese tra i 750 ed 278 euro, di quanto illegalmente trattenuto ai pensionati. Risultato: risparmio di 3,3 miliardi per l’erario, che con tale decreto ad agosto restituirà solo 2,2 miliardi, peraltro quelli del presunto tesoretto per cui missione compiuta a costo zero, anzichè i 5,5 miliardi che costituiscono la cifra complessivamente saccheggiata dagli assegni pensioni nel suddetto biennio. Ora, se si trattasse di elargire nuove provvidenze decise, ma finanziariamente non coperte, l’atteggiamento di Renzi sarebbe comprensibile: niente soldi, niente provvidenze. Ma il fatto è che quei soldi sono invece soldi reali, soldi scippati fraudolentemente ai pensionati, per cui è fuori di discussione che vadano restituiti.

Di questo sono convinti anche i giudici della sezione lavoro del Tribunale di Napoli, che ha emesso una sentenza che dà piena ragione ai pensionati. Accogliendo il ricorso presentato da un ex dipendente delle Poste, con un decreto ingiuntivo del 29 maggio scorso il Tribunale partenopeo ha concesso 40 giorni di tempo all’INPS per rimborsare al pensionato ricorrente l’intero ammontare di oltre 3mila euro per la mancata perequazione, anzichè i 750 euro previsti dal decreto di Renzi. Ora la questione si complicherà, perchè in base al decreto governativo appena varato l’INPS sarà impossibilitata ad evadere “sua sponte” la richiesta di quel tribunale, per cui sarà costretta a fare essa stessa un ricorso che chiarisca all’Istituto di Previdenza ed ai pensionati italiani il da farsi. Ma l’aspetto più importante al momento è che, con quella sentenza, le richieste dei pensionati risultano fondate e che si vanno così ad avallare ed a dichiarare ammissibili le montagne di ricorsi annunciate da più parti, a titolo individuale o collettivo, incluse le Class Action messe in cantiere da associazioni dei consumatori, sindacati e formazioni politiche, con Fratelli d’Italia in prima fila.

Sin qui la cronaca. Ma che c’entra in tutto questo il Presidente della Repubblica e la nostra polemica affermazione che per la sinistra italiana le sentenze vanno rispettate ed applicate, mai discusse, ma solo se riguardano gli altri, i comuni mortali e non loro stessi? Allora, giusto un paio di anni fa, il 17 maggio del 2013 Qelsi pubblicò un articolo dal titolo self-explanatory: “Tutti al mare : secondo i giudici dobbiamo mantenere anche gli stranieri privi di Carta di Soggiorno”. Il caso era nato nel 2010, quando una commissione delle Asl aveva riconosciuto l’indennità di accompagnamento ad una ultrasessantacinquenne peruviana. L’Inps si rifiutò di pagare opponendo che la legge vigente riconosceva il sussidio solo a cittadini italiani, ai cittadini comunitari ed a quelli stranieri in possesso della Carta di Soggiorno, cioè il permesso della Comunità Europea per i soggiornanti a lungo termine. Tesi smontata dal Tribunale milanese che richiamandosi a ben tre sentenze della Corte Costituzionale sulla materia, esponeva le conclusioni di cui ad un passo dell’articolo sopra richiamato che qui riproduciamo:

“Il cittadino straniero – scrive il giudice – anche se titolare del solo permesso di soggiorno ha diritto di vedersi attribuire l’indennità di accompagnamento, la pensione di inabilità e l’assegno di invalidità ( si son dimenticati il panettone a Natale, ndr), ove ne ricorrano le condizioni previste dalla legge. (Quali condizioni? Solo quelle di vedersi riconoscere l’invalidità, ndr). La carta di soggiorno non è indispensabile, perché l’erogazione di prestazioni assistenziali può essere infatti subordinata solo alla circostanza che il titolo di legittimazione dello straniero al soggiorno nello Stato ne dimostri il carattere non episodico e non di breve durata”. Insomma, basta che lo straniero dichiari di non essere minimamente intenzionato ad andarsene, che vuole rimanere qui da noi che si sta tanto bene, per far scattare il diritto al mantenimento a condizioni migliori di quelle del 70% dei pensionati italiani.

