Renzi prepara il rimpasto di governo: un ministero in più a Ncd

img1024-700_dettaglio2_Alfano-Renzi-ImagoeconomicaIl rimpasto di governo annunciato da tempo sarebbe ormai imminente: stando a quanto riporta Libero, nel governo farebbero ingresso un altro esponente di Ncd e un esponente della minoranza del Pd.

Il rimpasto di governo non è più un’ipotesi o una suggestione, ma una certezza. Il premier Matteo Renzi ha deciso di consegnare qualche posto all’alleato Ncd, ai nemici interni bersaniani e alla Cgil per blindare l’esecutivo in un momento di accerchiamento e difficoltà evidenti. È Repubblica a tracciare le linee delle grandi manovre a Palazzo Chigi. A fine gennaio il Ministero degli Affari regionali lasciato libero un anno fa da Maria Carmela Lanzetta andrà al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano: nel toto-nomi, accanto a Dorina Bianchi, spuntano ora Laura Bianconi e Federica Chiavaroli.

Una poltrona per tutti – Dopo aver accontentato il compagno di maggioranza, Renzi potrebbe concentrarsi sulla mossa per disinnescare le contestazioni dentro il Pd. Cosa ci sarebbe di meglio, allora, se non dare una poltrona a uno storico uomo di Bersani come l’ex governatore emiliano Vasco Errani, uscito indenne dalle inchieste della magistratura bolognese? Al più potente politico dem nella regione rossa toccherebbe il posto di viceministro dello Sviluppo di Claudio De Vincenti. Se non ci fossero le condizioni per portare in squadra Errani, Renzi vorrebbe Teresa Bellanova, oggi sottosegretario al Lavoro. Nome forte perché lei, sindacalista della Cgil, diventerebbe il volto del “sindacato buono, moderno e costruttivo”, almeno secondo le interpretazioni del premier. Altro capitolo: il viceministro degli Esteri. A sostituire il dimissionario Lapo Pistelli dovrebbe essere Enzo Amendola vicino al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e gradito al ministro Paolo Gentiloni.

Schiaffo a Cav e Verdini – L’operazione di rafforzamento di governo e maggioranza arriverebbe anche in Parlamento, dove il forzista Nitto Palma potrebbe essere sostituito alla presidenza della Commissione Giustizia dall’alfaniano Nino D’Ascola. Sorprenderebbe, sottolinea Repubblica, lo schiaffo a Denis Verdini: nessuno dei suoi uomini “responsabili”, potenzialmente decisivi soprattutto al Senato per la sopravvivenza del governo, verrebbe incluso nel giro di nomine.

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