Quando “l’indagato” Marino si scagliava contro gli indagati nei partiti

Marino-Ignazio

La promessa doverosa è che chi scrive è garantista. Lo è allo stesso modo del giornale che dirige. Lo è con tutti, bianchi e neri, italiani e stranieri, cristiani e musulmani, fascisti e comunisti. Lo è persino con il personaggio meno popolare del momento: Ignazio Marino. Il sindaco dimissionario pentito di Roma è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Capitale per il reato di peculato in relazione all’utilizzo della carta di credito assegnatagli dall’amministrazione comunale per le spese di rappresentanza. Che non significa, attenzione, che l’esponente dem sia colpevole, ma che i conti su come ha utilizzato quei soldi non tornano e che i magistrati vogliono vederci chiaro.

«Io vi parlo con molta tranquillità, ma lo farò all’Auditorium così siamo tutti insieme e parlo una volta sola», ha risposto Marino ai cronisti che gli chiedevano di confermare o smentire la notizia. «Confermo che Marino ha ricevuto un avviso di garanzia per l’accusa di peculato per la vicenda delle spese effettuate con la carte di credito del Comune. Ma è un atto dovuto», ha detto il suo legale, l’avvocato Enzo Musco. «Lo avrebbe voluto dire in giunta, pubblicamente, come si fa in tutte le democrazie», ha aggiunto, sottolineando anche come Marino sia sotto inchiesta per truffa in relazione alla onlus ‘Imagine’, fondata dal chirurgo nel 2005, per alcune irregolarità legati a dei contratti di collaborazione.

La posizione giudiziaria di Marino è dunque molto delicata. Le inchieste che lo vedono coinvolto si potrebbe risolvere con un nulla di fatto oppure con una condanna. Questo spetterà alla magistratura stabilirlo, anche se Marino un pensierino alle dimissioni proprio per questo motivo dovrebbe farlo. Non perché sotto indagine, quanto per coerenza. Forse nessuno lo ricorda, ma la posizione di Marino in materia di giustizia non è stata sempre garantista.

Era il 17 gennaio 2013 quando l’allora senatore dem andò ospite di Omnibus La7 per commentare la decisione della Commissione di Garanzia del Pd su alcuni candidati sottoposti ad inchieste giudiziarie. «In un paese normale chi è indagato, rinviato a giudizio o condannato non dovrebbe essere in una lista elettorale. Mi rendo conto che la mia posizione è estrema e capisco anche che il codice etico del mio partito abbia una minore severità in ragione di un garantismo, tuttavia penso sia necessaria una sollevazione etica nella politica e di riassumere una credibilità rispetto al paese». Chissà, se rileggendo queste dichiarazioni, al sindaco Marino verrà un sussulto di coerenza. Altrimenti sarà l’ennesima dimostrazione che nel Pd il garantismo vale solo quando riguarda se stessi.

@EugCipolla

Per vedere il video cliccate qui: Marino nel 2013: “Indagati, rinviati a giudizio o condannati non dovrebbero neppure candidarsi”

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