Aggiungiamo per completezza che, stanti quelle sentenze, l’assegno spetta agli extracomunitari persino se l’invalidità è precedente all’arrivo sulle italiche sponde, per cui al tentativo di trasformare l’Italia in una grande sala parto con lo ius soli, si tenta di aggiungere quello, quasi riuscito, di creare nel nostro Paese il polo di riabilitazione e soggiorno degli invalidi di tutto il mondo. Forse hanno parafrasato le parole ed equivocato sugli intendimenti del filosofo tedesco che invece di andarsene a pescare, passò il tempo ad elaborare l’ideologia comunista rovinando o distruggendo la vita di centinaia di milioni di persone per decenni. Ci riferiamo a Karl H. Marx ed al suo “Proletari di tutto il mondo, unitevi” che la sinistra nostrana ha aggiornato in quest’altro : “Invalidi e puerpere di tutto il mondo unitevi. In Italia”. Peraltro, più tardi, un’altra sentenza stabilirà che l’assegno sociale spetta indistintamente a tutti gli extracomunitari, persino a quelli che risultano regolarmente a carico di altre persone fisiche o giuridiche, figli, parenti od associazioni assistenziali che siano.

Ma nel merito, la questione sussidio sì, sussidio no, era ancora tutta da dirimere e tutt’altro che conclusa, perchè in effetti non c’è alcuna legge che possa sostenere le ragioni dei sì, se non l’interpretazione cui la sinistra di questo martoriato Paese ricorre sistematicamente quando vuole avere ragione ad ogni costo, cioè il parere della Consulta. In particolare, c’era in pendenza il ricorso del 2009 di un cittadino pakistano lungo-soggiornante invalido per vedersi riconosciuta pensione, assegno di accompagnamento ed indennità varie. La conclusione della vicenda si è avuta all’inizio di quest’anno quando la sentenza no. 22 della Consulta, a firma tra gli altri del solito Giuliano Amato (da nessuno) e di Sergio Mattarella, suo ultimo atto come giudice costituzionale prima di accasarsi al Quirinale, ha stabilito inequivocabilmente che “Agli stranieri (senza distinzione, ndr) senza carta di soggiorno, ma legalmente presenti in Italia (ma se sono legalmente presenti perchè non ce l’hanno la Carta? ndr), non può essere negata la pensione di invalidità, in particolare se questa è grave come la cecità”. In particolare, ma vanno in effetti considerate tutte le forme di invalidità, vere o simulate che siano.

Ecco, queste sentenze della Consulta sono rispettate ed applicate. Quella per restituire i soldi ai pensionati italiani no. Più ancora dell’arroganza di Renzi, ci sorprende e ci sconcerta, e non poco, l’atteggiamento del Presidente della Repubblica. All’atto della sua elezione non seppe trattenersi dal pronunciare quella banalità che ormai tutti affermano in certe situazioni: “Sarò il presidente di tutti”, come se fosse possibile affermare di essere il Presidente solo di qualcuno preso qua e là. Ma al di là di questo, nella circostanza delle pensioni, ma non solo, sembra di poter affermare senza tema di smentita che sul Colle si è insediato un inquilino che dimostra con i fatti, le parole ed i silenzi di avere più a cuore le vicende di clandestini ed extracomunitari, che quelle degli italiani. Che ci volete fare? La sinistra italiana è questa.

Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

Commenta con il tuo account social

9 Comments

  • gbravin Reply

    4 giugno 2015 at 1:19 pm

    Vi Quoto: ” La sinistra italiana è questa. ”
    Manca un aggettivo: “odierna”.
    Molti della mia età dovettero scioperare, volenti o nolenti, per lo Statuto dei lavoratori. Dal 2011, non c’è stato un singolo sindacato che si ribellasse alla abolizione dell’art. 18.
    I giudici costituzionali hanno dichiarato incostituzionale la legge 270/2005 (porcellum) dopo TRE elezioni! Dove erano costoro per TRE volte? Oppure votavano sapendo di commettere un fatto incostituzionale? Dove erano i vari papaveri e Ciampi (che la firmò) per dire che tale legge era costituzionale? L’opposizione parlamentare andava benissimo al PCI e successive varianti. Al PD non va bene….

