Per cancellare un nome da un monumento, bisognerebbe prima saperne costruire qualcuno

laura-boldrini-obelisco-del-foro-italico-foto-1024x512La preservazione della memoria storica è l’acquisizione antropologica evoluta per eccellenza, esattamente quella che distingue l’Uomo dall’animale: gli animali non evolvono poiché, morendo singolarmente, non sedimentano alcuna esperienzialità che porti l’intera specie di cui fanno parte a compiere passi in avanti, ma è come se ripartissero da zero ad ogni nascita, non riuscendo mai ad acquisire alcuna coscienza sociale collettiva e quindi men che mai storica e spirituale.
Al contrario, la cancellazione fisica di un avversario è antropologicamente l’istinto naturale più basico: il cavernicolo che occupava la grotta del proprio simile dopo averlo sopraffatto fisicamente ne cancellava le tracce per farla sua, e, tutt’ora, i popoli più arretrati usano demolire fisicamente le vestigia preesistenti sui territori che conquistano.
I Romani, la più grande civiltà imperialista di tutti i tempi, hanno valorizzato e mai annientato monumentalità, usanze e religioni autoctone di qualsiasi territorio da essi occupato, divenendone anzi i più ferrei preservatori, basti citare le piramidi d’Egitto, i templi e i teatri greci, le tombe etrusche che hanno consegnato ai posteri, dopo oltre tremila anni, così com’erano.

Oggi, invece, autorevoli esponenti del “pensiero progressista” accecati da un odio ideologico che non sanno più come sfogare, e nella speranza di distrarre l’esigua residualità del loro gregge sempre più deluso e affamato da una cialtroneria politica mai vista nella storia, passano il tempo ad aizzare gli animi di qualche irriducibile dalla panza ancora troppo piena contro statisti defunti che non possono più parlare, dopo essere stati “giustiziati” – è pura cronaca – senza alcun regolare processo.

Ebbene, proporre di cancellare la scritta “Mussolini Dux” dall’obelisco del Foro italico, in una Roma devastata dall’orrore e dallo squallore che qualsiasi romano ha l’angoscia di dover vivere uscendo la mattina, è già demenziale come iniziativa allo stato puro.

Se poi si va a riflettere sul suo significato politico, ci si imbatte in tutta l’ipocrisia tipica della sinistra: il Foro Italico, sito che ospita il “fascistissimo” monumento in questione, è fra i massimi esempi di sintesi tra bellezza e funzionalità architettonica razionalista; prova ne sia che è tuttora usato per lo scopo col quale è stato edificato.

Già, perché anche volendo tralasciare la vastità delle opere che il Fascismo ha realizzato nell’interesse del popolo italiano, dalle bonifiche alle città fondative e dalla maternità all’edilizia popolare, ci basta enumerare i palazzi governativi della capitale costruiti nel Ventennio e attualmente perfettamente operativi, come il Palazzo dei Marescialli (sede del CSM), l’Università, la Stazione Termini, il ministero dell’Aeronautica (con tanto di immensa aquila con ali d’aeroplano che ne sovrasta il tetto), i distretti militari, l’intero quartiere Eur, le principali ville monumentali (Torlonia e Borghese), i ponti sul Tevere come quello Flaminio, l’Altare della Patria (tuttora usato per le cerimonie pubbliche); e su tutti, sia ben chiaro, continuano a campeggiare fasci littori, aquile romane e iscrizioni in latino che inneggiano a concetti invisi ai progressisti come “gloria”, “orgoglio nazionale”, e “italianità”, ma a quanto pare insostituibili nella loro qualità architettonica, tale da renderli infinitamente superiori, quanto a qualità costruttiva e funzionale, rispetto a qualsiasi obbrobriosa radical-chiccheria post-sessantottina.

Ecco, allora,forse, prima anche solo di ipotizzare il sacrilegio umano e storico di grattar via il nome di uno statista del passato da ciò che egli ha saputo costruire, occorrerebbe quantomeno dimostrare di saper costruire di meglio; e soprattutto occorrerebbe smettere di utilizzarne le opere senza neanche avergli mai detto “grazie”.

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster189 Posts

Nasce e cresce alla corte della Pittrice Sandra, nota acquarellista romana, conduttrice radiofonica degli anni '90 e patronessa del circolo cultural-gastronomico denominato "Aristocrazia Dvracrvxiana" . Inizia la collaborazione con Qelsi proprio in nome del suo cognome che letteralmente significa "sfata-sinistra" !

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7 Comments

  • giuseppe Reply

    18 aprile 2015 at 11:39 pm

    concordo su tutto, tranne che nel ventennio fu eretto il Vittoriale:
    il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II o Altare della Patria é il monumento che alla morte di Re Vittorio Emanuele II, fu pensato per celebrare il Padre della Patria, iniziato nel 1885, terminato ed inaugurato nel 1911 da Re Vittorio Emanuele III, le Quadrighe dell’Unità e della Libertà venenro installate tra il 1924 e 1927. L’inaugurazione del Museo del Risorgimento avvene nel 1935.
    Per riallacciarmi all’articolo chiediamo alla Boldrini se vuole distruggere anche le sedi INPS e INAIL d’Italia o essendo la Boldrini repubblicana vuole distruggere il già citato Altare della Patria, le Regge dei Savoia, Visconti, Medici, Borboni, Palazzo Ducale a Venezia …..Castel del Monte….. Forse la Boldrini vorrebbe fare come Bresniev che fece saltare in aria il castello dell’ordine teutonico e poi dei Re di Prussia a Königsberg o forse vorrebbe imitare i suoi amici islamici.

    • giuseppe Reply

      18 aprile 2015 at 11:41 pm

      Boldrini: repubblicana e comunista, che brutte cose!

  • gbravin Reply

    19 aprile 2015 at 6:59 am

    Prima di spendere altri soldi pubblici, bisognerebbe vedere come mai più semplici strade (costruttivamente) crollino dopo UNA settimana dall’inaugurazione, ponti autostradali coinvolti da eventi franosi, frane da nord a sud che rendono inabitabili intere frazioni, opere pubbliche MAI inaugurate per mancanza di fondi etc.

  • Paolo Reply

    19 aprile 2015 at 9:34 pm

    Il vero rudere è proprio la “onorevole” boldrini, con la sua pseudo ideologia, rabbiosa ed ammuffita 🙁

  • Francesca Reply

    20 aprile 2015 at 7:17 am

    Grazie ad Helmut Leftbuster per ciò che ha scritto e che veicola in maniera egregia il pensiero di tutti coloro che hanno il coraggio di esistere come persone e non come gregge informe che segue il fischio del pastore di turno…grazie e mi scuso con le pecore utili al mio paragone ma assolutamente migliori in tutti i sensi, come del resto l’intero mondo animale, di coloro che non comprendono che cancellando la storia confermano la loro nullità che purtroppo, in virtù di un maccanismo masochista che ritualmente impone al popolo italiano duri ma sicuramente temporanei sacrifici, allo stato”pesa” negativamente nella società disturbando con un fastidioso ronzio, l’armonia dell’evoluzione. Grazie anche a Qelsi.

  • attilio Reply

    20 aprile 2015 at 8:19 am

    avere la boldrini come presidente della camera disonora l’italia(minuscolo perche’ con lei ed altri non si puo’ scrivere maiuscolo)

  • Williams Clio Clio Reply

    20 aprile 2015 at 7:45 pm

    Mi sembra che furono i Comunisti i primi ad asserire che la Storia non si cancella !
    Une perfetta interpretazione anche del gruppo della Banda Bassotti dopo la canzone “Bella Ciao” Live … eppoi cosa fanno ?

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