Quattro animatori e una mummia

venezianiLa politica in Italia è ridotta a quattro animatori e una mummia. Al posto dei leader e dei partiti ci sono infatti gli animatori. Renzi è il più brillante, Berlusconi il più vetusto, Grillo il più professionale, Salvini il più ruspante. Provo a descrivere la foto ricordo per la Pasquetta.
Di Matteo Renzi al governo vediamo pochi risultati e molta animazione, una grande capacità d’intrattenere il pubblico con gag, fuffa e giochi di prestigio e di tenere alto il morale della truppa e l’attenzione della platea. Comunque un passo avanti rispetto ai suoi deprimenti predecessori. Beppe Grillo è animatore di mestiere e il segreto del suo successo è stato quello di trasferire il format dal cabaret al Paese, riuscendo a dare un volto tragico alla farsa e un risvolto farsesco alla tragedia, mescolando Fra’ Gerolamo Savonarola e Howard Beale di Quinto Potere (quello che gridava “sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”).

Matteo Salvini, animatore pop di Felpa e Martello, deve il suo successo politico alla sua capacità di attore televisivo, genere reality people, che semplifica in poche, efficaci battute il nodo complesso che strozza l’Italia e offre suggestive scorciatoie alla soluzione della crisi. Silvio Berlusconi è il padre putativo dei tre animatori, il decano degli istrioni, il patrono dei piacioni, impresario televisivo e conduttore egli stesso di uno spettacolo one-man-show che si replica da più di vent’anni, anche se la sua compagnia teatrale, un tempo vasta e variegata, si è ridotta a poche comparse, un cagnolino e qualche figurante, e ogni settimana va fuori qualcuno. Un tempo Berlusconi era la bestia nera della sinistra, oggi è la sua migliore polizza per governare senza vera opposizione: finché c’è lui – azzoppato dagli anni, dai tiraemolla, dai processi, dalle defezioni e dalla tutela delle sue aziende – non sarà possibile alcun centro-destra di governo.

La politica in Italia non c’è più da un pezzo. Al suo posto ci sono i Quattro Animatori, più una selva di caratteristi e collaterali, attori minori, subordinati o insubordinati ai predetti istrioni, più ricco contorno di mariuoli e faccendieri. Naturalmente gli animatori non sono tutti uguali e ognuno ha il suo animatore preferito, ma se non il rango, il genere è lo stesso. Ci piacerebbe che alle loro spalle ci fosse una storia e una nazione, e non solo un gigantesco Ego da palcoscenico. E che davanti a loro ci fosse un disegno condiviso e non una telecamera o un display. Ci piacerebbe che ci fosse una visione, un’idea se non addirittura un ideale, un passato e un futuro, una comunità e perfino una cultura.

Ma non c’è, la loro leadership sorge anzi dalla dissoluzione delle culture politiche e civili.
A loro si aggiunge, dicevo agli inizi, una Mummia, ovvero il contrario di un animatore, una figura inanimata. Parlo di Sergio Mummiarella, e lo dico con un filo rispettoso d’ironia, per alludere alla sua meritata fama di Capo dello Statico, la sua capacità di interpretare muto e inerte il suo ruolo istituzionale e di presentarsi come il massimo esponente dell’Inespressionismo, nuova corrente figurativa fondata sull’abilità di non esprimere mai nulla o per i suoi detrattori di esprimere il Nulla. Proprio per garantire quel che le democrazie chiamano the balance of power, l’equilibrio dei poteri, a fronte di un presidente del consiglio fondato sul moto perpetuo e la parola incessante, il presidente della repubblica compensa con il muto perpetuo e la parola cessata. O appena sibilata, con lieve fischio di consonante e tono depresso-curiale o catatonico come si addice alla sobrietà delle istituzioni.

Passando dal Quirinale si può notare che anche l’edificio che ospita il Capo dello Stato risulta ingessato e avvolto in un busto di lavori in corso, come un immenso sarcofago istituzionale. Per le messe solenni, il Presidente concelebra il rito col Priore di Palazzo Madama e la Badessa di Montecitorio. Anche per la Mummia di Stato si può provare, come per gli animatori, simpatia e rispetto; e ritenere che sia meglio un Presidente Egizio di Tappezzeria che un Presidente che esorbita dal suo ruolo di arbitro e garante.

L’universo politico italiano è risolto nei quattro cartoni animati e uno inanimato. Poi c’è l’Italia, ci sono gli italiani, c’è la vita vera. Bene o male una patria, non un abbacchio.

Marcello Veneziani

Redazione

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2 Comments

  • marco Reply

    7 aprile 2015 at 7:44 am

    D’accordo su tutto. Tranne che questo paese sia una “patria”.

  • Etienne de la Boetia Reply

    8 aprile 2015 at 5:48 am

    Ma Veneziani non ne ha abbastanza di presidenti interventisti?

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