Quando Obama vantò gli Usa come “il più grande stato islamico del mondo”

Osama ObamaAi primi di giugno del 2009, agli albori del suo disgraziatissimo mandato presidenziale che si completerà solo a gennaio del 2017, Barack Obama rese rapide visite ufficiali al re saudita Abdullah II ed al presidente egiziano Hosni Mubarak. Quel viaggio restò famoso non tanto per il solito e sempre più stancamente sbandierato obbiettivo di rilanciare e consolidare il processo di pace nella regione, quanto per un discorso di piena apertura al mondo islamico tenuto dal presidente Usa di fronte agli studenti dell’università del Cairo. Nelle intenzioni di Obama quell’apertura “coraggiosa e rivoluzionaria” a rapporti più amichevoli e distesi con l’Islam che tutti vorremmo avrebbe dovuto rappresentare l’avvio di un “new deal” della politica statunitense in Medio Oriente, e per trascinamento di tutto l’Occidente, e costituire una svolta epocale mirata a gettare un solido ponte tra il mondo islamico e l’Occidente alla ricerca di un dialogo reciprocamente fruttuoso e duraturo, in un clima di tolleranza, di pacifica collaborazione politica e socio-economica e di mutuo rispetto.
Durante il suo trasferimento da Riyadh al Cairo, Obama rilasciò numerose interviste e dichiarazioni ai rappresentanti dei media di mezzo mondo al suo seguito, gli stessi i quali un paio di giorni dopo non esitarono a definire “storico” nei loro resoconti il discorso cairota del presidente Usa. Col senno di poi ed alla luce del susseguirsi degli avvenimenti che da allora ci hanno condotto alla situzione di oggi, non possiamo che concordare con quell’aggettivo “storico”, ma in senso totalmente negativo, ovvio, visto che le iniziative di Obama hanno trasformato una situazione esplosiva, ma circoscritta nal Medio Oriente, in una situazione di guerra globale portata all’Occidente dal fondamentalismo islamico.
Gli aiuti forniti agli “insorti” sbagliati nell’ambito dell’utopia delle Primavere Arabe, si veda ad esempio in Siria, hanno oggettivamente rianimato e rilanciato numerosi movimenti oltranzisti, come Al Qaeda e Boko Haram, che sembravano morti e sepolti sotto la sabbia del Desert Storm. Il terrorismo islamico si è quindi potuto dispiegare in tutta la sua devastante virulenza, alzando l’asticella sino al tentativo dei califfi dell’Isis della creazione di uno stato islamico a cavallo tra Siria ed Iraq. Il risultato del “dialogo” avviato dall’Amministrazione Obama, mal consigliata dall’allora segretario di Stato, la nevrotica ed inconcludente, ancorchè arrogante Hillary Clinton, unilateralmente, senza cautele, nè la pretesa di legittime e lecite contropartite, è che ora il terrorismo s’è esteso a macchia di leopardo in tutto il globo, dimostrando con i sanguinosi e brutali eccidi consumati in attentati compiuti in tre continenti, da Boston a Parigi passando per la Tunisia, di poter colpire chiunque ed ovunque.
Tra le esternazioni di Obama in quel suo viaggio, alcune furono particolarmente inquietanti e lasciarono letteralmente sbigottiti gli osservatori non allineati e costituirono i prodromi per la rinascita ed il consolidamento del fondamentalismo intollerante, distruttore ed assassino per come oggi lo conosciamo. Alla TV francese Canal Plus Obama affermò testualmente :
“Gli Stati Uniti e il mondo occidentale dovrebbero imparare a conoscere meglio l’Islam anche perché, se si contasse il numero degli americani musulmani, si scoprirebbe che gli Stati Uniti sono uno dei più grandi paesi musulmani del pianeta”, disse il presidente che poi aggiunse: “Si dovrebbe creare un migliore dialogo attraverso il quale il mondo musulmano possa meglio comprendere come gli Stati Uniti, ma più in generale il mondo occidentale, concepiscono alcuni problemi difficili, quali il terrorismo e la democrazia”.
In un’altra intervista rilasciata poco dopo alla BBC il presidente rilanciò, spiegando di: “voler proporre un dialogo al mondo musulmano nel quale le proposte di democrazia e libertà possano venir abbracciate anche da paesi fondati sulle leggi islamiche. Il messaggio che spero di portare – spiegò Obama – è che democrazia, stato di diritto, libertà d’espressione e libertà religiosa non sono semplicemente principi dell’occidente da trasferire in questi paesi. Io credo invece che siano principi universali che (i Paesi fondati su leggi islamiche, ndr) possano abbracciare come parte della loro identità nazionale”. 
