Regionali 2015: le pagelle

salviniRosy Bindi, 0: usare la presidenza della commissione antimafia per regolare i conti interni al proprio partito è a dir poco un colpo basso, neppure nei giorni dell’opposizione più dura a Berlusconi si era arrivati a liste di impresentabili da tirare fuori a due giorni dal voto. Cattiveria gratuita, bocciata senza attenuanti.

Astensionismo, 1: un italiano su due è rimasto a casa, magari anche contento di aver compiuto un gesto ai suoi occhi rivoluzionario. Bel ragionamento idiota: l’altro italiano su due a votare ci è andato lo stesso, e ha deciso pure per voi. Risultato: non c’è stata nessuna ripercussione sul sistema, l’unico che ci ha rimesso è l’italiano su due che dovrà sorbirsi la decisione presa dall’altro. Rivoluzionario da poltrona.

Alessandra Moretti, 2: 27 punti percentuali di distacco da Luca Zaia (50% a 22,8%), tonfo clamoroso. Tonfo ancora più grande se si pensa che nel 2010 il candidato del centrosinistra Bortolussi prese il 29% e il centrodestra era al massimo della sua forza. La sconfitta ha però un lato buono per lei: si lamentava che non aveva tempo per l’estetista, adesso ne avrà un sacco a disposizione. Ladylike fino in fondo.

Forza Italia, 3: dalle parti di Forza Italia gongolano per la vittoria di Toti e Zaia e la buona affermazione in Umbria di Ricci: ci sono o ci fanno? In Veneto Zaia ha vinto praticamente da solo e Forza Italia non supera il 6%. In Liguria a vincere è il consigliere di Berlusconi, peccato che il traino sia stato della Lega (20,3% per il Carroccio e 12,7% per gli azzurri). Lo stesso dicasi in Umbria: 14,7% la Lega contro l’8,7% di Forza Italia, per non parlare di Marche e Toscana. Buon risultato di lista solo in Campania a sostegno di Caldoro, mentre in Puglia gli azzurri hanno gli stessi voti della lista di Fitto (la Poli Bortone è però dietro Schittulli). Morti che camminano.

Matteo Renzi, 4: vinciamo 7-0 anzi 6-1 anzi 4-3 che tanto è sempre vittoria, questo è ciò che il Presidente del Consiglio andava ripetendo in campagna elettorale: non parlava di risultati conseguiti al Governo, non parlava di cosa fare per le regioni, si è per lo più limitato a fare pronostici come neppure Maurizio Mosca col suo pendolino. Gli elettori lo hanno punito: il PD ne esce bene in Toscana, Marche e Puglia, per il resto è un pasticcio. In Umbria ha rischiato seriamente la sconfitta, in Liguria sono riusciti nell’impresa di far vincere Toti. Ciliegina sulla torta la Campania: sulla vittoria di De Luca (vittoria personale di quest’ultimo, il voto disgiunto punisce il Pd) si abbatterà la legge Severino, e difficilmente Renzi potrà permettersi il lusso di modificarla. Più alto il piedistallo, più rovinosa la caduta.

Raffaele Fitto, 5: la sua lista in appoggio a Francesco Schittulli porta a casa un 10% in Puglia e Schittulli è in lizza per il secondo posto. La coalizione fittiana riesce sì a piazzarsi davanti ad Adriana Poli Bortone, candidata di Forza Italia, ma è determinante in questo Ncd e a prescindere da ciò il risultato è al di sotto da quello che si aspettava Fitto. Mezzo passo falso.

Giovanni Toti, 6: e chi se lo aspettava? Diciamolo, la sua non era esattamente una candidatura forte, invece approfittando del traino della Lega Nord e soprattutto delle grossi divisioni del centrosinistra ligure spaccato tra Raffaella Paita e Luca Pastorino, riesce a vincere al di là di ogni aspettativa, sette punti di scarto tra lui e la candidata del Pd. Riesce anche per un pelo ad ottenere il premio di maggioranza nel consiglio regionale. I cavalli da corsa si vedono al traguardo.

Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia, 7: Lega a parte, sono loro i vincitori della tornata elettorale. Le liste ottengono buonissime percentuali in tutta italia che permettono a entrambi di consolidarsi. Nel Movimento 5 stelle si registra un salto di qualità: i candidati a presidente di regione proposti dai grillini sono persone tutt’altro che disprezzabili, niente a che fare con gli urlatori alla Di Battista, e questo li ha premiato nel voto disgiunto. Nota di merito per Fratelli d’Italia: non solo cresce e si consolida, ma dimostra anche di essere determinante per le sorti della coalizione, come dimostra la Liguria.

Vincenzo De Luca, 8: al di là di giudizi morali e personali, si è dimostrato più forte delle trappole tese dal suo stesso partito e più forte anche del partito stesso: ancora una volta, i voti presi da De Luca superano i voti delle liste a lui collegate. Si è giocato la vittoria voto su voto con Caldoro e alla fine l’ha spuntata. Politico vero, purtroppo per lui la mannaia della legge Severino si abbatterà implacabile annullando il suo successo. Stoico.

Enrico Mentana, 9: otto ore di diretta per seguire queste elezioni, neppure Bruno Vespa e i canali all news hanno dato alle regionali questa copertura. Nonostante le ore piccole, non ha perso la lucidità ha mantenuto il suo savoir faire e il vizio di punzecchiare gli ospiti. Implacabile.

