Pisapia non si ricandida e il centrodestra festeggia. Ma è meglio si rimbocchi le maniche

pisapia-expo1Giuliano Pisapia ha annunciato che non si ricandiderà alla carica di Sindaco di Milano, togliendoci il gusto di una rivincita attesa da quattro anni. Ci ha lasciati pronunciando la frase più saggia del suo intero mandato: “La politica è servizio verso i cittadini, non una professione all’infinito”. L’insuccesso derivato dal non averne saputo applicare la prima parte, o meglio, di averlo fatto in modo ideologico accontentando solo una porzione di milanesi, è il monito che lascia a chi gli succederà. Intanto molti esponenti del centrodestra festeggiano in modo un po’ scomposto, senza rendersi conto che con il suo abbandono perdono una delle principali pedine a loro favore nella partita per la riconquista di Milano.

Solo lui sa se si sia trattato di un passo indietro dovuto al timore di andare incontro a una débâcle elettorale o al mantenimento della promessa di rimanere per un solo mandato, certo è che a trarre il maggiore beneficio da questa decisione è stato il centrosinistra. Facendo la prima mossa lo schieramento “progressista” si è offerto l’opportunità di una campagna elettorale lunga quattordici mesi, durante la quale fra primarie e comizi dei possibili candidati riuscirà a tenere concentrata l’attenzione su di sé, convogliando agli elettori un messaggio che con Pisapia ricandidato, non avrebbe potuto far passare: noi siamo diversi dagli arancioni.

Potete scommetterci lo stipendio, da ora in poi di provvedimenti redatti su base ideologica non se ne vedranno più, molti di quelli in corso saranno fatti cadere nel dimenticatoio e quei pochi che arriveranno al voto in Consiglio Comunale saranno cassati da un PD non più costretto a sostenere Pisapia ad ogni costo. La parola d’ordine sarà una sola: far dimenticare ai milanesi insoddisfatti quanto fatto fino ad oggi dalla giunta arancione, convincendoli che quelli che si candidano a succedergli siano diversi. Un’operazione che ha buone possibilità di andare in porto visti che molti dei delusi da Pisapia, in bilico fra l’astensione e il cambiare schieramento, non aspettano altro che un candidato credibile con un progetto moderato per tornare a votare come fecero nel 2010. Poco importa quale sarà il nome del futuro candidato Sindaco, questione che non ci interessa affrontare in questa sede, perché è da questa strategia volta a mistificare ciò che è stato che si deve guardare il centrodestra.

Intanto, mentre si creano i presupposti per una nuova cocente sconfitta, il centrodestra festeggia. Quasi non sapesse che, oltre a non avere un candidato condiviso da tutte le sue componenti – esse stesse sono divise al loro interno – non ha nemmeno una strategia con cui sostenerlo nell’arco della campagna elettorale. Una campagna che con questi presupposti rischia di essere sicuramente molto più breve di quella degli avversari. Difficile anche intravederne i contenuti dopo che è andato perduto l’unico certo: un attacco a testa bassa a quanto fatto dalla giunta Pisapia, che venendo a mancare lui non potrà più essere messo in atto.
Rimasto inevaso anche il proposito di “tornare fra la gente”, più volte espresso, ma messo in atto solo da pochi volenterosi, mancherà anche ciò di cui vantarsi. Insomma, c’è il grosso rischio che si finisca per buttarla sull’ideologia, cadendo nello stesso errore di chi si vorrebbe sostituire.

C’è poco da festeggiare e molto da fare, è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, strutturare un progetto, creare un programma e presentare un candidato, perché se i “liberali” non se ne fossero accorti, i “progressisti” si sono già messi all’opera.

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1 Comment

  • Paolo Reply

    23 marzo 2015 at 11:41 am

    Analisi impeccabile

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