Tesi queste di Barack Obama assolutamente infondate e fuorvianti, oltrechè autolesioniste, perchè quando si hanno un cesto di mele marce ed altri di mele buone se distribuiamo le mele marce negli altri cesti non si ottengono tutte mele buone, ma tutte mele marce. E spacciare gli Usa come un grande Paese islamico, oltre che offensivo per la popolazione americana per l’80 % formata da cristiani, costituisce una volgare provocazione per un Paese che ha subìto l’11 settembre e Ground Zero. Del resto, i musulmani d’America sono stati sempre uno “zero virgola” cioè un numero percentualmente trascurabile della popolazione. Secondo dati rilevabili dal Report 2014 del Pew Research Center, è sotto la presidenza di Obama e grazie ad una politica volutamente indirizzata a privilegiare l’accoglienza di musulmani da tutto il mondo voluta dal presidente che tra il 2007 ed il 2014 gli islamici con cittadinanza americana sono più che raddoppiati, passando dallo 0,4 a quasi l’1 %, un vero boom demografico che non ha avuto riscontro negli Usa per nessun’altra etnia o confessione religiosa.
Ora, che quelli sopra elencati da Obama siano principi che dovrebbero essere universalmente riconosciuti e rispettati credo si sia tutti d’accordo. Anzi, quasi tutti, per le dovute eccezioni da fare circa le decine di migliaia di terroristi potenziali o dormienti annidati tra il milione e duecentomila tra presunti rifugiati e clandestini già arrivati quest’anno in Europa per cielo, per terra e per mare, che nessuno ha mai controllato, che non si sa chi siano, nè da dove arrivino, inviati da noi a reclutare ed addestrare martiri e foreign fighters per farci saltare in aria o decapitarci in mezzo alla strada. O i nostalgici post-comunisti alla Vendola, uno che non ha ancora compreso che, se fosse stato loro possibile, i suoi “amati fratelli musulmani” l’avrebbero arso vivo molto volentieri per i suoi orientamenti sessuali che invece, guarda un po’ tu, quei reazionari ed imperialisti dei cristiani rispettano. Solo che in occasione del discorso del Cairo Obama si è dimenticato di dirci come, non potendo farlo col copia-incolla, intende trasferire e far accettare concetti e principi che l’Islam si è sempre rifiutato di riconoscere come propri e che anzi da 14 secoli combatte con ogni mezzo disponibile, mirando persino a sradicarli dalla scala dei valori peculiare della nostra civiltà che affonda le proprie radici nella cristianità.
In quale stato islamico regna lo stato di diritto? Da quando il musulmano ortosso Erdogan si è impossessato del potere in Turchia, quale stato islamico può più definirsi laico e non confessionale e quindi aperto ai principi della piena libertà dell’individuo, del rispetto della persona, della libertà politica, di religione e di pensiero?  Obama ce ne indichi uno, uno solo. E là dove vige solo l’interpretazione soggettiva e strumentale della legge coranica che surroga lo stato di diritto in ogni ambito della società, della politica, della giustizia, dell’economia, come si può ritenere che l’Islam accetti e faccia propria la scala dei valori della civiltà occidentale basata sulla sacralità della vita, che invece loro disprezzano, sui valori di uguaglianza e di umana solidarietà che loro calpestano sistematicamente ed al riconoscimento del pieno valore della democrazia e di ogni libertà, di coscienza, di pensiero e di religione che caratterizzano le civiltà occidentali? Quale dialogo si può stabilire con chi discrimina ed umilia a priori, per legge e senza eccezioni, il 50 % della società civile, cioè le donne, che sono oggetti senza valore da non mostrare in giro, sepolte in casa sotto il burqa, senza il riconoscimento nè di una loro dignità, nè di sacrosanti diritti, che vengono schiavizzate, infibulate da piccole, date in spose da bambine al primo che passa in cambio di una pecora, ed ammazzate a sassate per adulterio anche quando vengono aggredite e stuprate, mentre lo stupratore, quando gli va male, se la cava con 10 nerbate?
