Quando il Pd renziano voleva “liberare” Roma con Marino

rep-renzi-marino-2Ignazio è caduto, e ora? Ora il Pd dirà che non era il sindaco del Pd. Scuola Botteghe Oscure: inventa una bugia e ripetila così tante volte da far credere che sia la verità.

Era il 7 giugno 2013, quando a Piazza Farnese, a Roma, Marino chiuse la campagna elettorale per il ballottaggio al grido di “Liberiamo Roma” e chiamando con sé sul palco Nicola Zingaretti, presidente Pd della Regione Lazio, Debora Serracchiani, presidente Pd della Regione Friuli Venezia Giulia, Giuliano Pisapia, sindaco Sel di Milano, Massimo Zedda, sindaco Pd di Cagliari, e che peccato per quel treno in ritardo su cui viaggiava Stefano Rodotà, mentre tra la folla, dove c’era anche Paolo Gentiloni, oggi ministro degli Esteri del governo Renzi, Guglielmo Epifani, ex segretario generale della Cgil e all’epoca segretario Pd, augurava a Roma un futuro migliore.

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Tutti a Roma, a Piazza Farnese, elettori, simpatizzanti, nonché, così le cronache del tempo, “decine di consiglieri comunali e regionali del Pd”, tutti intorno a Ignazio, il predicatore della moralità, con la folla che gli urlava “Daje”, lo slogan ideato dai raffinati strateghi dell’aspirante sindaco.

“Dobbiamo andare a votare e dobbiamo liberare Roma e farla tornare a respirare, a sperare, a sorridere. Roma rinascerà dalla palude in cui è caduta in questi anni”, dice Marino, dal palco, con il conto corrente già gonfio dei 30.000 euro di Salvatore Buzzi, il boss capitolino delle cooperative rosse, che avrebbe negato di aver mai conosciuto.

Daje.

@SECarnemolla

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