Quando Napolitano costrinse l’Italia a bombardare Gheddafi

La storia non va mai dimenticata. Perché chi dimentica è complice. Gli italiani, peraltro, sono un popolo di pelandroni, inclini a dimenticare troppo spesso ciò che è successo. In questi giorni dove il tema del terrorismo è al centro dell’attenzione dei media e in molti hanno riconosciuto, ahi noi in maniera postuma, quanto sia stato sbagliato appoggiare le primavere arabe e contribuire alla caduta di Gheddafi. Il dittatore libico era l’unico a poter tenere unita la Libia, l’unica a poter impedire la partenza di migliaia di immigrati sui barconi (tra questi si nascondono terroristi del Daesh). Eppure è stato buttato giù. Errore di calcolo? Esecuzione perfetta di un piano precostituito? Caso fortuito? Sarà la storia a stabilirlo, non certo di noi.

Lo spunto per ricordare un po’ di storia a chi ha perso la memoria, ce lo dà Alan Friedman nel suo libro “Berlusconi si racconta a Friedman – My Way”. Un libro-intervista con poco pathos (poteva essere scritto meglio) che però racconta molto bene alcuni episodi oscuri avvenuti nel nostro paese, prendendo in considerazione il punto di vista di molti protagonisti diretti. Uno di questi è avvenuto il 17 marzo 2011. In quei giorni la guerra civile imperversava in Libia e la Francia aveva già deciso unilateralmente di bombardare Tripoli. L’Italia attendeva alla finestra, indecisa sul da farsi. In realtà, scrive Friedman, «Berlusconi considerava una follia l’idea di buttare a mare Gheddafi». I due, come molti ricorderanno sicuramente, erano amici. «Il premier italiano aveva investito molto nel colonnello […] Non aveva solo interessi petroliferi da difendere, ma conosceva la Libia ben più approfonditamente che Sarkozy ed era convinto che le conseguenze di una fine di Gheddafi sarebbero state disastrose».

Il 17 marzo 2011, Berlusconi era all’Opera di Roma per le celebrazioni del 150esimo anno dell’Unità d’Italia. In scena c’era il Nabucco di Verdi. Con lui c’erano anche Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica, e diversi ministri del governo. «Eravamo all’opera, e il Consiglio di sicurezza dell’Onu stava approvando la risoluzione della no-fly zone. Durante l’intervallo ebbi una discussione sulla Libia con il presidente Napolitano. Lui aveva già preso una decisione e voleva che appoggiassimo l’attacco. Era impegnato in riunioni con il ministro della Difesa e aveva insistito perché in Parlamento la Commissione Difesa si riunisse e approvasse mozioni a sostegno della missioni militare. Quella sera con Napolitano la discussione fu molto tesa. Lui continuava a insistere che dovessimo ‘allinearci con tutti gli altri’ in Europa. Dopo quell’incontro, e anche prima di andare al vertice di Parigi, pensai seriamente di dimettermi».

L’episodio racconta dal leader di Forza Italia non è stato mai smentito da Napolitano ed è purtroppo parte di una storia che oggi vede il nostro paese in difficoltà proprio sul fronte migratorio, con migliaia di disperati che arrivano quotidianamente sulle nostre. Senza contare che tra questi si nascondono sicuramente pericolosi terroristi pronti a colpire in tutta Europa. Chissà cosa sarebbe successo se l’Italia si fosse opposta, se l’invadenza dell’ex presidente della Repubblica non si fosse trasformata in un atto costrittivo. Forse sarebbe andata diversamente. O forse no. Chi lo sa.

@eugcipolla

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2 Comments

  • Alberto Reply

    17 novembre 2015 at 11:41 am

    Napolitano…Napolitano che vuole che l’Italia partecipi all’attacco alla Libia i cui risultati sono più che evidenti…Napolitano che fa senatore Mario Monti pochi giorni prima di far decadere il Primo Ministro regolarmente eletto a fare del grigio Mario Monti il primo di una sequela di tre (finora) presidenti del consiglio privi del supporto del voto popolare. Tutto regolare, per carità, però certamente in bilico su quella linea grigia oltre la quale una democrazia non è più tale. Napolitano, sempre Napolitano che, a quanto dicono alcuni media, avrebbe ancora l’abitudine di bacchettare questo e quello per far andare le cose come piace a lui.
    Che dire? Credo abbiate ragione voi quando dite che dovrà essere la Storia a giudicarlo perché esprimere giudizi sui risultati dell’operato di certa classe politica può essere molto spiacevole per il cittadino che non ha i soldi per potersi far difendere da un buon avvocato.

  • Francesco Caizzone Reply

    17 novembre 2015 at 5:38 pm

    Ogni tanto un pizzico di verità viene fuori.
    Coraggio

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