Obama ha commesso un terribile errore di valutazione ritenendo di potere applicare ai regimi mediorientali ed islamici in genere modelli sociali, politici e di governo ricalcati su quelli occidentali. Ha favorito ed appoggiato la Primavera Araba che si è rivelata il cavallo di Troia con cui gli oltranzisti islamici si sono appropriati delle opposizioni a governi ritenuti “dispotici e dittatoriali” in MO e nel Maghreb per imporre la loro legge ed appropriarsi del potere con l’aiuto dello stesso Occidente che intendeva invece combatterli, isolarli e distruggerli. In Egitto, nel 2011 Obama e Hillary Clinton hanno defenestrato Mubarak, ultratrentennale amico degli Usa, favorendo l’avvento del presunto moderato Mohammed Morsi, sostenuto dai Muslim Brothers, i fratelli musulmani. Appena al potere, Morsi diede vita ad una rapida ed inarrestabile deriva confessionale islamica che fece incamminare la gracile democrazia egiziana sulla strada assai pericolosa della graduale sospensione di tutte le garanzie costituzionali.
Dovettero intervenire i militari per evitare un bagno di sangue fratricida e la promulgazione di una Costituzione intollerante ed ispirata alla legge islamica. Eppure, anche di fronte all’evidenza, Obama si mostrò titubante e ci mise un bel po’ prima di riconoscere la legittimità dell’elezione del nuovo presidente dell’Egitto, il generale Abdel Fattah al Sisi, al quale, per evitare che finisca nell’orbita di Putin, vengono garantiti 3 miliardi di dollari l’anno solo per il budget delle spese militari. Tanto valeva tenersi Mubarak che costava molto meno ed avrebbe risparmiato all’Egitto una rivolta, una contro-rivolta ed una contro-contro-rivolta, il tutto condito da crudeli massacri con migliaia di vittime in tutto il Paese.
Ma tutta la politica di Obama in Medioriente è ondivaga, confusionaria, priva di chiare strategie ed obbiettivi credibili, basata com’è sul pressappochismo, sull’improvvisazione e sulla navigazione a vista. A parte la Libia dove Obama s’è fatto prendere la mano dagli anglo-francesi desiderosi di entrare di prepotenza a controllare un’economia in espansione ed un appetibile mercato sino ad allora considerato come una sorta di “inaccettabile giardino esclusivo dell’Italia”, negli ultimi 4 anni i disastri di Washington non si contano più. Tanto per dire, il presidente Usa in Iraq è schierato contro i sunniti dell’Isis a fianco degli sciiti dell’Iran, ma nello Yemen combatte contro gli sciiti a fianco dei sunniti riuniti in una coalizione di stati del Golfo capeggiati dall’Arabia Saudita. Quest’ultima monarchia, eterna e tradizionale alleata degli Usa, ora vede come fumo negli occhi gli Yankees dopo l’accordo nucleare con l’Iran (e l’avvio dello sfruttamento su larga scala industriale dello shale oil, che con un procedimento di pirolisi fornisce gas e petrolio di sintesi, sminuendo prezzo e stategicità del petrolio arabo naturale, ndr), il quale è a sua volta diffidente per gli aiuti che gli americani offrono agli sciiti in Siria e Yemen loro acerrimi nemici. Per non dire di Israele, nazione da sempre in orbita Usa che s’è sentita tradita e pugnalata alle spalle dall’accordo dell’Iran con i Sei, cioè i 5 Stati membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania (toh, si son dimenticati di convocare Renzi….) che non ha più amici e non è più controllabile da nessuno ora che sente minacciata persino la propria esistenza.
Insomma Obama è riuscito a mettersi tutti contro e si è messo contro tutti, tanto che per difendere il difendibile in quella martoriata regione ognuno ormai ritiene di potere combattere una propria personalissima guerra contro il fondamentalismo dell’Isis con alleanze improvvisate ed a geometria variabile che obbiettivamente fanno il gioco dei terroristi. Per cui succede che un Paese Nato come la Francia si allei con la Russia “nemica” della Nato contro i califfi dello Stato Islamico, mentre un altro Paese dell’Alleanza Atlantica, gli Usa, intima con pesanti minacce ai russi di smettere di bombardare in Siria gli oppositori di Assad che sono sempre quei fondamentalisti sunniti dell’Isis contro i quali, però, gli Usa dichiarano di voler condurre una lotta senza quartiere. Oppure che un Paese Nato come la Turchia, con l’autorizzazione underground di Obama, nell’operazione contro i Califfi abbia potuto deliberatamente abbattere un aereo russo, cioè il caccia di un attuale alleato della Francia, Paese che sta nella Nato, senza che ci sia stato un qualsiasi coordinamento a livello Nato per deciderne l’abbattimento. Una organizzazioone la Nato che evidentemente Obama considera al proprio esclusivo servizio da gestire personalmente, e non una organizzazione di difesa militare tra stati sovrani.
