Quando i musulmani soccorsero il Papa (e bruciarono Roma)

apertura porta santa“Multiculturale”. Il nostro Paese deve essere “multiculturale”, “multietcnico”, “multireligioso”.
Così tutte le occasioni sono buone per “scoprire” una collaborazione, una “integrazione” tra Cristiani e Musulmani. C’è pure chi ha detto che questo è un “giubileo” anche per i Musulmani. Già di Giovanni Paolo II si disse che era il Papa di Cattolici e Protestanti, Cristiani ed Ebrei e Musulmani. Un Papa “eclettico”. Una volta il “sincretismo” era un eresia, adesso è un dogma. Per trovar occasioni di giubilo (da cui “giubileo”) “multietnico” e “multireligioso”, non viene però mai tirata in ballo la storia. Che se ci tramanda episodi di poco giubilevoli stragi in nome della “fede”, cristiana o musulmana, non manca di edificanti esempi di “integrazione” e di imprese multietniche e multireligiose.

Prendete la storia dei Musulmani di Sicilia. E’ vero che furono sconfitti e soggiogati con le armi dai cristiani Normanni (ma le loro truppe erano per lo più Longobarde della “Longobardia” del Sud d’Italia). Ma, benché soggiogati, i Musulmani continuarono ad avere autonomia religiosa e politica in Sicilia e fornirono folte schiere di nuovi soldati per i Conti Normanni al cui servizio ammazzarono “multiculturalmente” Cristiani d’Occidente e d’Oriente. Ma il massimo dell’integrazione si ebbe quando, al seguito del Conte Roberto, accorsero a liberare il Papa, assediato in Castel Sant’Angelo dalle soldatesche dell’imperatore romano-germanico Arrigo “il quale” (così racconta questo singolare episodio Michele Amari autore della monumentale “Storia dei Musulmani di Sicilia”) “…aiutato di danari dal bizantino, com’ora portava l’interesse comune, era entrato in Roma (21 marzo 1084), s’era attirati o comperati molti potenti cittadini e già assediava Ildebrando in Castel Sant’Angelo. Il papa, vistosi abbandonato dai cittadini e da parecchi cardinali, consumato l’oro e l’argento delle chiese, chiamò allora in aiuto il novello cavalier di San Pietro: e questi corse a gastigare l’imperatore d’Occidente……

Ma Arrigo sgombrò (maggio 1084) tre giorni innanzi l’arrivo dell’oste meridionale: seimila cavalli e trentamila pedone, tra Normanni, Pugliesi, Calabresi e Saraceni di Sicilia, ansiosi tutti, direbbesi, di ristorar l’autorità del papa nella metropoli del mondo cattolico…I crociati cristiani e musulmani lasciarono in Roma vestigia che compariscono tuttavia. Entrato Roberto senza sangue, ma non senza difficoltà, surse un tumulto contro di lui; corsero i suoi all’armi; Roberto gridò qui il fuoco, e il fuoco fu appiccato a Roma ed aiutato dal vento consumò ogni cosa tra il Laterano e il Castello dove era ristretto il papa. Le soldatesche, seguendo le fiamme, davano addosso ai cittadini, ammazzavano, saccheggiavano, facevano violenza alle donne, perfino nei monasteri (29 maggio)…uscito Gregorio settimo dal castello, ei non osò di rimanere nell’oltraggiata città: andossene col suo liberatore normanno a Salerno…”.

Insomma, per liberare il Papa dall’assedio del Sacro Romano Imperatore (tedesco cattolico) “fecero la loro parte”, come direbbe oggi Renzi, anche i buoni Musulmani di Sicilia.
Del resto il Conte (poi Duca e Re) Normanno e cattolico puniva severamente, si direbbe in applicazione della Sharia, i Musulmani che si fossero convertiti al Cattolicesimo.
Più “multietcnici” e “integrati” di così è il caso di dirlo, si muore.
Infatti.

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