  • marco Reply

    4 giugno 2015 at 2:00 pm

    Oramai la suprema corte è diventata un “postificio” politico per gli amici degli amici (purchè rossi) e di conseguenza la “sacra” carta l’hanno fatta diventare di “gomma” per non chiamarla carta-straccia.

  • victor Reply

    4 giugno 2015 at 3:24 pm

    Il cambio della guardia al Colle aveva suscitato fervide speranze di rinnovamento, di ripristino al vertice delle istituzioni nazionali sacrosanti principi e criteri di equidistanza e distacco. La tradizione di esorbitante interventismo degli ultimi settennati ha trovato, providenzialmente, argine nella discrezione e sobria riservatezza del nuovo inquilino del Quirinale. Al quale, sin da subito, è stato doverosamente riconosciuto uno stile e una prudenza di nobile ispirazione. Pur in un uomo che, nell’esperienza politica passata, era stato appassionato protagonista e competitore nell’agone politico. E non c’è dubbio che il Presidente Mattarella abbia posto tra i primari valori ideali della sua presenza istituzionale il ripristino di una rinnovata coerente adesione alla Costituzione negli ambiti propri dei poteri e delle prerogative del Capo dello Stato.
    Non fingiamo di ignorare che l’evoluzione degli equilibri democratici e della rappresentanza politica ha inciso sulla originaria concezione istituzionale di Luigi Einaudi. Il progressivo affermarsi d’un processo di trasformazione di quella che si suole definire Costituzione materiale ha coinvolto direttamente anche il modo in cui le diverse personalità ascese al Colle hanno interpretato, spesso assai soggettivamente, i vincoli costituzionali. Sino agli eccessi, storicamente ormai acquisiti, del democristiano Scalfaro o dell’ex comunista Napolitano. I cui inopinati interventi nella vita istituzionale del Paese hanno prodotto pesanti conseguenze nell’ordinata dialettica della rappresentanza politica.
    Tornando a Mattarella, la completa discrezione legata ai primi atti del suo mandato, ha formalmente sancito uno stile ormai consolidato. Tanto da offrire, probabilmente per inveterata abitudine, il destro a opposte sollecitazioni e prese d’atto nel frastagliato panorama partitico di cui il Paese sconta le più drammatiche degenerazioni. Cero è, peraltro, che i discutibili sconfinamenti del Governo nel rispetto dei principi e dei valori della prassi parlamentare propongono il dubbio che – con le forme ed i limiti del caso – da parte del Quirinale non sarebbe fuori luogo almeno l’esercizio di una…discreta “moral suasion” nel richiamo alla salvaguardia delle superiori garanzie istituzionali e costituzionali. In materia di riforme tese a sovvertire l’assetto istituzionale dello Stato, procedere a colpi di voti di fiducia-ghigliottina del più ampio dibattito forse avrebbe meritato propizi moniti – ancorché riservati ma convincenti – rispetto alle discutibili deviazioni del governo Renzi.
    Intendiamoci. Che Mattarella resti fedele al rigore introdotto nell’espletamento del proprio alto mandato è da tutti condiviso ed auspicato. Ma, è altresì vero che il Capo dello Stato dispone di ulteriori strumenti di salvaguardia della legittimità istituzionale. Strumenti non discreti e riservati ma formali e solenni. Quale, per tutti, il messaggio motivato alle Camere che accompagna il rinvio di provvedimenti non conformi alle regole. C’è da augurarsi – ed attendere in concreto – che la discrezione del Presidente Mattarella non sia irreversibile.