Con la sua politica filo-islamica alla ricerca di un dialogo che è impossibile se non si mettono dei picchetti a delineare il perimetro di ciò che è negoziabile e di ciò che non lo è, il presidente Usa ha scatenato il caos più completo nel quale ha persino perso di significato la vecchia massima della diplomazia mondiale in base alla quale “il nemico di un mio nemico è un mio amico”, che è diventata la massima del tutti contro tutti perchè “un nemico del mio nemico è unche lui un mio nemico”. Come è potuto succedere tutto ciò? Il buonismo verso l’Islam del presidente Usa non è casuale. Nella biografia di nessuno tra tutti i suoi predecessori nella carica di presidente degli Stati Uniti c’è la pesante influenza della cultura islamica come in quella di Obama. Figlio di madre con origini anglo-tedesche e di un keniota musulmano di etnia Luo uscito dalla sua vita quando Obama jr. aveva solo due anni, quando la madre si risposò con tale Lolo Soetoro il futuro presidente afro-americano si ritrovò a trascorrere la fanciullezza a Jakarta, capitale dell’Indonesia che è il più grande Stato musulmano del mondo. A Jakarta Obama frequentò la scuola elementare sino all’età di 10 anni, e non c’è dubbio che la sua mentalità e la sua formazione furono fortemente influenzati dalla cultura islamica e dalla scuola coranica, come dimostra quel suo stesso secondo nome, quell’Hussein, che è stato spesso invocato in campagna elettorale per segnalare pericoli di “eversione” rispetto ai canoni rappresentati da candidati di matrice cristiana.
Ora noi non faremo all’oltranzismo islamico il favore di considerare dei terroristi e dei guerrafondai tutti gli islamici, perchè è proprio questo che i Califfi vogliono, cioè proporsi come rappresentati unici ed esclusivi dell’Islam, presentato come un mondo granitico e compatto. Sappiamo benissimo che invece la stragrande maggioranza dei musulmani è per la pacifica convivenza ed il reciproco rispetto col resto del mondo. Ma questa maggioranza silenziosa stenta a mostrarsi : le dimostrazioniantifondamentaliste “Not in my name”, cioè non in mio nome, seguite ai recenti attentati di Parigi si sono rivelate uno scoraggiante fallimento con l’intervento di poche centinaia di manifestanti musulmani. Finchè non saranno gli stessi musulmani a sollevarsi contro l’oltranzismo religioso loro attualmente imposto, che li priva di ogni diritto fondamentale dell’uomo e di ogni forma di libertà e di democrazia, la ricerca dei buonisti dell’Occidente di un dialogo con l’Islam rappresenta un’utopia allo stato puro.
Per cui in attesa di tempi migliori che attendiamo dal 632 d.C., anno della scomparsa del profeta Maometto, a noi non resterà che difenderci dagli islamici, possibilmente tutti tra noi in sintonia, determinati, coordinati e con ogni mezzo, per evitarci l’amaro destino che perseguita da 14 secoli i “musulmani moderati” e subire anche noi la distruzione della nostra libertà, della nostra democrazia e della nostra civiltà. Questo vale sinchè Obama e gli altri governi di sinistra continueranno a fare la sponda buonista che incoraggia il becero terrorismo islamico. Ma in Europa ha preso a tirare un vento nuovo, che dal Baltico all’Adriatico, dal Mar del Nord al Mediterraneo manda aria fresca e pura, la voglia di destra e di difesa della nostra identità e della nostra civiltà. L’Atlantico è grande, ma è certo che tra un anno quella ventata di aria nuova arriverà anche in riva al Potomac. Quello sarà il momento di riaprire la questione del Medio Oriente per cominciare a scrivere una nuova storia. Per il momento la parola d’ordine è resistere, altro che dialogo.
Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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7 Comments

