Se l’ISIS attacca l’Arabia scatena USA, Francia, Russia e Gran Bretagna

image (1) (1)Lo Stato islamico è un fenomeno terroristico diverso da quelli fino ad oggi conosciuti. Si espande nei territori, conquista e mantiene il sostegno dei suoi simpatizzanti.
A differenza di Al-Qaeda e della sua impronta “solitaria” volta più all’attentato singolo ed eclatante e non alla creazione di un impero (nemmeno Bin Laden aveva teorizzato ciò), il Califfato trova supporto in tutto il Medio Oriente e potrebbe indirizzare le sue mire espansionistiche in Arabia Saudita.
Secondo la Fondazione Jamestown, istituto di ricerca ed analisi geopolitica, oltre a confrontarsi con i governi in carica in Iraq, in Siria e con le milizie ostili, lo Stato islamico ha una serie di obiettivi ambiziosi che includono l’Arabia Saudita.
Secondo l’ultima analisi della Fondazione, lo Stato islamico starebbe concentrando i propri sforzi in vista di un futuro attacco contro l’Arabia Saudita.

In una dichiarazione audio rilasciata lo scorso autunno, il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, ha parlato di espansione nelle “terre di al-Haramein” (due luoghi sacri), rifiutando persino di chiamarla Arabia Saudita. Il Califfato, infatti, considera la famiglia reale saudita indegna di qualsiasi riconoscimento.
Al-Baghdadi, invece, mette in evidenza i due luoghi più sacri dell’Islam, la Mecca e Medina, e proclama la nomina dei governatori regionali per rappresentare l’Isis, invitando i seguaci in Arabia Saudita a riconoscere e seguire la loro leadership.
Al-Baghdadi ha anche lanciato una sorta di chiamata alle armi, invitando i sauditi ad attaccare i soldati di “quel paese”.
“Al-Saloul (riferimento offensivo alla famiglia Al-Saud), presto cadrà, la nostra nera bandiera sventolerà sopra la Mecca e Medina”.
Lo scorso gennaio, un gruppo di militanti si è infiltrato dal nord-est del paese, con un attacco kamikaze che ha provocato due morti. I miliziani sono stati poi neutralizzati dalla polizia di frontiera.
L’apparente animosità verso l’Arabia Saudita è ritenuta causa della vicinanza del governo saudita “con il corrotto paese degli Stati Uniti, che mira al controllo del mondo arabo ed islamico”.

Attaccare l’Arabia Saudita, significherebbe scatenare un conflitto su larga scala L’Isis si è espanso in paesi in crisi, senza alcun controllo sul territorio o profondamenti divisi al loro interno. Cosa diversa sarebbe attaccare l’Arabia Saudita, paese dotato del secondo esercito più potente del Medio Oriente dopo Israele con 150 mila soldati di professione (non di certo pastori indifesi). Perché se è vero che da un lato le leggi saudite sulla segregazione dei sessi, sono un affronto ad ogni tipo di diritto umano e logica, dall’altro il paese è strettamente legato agli Stati Uniti.
Svariati interessi e rapporti commerciali miliardari, legano i due paesi in modo indissolubile. Se davvero l’Isis decidesse di attaccare l’Arabia Saudita, l’intervento americano (pensato anche con un intervento di terra) non sarebbe poi così remoto.

L’Isis dovrebbe fare bene i suoi conti. Il Califfato ha molti amici in Medio Oriente, ma anche molti nemici. Aprire più fronti, sarebbe un grossolano errore già visto in passato, mentre attaccare paesi strutturati per una guerra di difesa e dotata di capacità di attacco, non sarebbe una scelta saggia.
I sauditi dispongono come prima linea di attacco e supremazia di 170 F-15 Eagle, novanta Tornado ed una cinquantina di EFA 2000. E l’Isis, lo ricordiamo, non ha una forza aerea.
Se questo non bastasse, sarebbe opportuno ricordare i 400 carri armati Abrams per complessivamente 1300 corazzati.
Infine, un ultimo dato: i sauditi fanno affari d’oro con Francia, Gran Bretagna e Russia. Attaccare l’Arabia Saudita significherebbe strappare tutti i contratti in itinere e Mosca ha già lasciato intendere che è pronta a scendere sul campo per difendere i propri interessi, senza alcun mandato dell’Onu.

Franco Iacch – Difesaonline

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10 Comments

  • giuseppe Reply

    10 marzo 2015 at 10:48 pm

    l’Arabia Saudita sta costruendo una muraglia per ripararsi dal Daesh-Stato islamico. Ma nulla potrebbe proteggerla nei confronti della propaganda di questi terroristi islamici, propaganda che sta coinvolgendo sempre piu’ islamici (anche italiani) e sulla capacità di traditori all’interno dell’Arabia Saudita, Nazione peraltro indifendibile dal punto di vista dei diritti umani, praticamente come il 90% delle Nazioni a maggioranza islamica, proprio perché si basano sul Corano e sulla Sharia. Ci toccherà difenderla, perché Daesh é ancora peggiore.

    • giuseppe Reply

      10 marzo 2015 at 10:50 pm

      se Daesh attaccasse l’Arabia Saudita farebbe un favore alla teocrazia assassina iraniana.

