Perché bisogna rilanciare la giornata in ricordo dei martiri delle Foibe  

Di Maria Scopece, il - # - Replica

983e7-blogger_foibe_memoriaLa location è senza dubbio singolare per questo tipo d’incontri e questo è già il primo messaggio . E’ una sala dell’Altra Economia nell’ex mattatoio di Testaccio a ospitare di domenica mattina la riunione del “Comitato 10 febbraio” nel decennale dell’istituzione della Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e degli esuli istriani. Tra i presenti nomi di spicco del panorama culturale e accademico italiano come il prof. Giuseppe Parlato,storico esperto del Risorgimento, del fascismo e del neo fascismo, il prof. Marco Cimmino, storico esperto di storia militare e Alfio Krancic, giornalista e disegnatore dalla lunga carriera. Tutti nomi che da quest’anno faranno parte del direttivo nazionale del comitato.

 «Il bilancio dei primi 10 anni dall’approvazione della legge che istituisce la Giornata del Ricordo è tra luci e ombre»- dice Michele Pigliucci, Presidente del “Comitato 10 febbraio” – «Ha restituito dignità a una pagina di storia altrimenti strappata ma allo stesso tempo ha rappresentato un fallimento perché un popolo che ha bisogno di una legge per ricordare è un popolo che non è in grado di ricordare da solo».

E’ da questi presupposti che parte il proseguimento e il rilancio delle attività del” Comitato 10 febbraio”  che nei prossimi 10 anni si propone di superare le logiche divisive e fare luce sui 2mila anni di presenza italiana nelle terre istriane.

Tra  i nodi critici rilevati durante l’incontro c’è quello della “nazionalizzazione” della ricorrenza e la necessità di traghettarla da ricordo di parte, geografica o politica, a memoria collettiva.

Su questo punto appare scettico Alfio Krancic «Io vedo diversi ostacoli al raggiungimento di un riconoscimento storico di quanto accaduto. Non dimentichiamo che il Comunismo, insieme alle democrazie occidentali, è uno dei pilastri portanti del mondo nato dopo il ’45. Se mettiamo in crisi uno di questi pilastri  tutto il sistema crolla. Un secondo elemento è la Shoah, la cui enormità mette in ombra le altre atrocità avvenute nel periodo della seconda guerra mondiale».

Le condizioni di precarietà nelle quali versa il sistema politico italiano non saranno d’ostacolo secondo Krancic al mantenimento della ricorrenza: «La Giornata del Ricordo è una ricorrenza innocua, non rischia di essere soppressa. Ci verrà concesso di parlare graziosamente di quanto accaduto per 24 ore, per poi voltare pagina il giorno successivo».

La sfida dunque pare ora essere culturale «Il rilancio del 10 febbraio passa attraverso la produzione culturale e scientifica. – conclude Pigliucci – Bisogna dare gli strumenti migliori a giovani storici per ricercare e raccontare»

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