  • Corrado Massa Reply

    27 novembre 2015 at 1:49 pm

    Il mondo se lo deve sorbire fino al gennaio del 2017? ma perché non buttarlo fuori prima? Come gli avete dato il Nobel “in anticipo”, così dategli il benservito in anticipo!

  • giuseppe Reply

    28 novembre 2015 at 12:22 am

    Buonasera Rosengarten,
    concordo completamente, vorrei aggiungere che Barak Hussein Obama si é contornato di consiglieri aderenti ai Fratelli Musulmani, come sostengono anche i Tea Party USA. Ecco perché l’amicizia per i vari Morsi, Alba libica, e per instaurare i Fratelli Musulmani in Tunista (fallito), Libia (ALba libica controlla Tripoli), Egitto (fallito, ora c’é Al Sisi), Siria (???situazione in evoluzione). Il peggior Presidente USA, anche peggio di Carter che non fece nulla per aiutare lo Scià Reza Pahlavi contro il criminale Khomeini (anzi le sinistre europee esutavano) e la sanguinaria rivoluzione islamica iraniana, e che “perse” a vantaggio dell’URSS: Angola, Etiopia, Vietnam, Mozambico,…

  • Carlo Lauletta Reply

    28 novembre 2015 at 1:05 am

    Rispondo a CORRADO MASSA senza intento polemico. Ecco, io credo che Barack Obama possa e debba essere
    criticato, ma temo che, quando si vedrà all’opera la successora o peggio il successore, anche i suoi attuali critici più decisi lo
    rimpiangeranno. Io penso che il presidente degli Stati Uniti agisca entro limiti stabiliti dalle superpotestà, secondo la regola
    per cui se lui è orientato al bene lo frenano, se ha propensione per il male lo aizzano. Ho l’impressione che queste guerre Obama
    le faccia di malavoglia, un po’ in sordina, o per interposta manovalanza; il suo governo incoraggia “studenti ansiosi di libertà”,
    promuove “primavere democratiche”, finanzia gentaglia, addestra ed arma terroristi e assassini, ma tutto questo lo fa. . . poco. Insomma non ha minacciato di attaccare la Russia né ha bombardato Damasco. Dagli Stati Uniti che cosa possiamo
    pretendere?