    • gbravin Reply

      5 giugno 2015 at 1:40 pm

      Tutti i precedenti PRI di Mattarella sono stati eletti da un Parlamento votato. Mattarella fu eletto da un Parlamento INCOSTITUZIONALE. Sia Napolitano e sia Mattarella hanno avuto modo di richiamare i vari PdC per il ricorso alla fiducia al Governo, soprattutto Napolitano ha avuto modo di respingere Leggi o sciogliere le Camere. Mattarella è stato presentato come UNICO candidato da Renzi. Non continuo altrimenti diventerei quererabile…

  • Carlo Lauletta Reply

    4 giugno 2015 at 5:55 pm

    Gentile dottoressa Rosengarten, preso atto del dissenso sulla questione dei due fucilieri italiani in India, ho invece molto apprezzato codesto Suo scritto su pensioni e migranti. Si tratta di due questioni che anch’io, quando se ne offre l’occasione, riguardo congiuntamente. Infatti, se è scandaloso il rifiuto governativo ad eseguire la sentenza della Corte Costituzionale con la motivazione della carenza di fondi, e se è demenziale che le nostre navi vadano a prendere e portare in Italia masse di stranieri sconosciuti (per giunta, quasi tutti profittatori nel caso migliore e scampaforche nel peggiore), le due cose viste insieme costituiscono, con la loro contradditorietà, una provocazione alla ragione e al buon senso.
    Detto questo, mi permetta un’osservazione critica là dove Lei, parlando dell’immigrazione, inquadra xenofili o xenomani in una cornice ideologica “di sinistra”. Al riguardo, io penso
    che destra e sinistra si siano scambiati i posti, e che oggi in Italia le persone sedicenti comuniste come la presidente Boldrini debbano definirsi “comuniste fai da te”. Questo che sto
    per dire può dare fastidio sia alla destra che alla manca, ma è il ricordo di situazioni e fatti storici obiettivi. Orbene, quando i comunisti veri avevano responsabilità di governo nell’Europa Orientale, ivi le cose si svolgevano così. 1)Immigrazione. Una ragazza congolese poteva, eventualmente, studiare Medicina-Oftalmologia all’Università per Stranieri Lumumba di Mosca, ma, terminati gli studî, era impensabile che rimanesse nell’Unione Sovietica (e tantomeno diventasse ministra!), e ciò per il motivo che il numero di oculisti in URSS era adeguato, nel Congo disperatamente insufficiente. Se questa Kyenge avesse fatto resistenza, la polizia, senza alcuna lungaggine burocratica, l’avrebbe caricata di peso sul primo aeroplano utile per Kinshasa. 2) Emigrazione. Giovani cecoslovacchi si laureavano in ingegneria a Praga, a spese della collettività. Dopodiché, col diploma in tasca, non accettavano di guadagnare quanto i coetanei operai agli altiforni o minatori. Volevano espatriare. Chiedevano il passaporto. Questo veniva loro negato. I più spavaldi cercavano di
    passare “sans papiers”. Ma alla frontiera trovavano la polizia. Nei paesi serî le leggi sono fatte rispettare a ogni costo, perché altrimenti si premiano i furbi e i prepotenti. Perciò i nostri amici o tornavano immediatamente indietro per essere ammanettati e condotti in prigione, oppure finivano fucilati sul posto. Grazie.

    • gbravin Reply

      5 giugno 2015 at 1:52 pm

      In parte condivido il post. Una parte dei “migranti” vengono respinti a Mentone verso l’Italia. La CRS Francese effettua controlli anche a Calais, prima che i “migranti” arrivino in Gran Bretagna. Perché simili controlli non vengono fatti anche a Ventimiglia, Brennero etc. PRIMA dell’espatrio di “migranti”????

  • Paolo Reply

    4 giugno 2015 at 6:03 pm

    Condivido lo spirito ed il senso dell’ articolo, parola per parola. Impossibile per me aggiungere ulteriori commenti, per la rabbia e per lo schifo che provo verso questi “signori” 🙁

  • Pensioni: da giudice Mattarella tutelava quelle dei clandestini, ora tace su quelle degli italiani | aggregator Reply

    4 giugno 2015 at 8:06 pm

    […] Pensioni: da giudice Mattarella tutelava quelle dei clandestini, ora tace su quelle degli italiani […]

  • Monica Cappellini Reply

    5 giugno 2015 at 12:17 pm

    S knosce percorso di questo Signro Presidnete
    Inutile dire cose fuori dal seminato……….

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

Seguici

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri iscritti:

Realizzato da You-Com.it