Prove di Min.Cul.Pop‏

11918954_10153545164942645_3975686842299030670_nLa libertà di parola non è morta, ma non sta neanche troppo bene e la prova provata sta in una accorata missiva spedita dall’UNAR all’On. Giorgia Meloni.
La pietra dello scandalo è una frase riportata in una intervista del 29 giugno scorso. La leader di AN aveva dichiarato “Intanto evitiamo di importare in Italia un problema che oggi non abbiamo: basta immigrazione e soprattutto basta immigrazione dai paesi musulmani. La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti”. “Non mi risulta ceci siano casi di terrorismo collegati ai filippini, agli argentini, agli ucraini, ai peruviani. Bene, premiamo allora chi ha dimostrato di integrarsi con maggiore facilità. Per gli altri, porte chiuse finché non avranno risolto i problemi di integralismo e violenza interni alla loro cultura”.

MIA15 - Nomination

La risposta che è arrivata 32 giorni dopo, magari fosse così solerte tutta la Pubblica Amministrazione, ha fatto infuriare la Meloni. Nella lettera inviatale dal direttore del dipartimento è scritto testualmente “Esaminando con attenzione il contenuto delle affermazioni attribuite a Lei, questo Ufficio, pur nell’intangibilità del principio di libera manifestazione del pensiero, garantito dalla Costituzione italiana, e condividendo la preoccupazione relativa alla gestione di un fenomeno così complesso come quella migratorio, ritiene che una comunicazione basata su generalizzazioni e stereotipi non favorisca un sollecito ed adeguato processo di integrazione e coesione sociale”. “Si coglie l’occasione per chiedere di voler considerare per il futuro l’opportunità di trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore”. Traducendo dal burocratese, hai per legge il diritto di dire quello che pensi ma se non lo fai è meglio.

Chiunque è liberissimo di non concordare con le tesi espresse dall’On. Meloni, non per niente viviamo in una democrazia liberale e non in una dittatura o una teocrazia. Quello che non è tollerabile è che il direttore dell’ufficio che si dovrebbe occupare delle discriminazioni razziali si metta a discettare su cosa è conveniente che dica un politico e cosa no, su quali sono i messaggi che un politico può propagandare e quali no. Una risposta che avrebbe senso se pronunciata da un qualsiasi avversario politico suona come una sorta di censura, figlia del più becero politicamente corretto, se pronunciata da un funzionario della Presidenza del Consiglio.
Qualsiasi cittadino, ed in particolare modo i parlamentari, ha il sacrosanto diritto di esprimere liberamente la propria opinione, sempre che nel fare questo non commetta un reato, a meno che nel frattempo non abbiano modificato l’art. 21 della Costituzione e si siano dimenticati di avvisarci.
Il tema è delicato, visto che si chiama in causa il razzismo, e ricorda molto la strategia di quelli che Magdi Allam chiama i “taglialingue” e che nel suo caso lo ha portato ad un processo davanti all’Ordine dei Giornalisti per Islamofobia. Nel caso della Meloni non si tratta di un processo-farsa come nel caso di Allam ma di un giro di parole falsamente rispettoso delle prerogative parlamentari per dirle di cambiare il tono delle opinioni espresse.

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Questi funzionari dell’UNAR sono al servizio della Presidenza del Consiglio che si suppone dia loro delle linee guida o quantomeno eserciti una qualche forma di persuasione morale, la famigerata Moral Suasion. Se è giusto non accusare direttamente Renzi per l’accaduto è altrettanto giusto porsi qualche domanda sul clima che regna in questi uffici che tanto si preoccupano di non far turbare il popolo italiano da discorsi non “allineati”.

Pietro Torri

Pietro Torri112 Posts

Milanese per nascita, cresciuto nel modenese, ora bresciano per caso. Diplomato al liceo scientifico, interessato alla politica da sempre, in particolar modo a quella della difesa. Scrive per passione e considera valori fondamentali la libertà e l'onestà intellettuale, unita ad una sana dose di autoironia, perché siamo tutti fallibili.