    • giuseppe Reply

      1 dicembre 2015 at 1:21 am

      Salve,
      adgli USA possiamo pretendere che non siano manovrati dai collaboratori di Barak Hussein Obama, aderenti ai Fratelli Musulmani, come anche denunciato dal Tea Party USA, che hanno condizionato la politica estera USA, contro Israele, contro Mubarak, contro Ben Ali’, contro Assad, contro Gheddafi. Gli USA in questi 7 anni hanno cercato di mettere al comando di molti Stati personaggi aderenti alla Fratellanza: Egitto con Morsi, poi per fortuna c’é stato il colpo di Stato di AL Sisi, in Tunisia, per fortuna le libere elezioni le hanno vinte i laici, in Libia non ha sostenuto il governo che é dovuto riparare a Tobruk, mentre Tripoli é occupata da Alba Libica, vicina ai Fratelli Musulmani, mentre una parte é occupata dallo Stato Islamico. In Siria, preferisce Al Nusra (Al Qaeda), al totalitario ma laico Assad. Speriamo che Obama si levi di torno presto, meglio Trump o Carson, almeno loro vogliono l’amicizia con la Russia e non sono islamofili,

  • Alberto Reply

    28 novembre 2015 at 7:49 am

    Che uno stato sovrano come gli Usa persegua i propri interessi, magari anche fingendo di essere portatore di democrazia e valori morali, può essere compreso pur se non condiviso perché gran parte della politica è fatta di menzogne. Ciò che non è tollerabile, invece, è che quello stesso stato pretenda dagli “alleati” di farsi carico dei danni della sua pericolosa geopolitica, in particolare quando questa genera rischi enormi non solo in zone confinanti con gli “alleati”, ma proprio in casa loro. L’attuale ben orchestrata “crisi” ce l’hanno regalata loro così come è opera loro il conflitto permanente contro la Russia che invece poteva essere un ottimo alleato. Vogliamo parlare del golpe in Ucraina cui ha contribuito, per sua stessa ammissione, il finanziere Statunitense Soros che poi è lo stesso che attaccò la Lira nel 1992 guadagnandoci un mucchio di soldi? Quel golpe ha scatenato una situazione che sarebbe certamente degenerata se invece che la Russia guidata da Putin ci fosse stata la vecchia Urss con a capo uno di quei grigi burocrati di partito che ben ricordiamo. Ovviamente se volessimo fare l’elenco di tutte le pazzie in particolare delle ultime due amministrazioni Obama ci sarebbe da consumare la tastiera e comunque è cronaca recente. Rimane quindi soltanto da ricordare la “musa ispiratrice” di tutte le bestialità fatte in mezzo mondo che, come avete ben spiegato, è Hillary Rodham Clinton, cioè la moglie di quel Bill Clinton che diede la stura al peggior interventismo Statunitense degli ultimi tempi andando a mettere a soqquadro i Balcani con l’insensata guerra -di fatto fu proprio quello- alla Serbia. Quel criminale intervento -cui l’Italia del governo D’Alema aderì prontamente in totale spregio della Costituzione- fu un’aperta scelta di campo a favore di una parte che non era certo migliore dell’altra e che, guarda caso, favorì masse islamiche, il ché mi fa ritenere che il famoso discorso del Cairo di Obama non sia l’inizio ma una delle puntate successive all’inizio. Questa linea potrebbe essere confermata dal fatto che Obama come segretario di stato si prese proprio la Clinton il ché può ragionevolmente far pensare che la sua amministrazione sia stata una continuazione di quella di Bill Clinton. Questo dimostrerebbe appunto che la “scelta islamica” parte da molto lontano.

    • giuseppe Reply

      1 dicembre 2015 at 1:23 am

      Soros? il socio delle coop italiane che lucrano su clandestini ed islamici? Soros, e i due Clinton assieme a Obama andrebebro processati e condannati allìergastolo e spogliati di tutti i beni