Matteo Salvini e Lega Nord, 10: campagna elettorale perfetta, da manuale di politologia. La Lega, grazie alla grande performance in campagna elettorale del suo segretario, canta il reqiuem a Forza Italia che doppia e in alcuni casi anche più che doppia, porta a casa praticamente da solo la vittoria di Zaia (23% lista Zaia, 17% la Lega) ed è ovunque il traino del centrodestra, dalla Liguria all’Umbria. Ottimo risultato anche in Toscana e nelle Marche, in ambo i casi in alleanza con Fratelli d’Italia. E Noi con Salvini, al 2% alla prima uscita in Puglia, può solo che migliorare. Sarà difficile negare al Carroccio la golden share del centrodestra a questo punto. Schiacciasassi, anzi ruspa.

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6 Comments

  • Sandro Cecconi Reply

    3 giugno 2015 at 8:55 pm

    Asole,

    lei scrive: “Astensionismo, 1: un italiano su due è rimasto a casa, magari anche contento di aver compiuto un gesto ai suoi occhi rivoluzionario. Bel ragionamento idiota: l’altro italiano su due a votare ci è andato lo stesso, e ha deciso pure per voi.”

    ———————————

    Ebbene io è da 2008 che non mi è permesso di votare pertanto ribalto s suo sfavore il termine “idiota” del mio ragionamento in quanto lei che ha continuato a votare ha solo incrementato una classe di incapaci nel suo insieme, ovviamente peculiarità a parte.

    Pertanto i suo giudizi etico-pseudo sociali se li tenga per lei e ora, tanto per chiarirci, scriva senza tanti giri di parole per chi ha votato negli ultimi almeno vent’anni sia a livello nazionale sia a livello locale, Ciò solo per iniziare un minimo di ragionamento per persone intelligenti e colte, Qualora lei non appartenesse sia alla prima categoria o alla seconda la prego di astenersi dal rispondermi.

    E si sciacqui la bocca con ipoclorito di sodio prima di parlare di coloro che sono costretti a rinunciare ai propri diritti/doveri dei singoli cittadini.

    Se lei intende instaurare un minimo di ragionamento non dovrà far altro che chiedere “perdono”, ripeto ed enfatizzo “perdono”, a coloro che continuano a non recarsi alle urne per colpe esogene e non certamente endogene.!

    Claro?

  • Sandro Cecconi Reply

    3 giugno 2015 at 9:12 pm

    Per concludere il mio ragionamento, penso sia piùche ovvio per colpa unicamente sua mi sono rifiutato di leggere ulteriormente il suo intervento che da quanto ha scritto già nei due paragrafi di introduzione, quello relativo alla Bindi, le voglio dare un semplice consiglio prima che emetta un’altra “sentenza” “ad cazzum” – a quel punto andrei senza alcuna remora nei suoi confronti – e il paragrafo riguardante l’astensionismo che lei improvvidamente ha voluto improvvidamente definire “idiota” – sin da quando ho letto mi sto domandando se lei ha attività intellettuale-culturale.

    Se per lei significa essere persone intelligenti, quali dovremmo essere noi ex(non per nostre colpe) elettor, allora lasci stare qualsiasi commento, dia ascolto e non provi minimamente ad essere arrogante cn chi la sta contestando, sono troppo “incazzoso” e troppo cosciente delle mie idee!

    La saluto, almeno per ora!

  • Regionali 2015: le pagelle | aggregator Reply

    4 giugno 2015 at 8:23 pm

    […] Regionali 2015: le pagelle […]

  • Marco Green Reply

    7 giugno 2015 at 11:42 am

    Voto generoso alla Bindi (7) per la coerenza e onestà intellettuale dimostrata.

    Anche l’astensionismo (10) è da premiare, dato che dimostra l’attuale inadeguatezza del sistema elettorale, dei partiti e dei media usciti dal fascistizzante mito post prima repubblica del bipolarismo, poi bipartitismo e infine partito unico della nazione.

    Senza voto la Moretti (non l’ho seguita e non ho perso niente)e Forza Italia (non si può giudicare un partito fantasma).

    6 politico a Renzi che ha fatto i soliti show che per fortuna cominciano a stufare; patetico lui e il suo staff che gli prescrive anche le parole da usare quando va in bagno; comunque ridicolizzato nel suo pupazzamento e banalità di argomentazioni ogni volta che, negli incontri internazionali, si ritrova accanto a un leader vero.

    Complimenti a Toti che ha rischiato e vinto con merito.

    Salvini: 10 per il risultato, 3 per aver distrutto quel poco che restava della Lega, trasformatasi in un partitello inconsistente di destra centralista all’italiana; passata da battaglie sacrosante come federalismo e antistatalismo alle ruspe contro i campi rom e alle raccolte firme per la riapertura dei bordelli; dal liberismo / europeismo alle cazzate di Borghi Aquilini.

  • Michele Giovine Reply

    16 giugno 2015 at 3:17 pm

    E come non condividere e sottoscrivere questa ludida e precisa analisi di Riccardo Ghezzi?! OBIETTIVA E PERFETTA!

  • giuseppe Reply

    16 giugno 2015 at 11:15 pm

    concordo con Asole, l’astenzionista si sorbirà le regioni rosse, e i clandestini! oltre che, stando all’attuale regolamento, seggi del pd per eleggere il nuovo Capo dello Stato, e che dopo non si lamentino che sono sempre di sinistra!
    Votare sempre, ed eventualmente come diceva Montanelli.
    Finché ci sarà Antonio Martino, votero’ sempre Forza Italia, anche se apprezzo molti candidati Lega N. e Fratelli d’Italia.

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