Perché la piazza di Bologna è piaciuta per metà

sbmAlla fine, a parte il solito cretinismo mediatico degli antagonisti e dei centri sociali, a Bologna è tutto andato come doveva andare. Sul palco si sono presentati tutti e tre i leader dei maggiori partiti di centrodestra. Sono intervenuti in ordine crescente di consenso: prima Giorgia Meloni, poi Silvio Berlusconi, infine Matteo Salvini, quasi a voler sottolineare una gerarchia nella composizione di questa inedita coalizione di centrodestra. Insomma, l’unità sembra essere stata ritrovata. E questo, forse, è l’aspetto che fa più paura a Matteo Renzi, capace di conquistare il 41% solo ed esclusivamente sulle macerie della politica italiana e grazie a un corposo astensionismo.

Il punto, ora, è capire quanto serio sia il progetto del nuovo trio, che ha lanciato la sfida al segretario del Pd. Sempre che, allo stato attuale, un progetto esista. Dai tre interventi si evince di no. La Meloni ha sciorinato un paio di anatemi contro i gay, Berlusconi ha raccontato per la trecentesima volta la storia dei colpi di Stato ai suoi danni, Salvini ha attaccato briga con il nulla cosmico fatto persona, alias Angelino Alfano. Per carità, magari Bologna è stata solo una prova tecnica generale ed è per questo che una piccola apertura di credito va fatta.

Sia chiaro, però, che un’alleanza seria, degna di questo nome, deve basarsi esclusivamente su un programma concreto, dei contenuti efficaci, delle misure utili al riscatto morale di un popolo, quello italiano, umiliato pesantemente negli ultimi 4 anni da due presidenti della Repubblica e tre premier essenzialmente di sinistra. Se tutto ciò non ci fosse, allora quella di ieri è stata una passerella mediatica senza prospettiva. Le alleanze contro qualcuno e non per qualcosa funzionano poco. Lo abbiamo visto in questi ultimi vent’anni con la sinistra, dove i vari leader che si sono susseguiti hanno usato il collante dell’antiberlusconismo, uscendone quasi sempre con le ossa rotte. E’ questo l’errore da evitare, soprattutto per Silvio Berlusconi. Cascare nella stessa trappola che lui ha teso ai suoi avversarsi, non renderebbe così onorevole la fine della sua carriera politica.

@eugcipolla

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