    • Rosengarten

      Rosengarten Reply

      1 dicembre 2015 at 1:33 pm

      Gentile lettore concordo con lei. Già che ci siamo, mi permetto di ricordare, per rimanere in tema di ipocrisia democrats in Usa, che l’icona del new deal della politica americana per elevare i socialmente afflitti, i sofferenti e gli emarginati, John Fitzgerald Kennedy, mancò clamorosamente questo suo nobile e condivisibile obbiettivo semplicemente perchè dedicò tutte le risorse allora disponibili alla inutile guerra contro i Nord-vietnamiti. Un conflitto orrendo e disumano che devastò un paio di generazioni di giovani americani e che Gei-ef-kei inventò letteralmente dal nulla con una escalation demenziale poi proseguita dal suo delfino Lyndon Johnson che ne raccolse il testimone e completò “l’opera”. Hillary Clinton ed il presidente Obama sono gli epigoni dell’associazione di faccendieri democrats fondata dai Kennedy, quelli che predicavano bene e razzolavano malissimo, sopravvivendo grazie a menzogne ed interessate connivenze. Il “puro” e dichiarato cattolico (sic!!) Kennedy “aveva bisogno” di sfogare quotidianamente, ed anche più volte al giorno, impellenti necessità sessuali che la celebre ed imbarazzata consorte non poteva soddisfare a quel ritmo. Una moda ripresa in modo edulcorato anche da Bill Clinton nella Sala Ovale, poi divenuta Sala Orale. Per giustificare il rampollo della ricchissima famiglia bostoniana, si diceva che fossero voglie indotte da una strana malattia che lo aveva colpito. Cosa nota in tutte le cancellerie occidentali che dovevano rastrellare legioni di meretrici durante le visite ufficiali del presidente Usa. Eppure non se ne è mai voluto parlare e la sinistra di mezzo mondo, Italia in primis, spaccia ancora Kennedy per un eroe ed un pacifista, pure dopo il Vietnam e la tragica e mai chiarita morte della Marilyn Monroe, la sex symbol preferita da JFK e gli hanno persino dedicato uno degli aeroporti di New York. Hillary e Barack sono degni discendenti di quella razza di impostori e continuatori di una politica moralmente ed intellettuslmente corrotta. L’11 settembre del 2012, Obama pronunciò il discorso commemorativo per le Twin Towers sul prato della Casa Bianca, affermando che “il sacrificio dei quasi 3000 eroi di Ground Zero non è stato vano perché ci ha resi tutti consapevoli della necessità di combattere i nemici della pace e della libertà” e ribadendo poi che “la nostra non è una guerra contro l’Islam, ma contro il terrorismo”. Poi concluse: “Oggi, grazie anche al sacrificio dei nostri eroi ed alle azioni cui esso ha dato origine possiamo dire che l’America è più sicura”. Infatti da lì a poche ore, ignorando i segnali forti dell’intelligence, i massimi vertici dell’Amministrazione Usa lasciarono assassinare indisturbati in Libia l’ambasciatore americano e tre membri dello staff diplomatico. Obama e la Clinton sapevano dei rischi e delle minacce e l’attentato fu persino annunciato da TV arabe. Il segretario di Stato, la Clinton, fu costretta a dimettersi per caricarsi sulle spalle anche la colpa del presidente, ed ora per compensarla di quel suo “sacrificio” ce la propongono come candidata nella corsa alla Casa Bianca del prossimo anno. Una candidatura che troverà sostegno nell’attuale maggioranza chiassosa degli Stati Uniti che va dai Latinos (lo spagnolo è attualmente l’idioma più diffuso negli Usa e chi non lo parla rischia di non mangiare in California) ai musulmani, che Obama ha fatto incrementare del 250% in sette anni. Molti americani ora guardano all’Europa e sperano che possa ergersi come potenza politico-economica mondiale per ristabilire un minimo di ordine e rispetto a livello internazionale. Ma se l’Europa è questa, quella dei banchieri e dello spread, dei welcome a terroristi e clandestini, della negazione delle radici cristiane nell’atto costitutivo, che affida la sua politica estera alla Mogherini, una che nulla ha avuto da dire nè sulla crisi ukraina, nè sull’invasione dei clandestini, nè sui rapporti con l’Islam nemmeno dopo i Fatti di Tunisia e Parigi…stiamo a posto. Io confido nel Gop e in un’America capace di riscoprire i suoi valori fondanti. Per quello osra ci battiamo. Saluti, Rosengarten

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