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5 Comments

  • gbravin Reply

    2 settembre 2015 at 4:54 pm

    L’UNAR agisce ovunque ci sia una discriminazione, di razza, religione, sesso, età etc. Di solito è molto rapida nell’agire, però c’era agosto di mezzo.Visto che il titolare è il Ministero delle pari opportunità, spero che continui ad esserci anche dopo Renzi.

  • Carlo Lauletta Reply

    2 settembre 2015 at 5:43 pm

    Personalmente, cerco di evitare l’enfasi anche per non sprecare i superlativi. Ma questo episodio, naturalmente ignorato dalla
    generalità dei media, mi sembra veramente gravissimo. Io conoscevo l’esistenza di questo UNAR, ma credevo che fosse una
    di quelle antipatiche sedicenti organizzazioni non governative o senza fine di lucro; invece, è un ufficio pubblico presso la
    presidenza del consiglio dei ministri: e questo ufficio ardisce suggerire alla gente che cosa si deve dire, che parole conviene
    usare! Questa volta, lo ha detto a una parlamentare, che ha risposto per le rime; ma altre volte lo dirà a giornalisti all’inizio
    della carriera, a partecipanti a concorsi, a persone deboli e con scarse difese!
    Prendo l’occasione per segnalare, a proposito di questo UNAR, un fatto curioso. Premesso di essere di razza bianca (si può
    dire: cfr Costituzione art.3/1), epidermide chiara, nazionalità e cittadinanza italiana, dipendente a riposo dello Stato, tempo addietro denunciai il
    fatto che, avendo chiesto alla ASL la fissazione di una visita ospedaliera (non urgente), l’impiegata, cortesemente, mi rispose:
    “In questi giorni non possiamo fissarla. Aspetti nostra telefonata” (che poi ci fu). Mi rivolsi allora senza indugio a una clinica privata,
    potendomelo permettere, e risolsi così la situazione; ma l’indomani lessi che in quei giorni nel reparto dove avrei dovuto essere
    visitato erano in cura 40(quaranta) migranti, ai quali dunque io ero stato postergato: se avessi potuto spacciarmi per africano
    sarei stato visitato immantinente! L’UNAR, doverosamente riferisco, prese nota.

  • Carlo Lauletta Reply

    2 settembre 2015 at 8:19 pm

    Intervengo ancora. I difensori del governo mi obiettano : “Guarda che l’UNAR ha suggerito, non ha ordinato”. Replico:
    “Anche il racket, offrendo protezione, ‘suggerisce’ “, e il metodo, chiaramente, non funzionerebbe in danno dell’on. Meloni,
    ma in danno dei comuni cittadini purtroppo funziona. Grazie.

  • delta Reply

    3 settembre 2015 at 3:39 pm

    prove tecniche del prossimo regime

  • Frank Reply

    4 settembre 2015 at 7:13 am

    Quello che è intollerabile e che nelle esternazioni dell’UNAR si cada nel solito, insulso paterecchio pseudo-moraleggiante, la cui reiterata caratteristica è quella di rifuggire dai dati reali per blaterare su generici concetti umanitari, con il perenne risultato che nulla si risolve; tutto resta come prima, anzi: peggiora. E’ naturalmente vero che in Iraq, Siria, Libia, ecc. ci siano condizioni tali da rendere la vita impossibile, ma si può davvero realisticamente pensare che un grande continente come l’Africa e un pezzo di Medio Oriente, possa risolvere tutti i suoi problemi trasferendosi in blocco nel più piccolo continente del pianeta? E dire che, agli occhi di un certo mondo islamico, noi siamo solo dei dissoluti peccatori a cui tagliare la gola. Allora e lecito chiederci perché vengono ad inquinare la loro purezza mescolandosi a noi?
    E dire che a un tiro di schioppo ci sono i loro ricchissimi fratelli in Allah: Arabia Saudita, Oman, Qatar, Emirati Arabi, Qwait… Perché non chiedono a loro rifugio ed assistenza?
    Le osservazioni della Meloni sono sacrosante. Se di discriminazione si deve parlare, parliamo finalmente di quella che stiamo subendo noi a fronte di questa inarrestabile invasione che assume toni sempre più violenti e che ci mostriamo del tutto incapaci di arginare.

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