Pizzoccheri “provinciali”? La sinistra “chic” ha sempre disprezzato la genuinità contadina

hd650x433_wmL’ossessione progressista di sradicare dal cittadino ogni attaccamento alla propria terra e alla propria identità sta ammorbando il nostro quotidiano ed assediando ogni buon senso, ma soprattutto minaccia la salute ambientale e produttiva di tutti gli italiani.
Proporre, infatti, l’epurazione dei piatti semplici e tradizionali dall’alimentazione sociale dei giovanissimi equivale, se la logica non è un’opinione, a sostituirli con prodotti massificati, industriali, conservati e alieni alla tradizione gastronomica del territorio.
Significa far crescere i nostri figli in una sorta di allucinante acquario dove nessuna pianta è più riconoscibile, nessuno scoglio è più quello da dove si tuffavano i loro nonni, ove un mangime di terz’ordine prodotto chissà da chi andrà bene per tutti e per nessuno.

Ora, il ragionamento potrebbe anche esaurirsi qui, ma si sa che siamo gente generosa: se si decide che il “pizzocchero” è un piatto troppo “provinciale” per i nostri tempi (insulso aggettivo caro al sinistro-chic almeno quanto quello di “razzista”), è ovvio che si aprono scenari sugli appalti per la gestione delle mense del tutto svincolati dalle produzioni locali; scenari ove la libertà d’impresa che tanto piace oggi alle sinistre è talmente poco provinciale da privilegiare categorie del tutto aliene alla produttività nostrana.

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster189 Posts

Nasce e cresce alla corte della Pittrice Sandra, nota acquarellista romana, conduttrice radiofonica degli anni '90 e patronessa del circolo cultural-gastronomico denominato "Aristocrazia Dvracrvxiana" . Inizia la collaborazione con Qelsi proprio in nome del suo cognome che letteralmente significa "sfata-sinistra" !

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3 Comments

  • Matteo Gianola Reply

    26 aprile 2015 at 4:31 pm

    Da buon sondriese (di nascita) ho discusso della cosa, per me vergognosa, con un amico che è consigliere comunale in area PD e quello che ne è uscito è assai interessante.
    Le “politiche alimentari” delle mense scolastiche non sono decise dal comune (come riportato erroneamente da La Stampa e degli altri quotidiani) ma da una commissione paritetica composta da rappresentanti dei genitori, gestori del servizio mensa, operatori scolastici e rappresentanti comunali.
    Nell’ambito della discussione sono stati i rappresentanti dei genitori a indicare l’inopportunità di servire pizzoccheri e polenta a mensa in quanto “cibi contadini e poveri” non adatti all’alimentazione dei bambini.
    Con la mediazione delle altre categorie rappresentate in commissione si è giunti alla decisione che i piatti tipici incriminati sarebbero stati inseriti in menu solo una volta al mese…
    Ora, benché la notizia data dai media sia sicuramente esagerata, è preoccupante l’ignoranza che permea la posizione dei rappresentanti dei genitori in commissione, cosa che è un’immagine della povertà culturale di questo periodo.

  • francesco Reply

    26 aprile 2015 at 5:16 pm

    Noi mangiamo cose buone contadine,genuine, nutrienti e sicuramente piú sicure, le merde zecche sinistre che mangino l’immondizia che che è loro pari , gente dei centri sociali che volete che mangino ? Fanno gli snob ma sono solo dei zecchosi.

    • Paolo Reply

      27 aprile 2015 at 2:59 pm

      l’ accanimento con cui la sinistra si sforza di estirpare le nostre radici culturali, in ogni aspetto della vita quotidiana (dalle scuole, all’ alimentazione eccetera) è veramente orwelliano 🙁

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