Poca gente e zero convinzione: perché “Not in my name” è stata un’occasione persa

roma_musu_camera_1 (7)Sabato 21 novembre numerose comunità islamiche hanno manifestato in diverse piazze italiane per condannare la strage avvenuta venerdì 13 a Parigi. Il nome della manifestazione, Not in my name , deriva da una campagna lanciata dai musulmani nel gennaio scorso, dopo la mattanza nella redazione del settimanale francese Charlie Hebdo.

L’Islam moderato avrebbe potuto dare un bel segnale…

Tuttavia, le varie manifestazioni svoltesi su tutto il territorio nazionale non hanno avuto il seguito sperato dargli organizzatori. Eppure sarebbe stato maledettamente importante dare un segnale di distensione a seguito dei tragici eventi di Parigi. Onestamente è difficile credere che ci possano essere altre letture possibili: è stata un’occasione sprecata in un momento estremamente delicato per il nostro paese.

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A Roma poche centinaia di persone, facenti parte delle  varie comunità islamiche della Capitale insieme ai cattolici della comunità di Sant’Egidio. Poche, troppe poche persone contro una popolazione che raggiunge quasi i 2 milioni di individui. Pochi, troppo pochi per dare quel segnale “forte e di distacco” che avevano promesso gli organizzatori. Non è il momento della strumentalizzazione, ma occorre riflettere con la dovuta serietà su quanto sta avvenendo nel nostro paese. Paura, psicosi, falsi allarmi. Clima di guardingo sospetto.

Il terrorismo islamico era una realtà che l’Italia non aveva, ora ce l’ha anche grazie a scellerate politiche di accoglienza (a proposito grazie per aver abolito il reato di clandestinità) e deve conviverci. Il fanatismo islamico è un problema serio in ogni paese musulmano o con minoranze musulmane.

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A Parigi è stato dichiarato il coprifuoco dalle 22 di domenica fino alle 6 di lunedì scorso  in un quartiere particolarmente turbolento di Sens, nell’Yonne, a sud di Parigi, dopo la scoperta nella zona di un deposito di armi nascoste e di documenti falsi. In Belgio, dopo aver ceduto interi quartieri, una mattina si sono svegliati e hanno scoperto che metà della popolazione è dedita a architettare attentati con tantissime di esplosivi e sostanze chimiche. Molenbeek, il quartiere di Bruxelles assediato dalla polizia belga dove si sospetta si sia formato il commando che ha commesso gli attentati a Parigi del 13 novembre, ha tra la sua popolazione il 30% di musulmani.

Perché non fare un bel censimento di tutti i luoghi di culto? Soprattutto in considerazione del fatto che molte moschee sono completamente abusive.

A una settimana dalle stragi di Parigi, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che invita gli stati membri a “a raddoppiare e coordinare gli sforzi per prevenire e reprimere gli atti terroristici” e chiede loro di “adottare tutte le misure necessarie in linea con il diritto internazionale” per sconfiggere lo Stato Islamico.

Ormai il danno è fatto, Francia e Belgio si sono messe in questa situazione tanto tempo fa. Specialmente la Francia che è uno stato laico, repubblicano, moderno e sviluppato che offre tante opportunità ai suoi cittadini. Ciò nonostante, questo non è bastato, diciamoci la verità la storia dell’emarginato sociale ha senso fino ad un certo punto, se sei emarginato diventi un delinquente non certo un terrorista religioso.

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Dopo questi luttuosi eventi, quanto sarebbe stato importante e che segnale avrebbe dato il riempire le piazze per gridare un secco “NO!” al terrorismo islamico? Una clamorosa occasione sprecata.

L’ennesima…

@KappaRar

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4 Comments

  • Giovanni Bravin Reply

    24 novembre 2015 at 10:18 am

    La maggioranza dei musulmani, nati all-estero, e successivamente immigrati in Italia, hanno pochissima voglia d-integrarsi. Nemmeno sulla lingua italiana….

  • Paolo Reply

    25 novembre 2015 at 1:21 am

    Forse, Sig. Lignini, l’ occasione come intende lei non c’è mai stata seriamente, se non nelle fantasie di alcuni (credo che comprenda benissimo a coloro cui mi sto riferendo).

    Forse, più che di occasione sprecata, dovremmo parlare di ennesimo SEGNALE di una realtà, a mio avviso ancora sottovalutata, nonostante tutto, nella sua gravità.

    Se accettiamo il punto di vista che le sto proponendo ora, deve ammettere che la manifestazione oggetto del presente articolo non poteva che avere tale esito, ed in questo senso è stata chiarissima ed eloquente…

    • Andrea Lignini Reply

      25 novembre 2015 at 11:43 am

      Gentile Sig.Paolo,
      sono assolutamente d’accordo con lei. Lo scarso seguito di questa iniziativa DOVREBBE portare le istituzioni a riflettere in merito a questa integrazione forzata che continuano a proporci.
      Purtroppo temo che non ci sarà nessuna riflessione.
      Saluti.
      Andrea Lignini

  • riudecols Reply

    25 novembre 2015 at 11:35 am

    I mussulmani antepongonola loro religione alle Leggi degli stati occidentali, quindi debbono tutti stare nei loro luoghi di nascita.La Sharia se la impongono a casa loro.In sostanza i mussulmani staranno sempre con i mussulmani e non con gli INFEDELI, solo pochi si sono civilizzato. Quindi tutti al loro paese ,in modo tale potranno seguire la loro vita (se cosi ‘ si puo’chiamare) senza creare motivi di attrito.Quando capiranno che la religione e’ la droga dei popoli ignoranti, potranno rendersi civili.

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