  • giorgio Reply

    12 marzo 2015 at 7:24 pm

    “L’Arabia Saudita è il principale esportatore del terrorismo in Medio Oriente”

    Claudia Roth, Vice Presidente del parlamento tedesco

    L’Arabia Saudita è il principale finanziatore del fondamentalismo e del terrorismo in Medio Oriente. Non è un caso che sia alleato di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. Qualcuno nelle alte sfere comincia a capirlo e a dichiararlo pubblicamente. Come per esempio Claudia Roth, vice presidente del Bunderstag, il parlamento tedesco, che in un’intervista al giornale Die Welt dichiara che la Germania non può più vendere armi all’Arabia Saudita perchè è il principale esportare del terrorismo in Medio Oriente. Ma del resto gli anglo-americani erano i principali alleati dei fondamentalisti islamici in Afghanistan negli anni ’80. La scusa, ora che quasi tutti lo sanno, è che l’Unione Sovietica era peggio.
    Oggi gli stessi fondamentalisti sono ancora i principali alleati degli Stati Uniti e dei loro alleati per destabilizzare e poi controllare il Medio Oriente, far fuori gli alleati della Russia come Assad e l’Iran. Hanno solo cambiato e affinato la strategia: non c’è più il diretto finanziamento da parte americana ma tutto viene fatto attraverso paesi fondamentalisti dove i diritti umani non esistono, come l’Arabia Saudita appunto.
    Tra venti-trent’anni la verità verrà fuori ancora, si saprà che gli Stati Uniti hanno creato, finanziato e appoggiato ISIS come fecero per Al Qaeda, e diranno: “Dovevamo farlo, il nemico era la Russia ed era peggio.” E i soliti gonzi abboccheranno ancora una volta e ripeteranno la solita manfrina: “Non c’era altra scelta, il pericolo era la Russia”.

    http://www.welt.de/print/wams/article138170363/Keine-Waffen-fuer-Terror-Exporteur.html

    http://www.controinformazione.info/vicepresidente-del-bunderstag-larabia-saudita-e-il-principale-esportatore-del-terrorismo-in-medio-oriente/

  • giuseppe Reply

    12 marzo 2015 at 11:37 pm

    giorgio scrive”La scusa, ora che quasi tutti lo sanno, è che l’Unione Sovietica era peggio.” lo sappiamo dagli anni ’80, forse giorgio é un bambino di 20anni. Poveretto, sempre a giustificare i criminali islamici, sia che si chiamino Fratelli Musulmani, sia che siano Hamas, sia che siano Boko Haram o i somali…. certo un Cavallo di Troia, consapevole o inconsapevole?
    la Vice-presidente del Parlamento tedesco, dice che La vicepresidente del Parlamento tedesco ha indicato che Ryad ha creato ,con la sua politica di aperto sostegno ai gruppi jihadisti takfiri, un mostro che riesce appena a controllare ed ha sottolineato che la Germania non può considerare l’Arabia Saudita come un proprio alleato. Ecco appena a controllare, giorgio non capisce che le Nazioni cercano la supremazia sulle altre, quindi, lungi a giustificare l’Arabia Saudita con la sua Sharia con annessi e connessi (cosa che giorgio fa con Hamas e i Fratelli Musulmani) la Nazione saudita fa i suoi interessi, quello di ampliare la sua zona d’influenza come Turchia e Qatar, sta a noi Occidentali contrastare loro in alleanza con Egitto, Israele, Marocco, Giordania, Algeria e Tunisia
    D’altronde giorgio legge siti che sono contro l’Occidente per il governo dittatoriale del Venezuela, non condanna l’ideologia isalmica e la teocrazia assassina iraniana

  • giorgio Reply

    13 marzo 2015 at 2:15 pm

    Ricapitolando: l’Arabia Saudita è un paese dove i diritti umani sono meno di zero. E questo è assodato. Si può dare un occhio ai consigli che la Farnesina dà a coloro che intendono recarsi nel paese degli wahabiti:

    http://www.viaggiaresicuri.it/?arabia_saudita

    Il regno saudita governato dagli wahabiti è quanto di più becero esista a questo mondo. Nel paese governato dalla Casa di Saud sono vietati, in pubblico, il cinema, il teatro, la musica; alle donne è vietato votare o anche solo guidare un’ automobile o aprire un conto in banca e possono spostarsi solo in alcune zone del paese e comunque sempre sotto la sorveglianza di un familiare di sesso maschile. Non è tollerato professare pubblicamente nessuna altra religione diversa dall’Islam. Purtoppo molto spesso non viene tollerato nemmeno professare una religione diversa in privato. Si rischia in carcere o la morte.
    L’Arabia Saudita inoltre è il principale sponsor del terrorismo e del fondamentalismo islamico. La vice presidente del parlamento tedesco lo scopre solo ora ma si sa da anni che in fatto di terrorismo l’Arabia Saudita non è seconda a nessuno. Del resto 15 dei 19 presunti attentatori del 9/11 erano Sauditi. Quindi ciò non mi stupisce. Ma l’Arabia Saudita è anche il principale alleato degli Stati Uniti, dell’Occidente e di Israele e, a quanto dicono i media e i politici, starebbe combattendo nella coalizione per sconfiggere… il terrorismo. Non trovate divertente tutto ciò? Vien da sorridere a sentire quelli che credono che Stati Uniti e Arabia Saudita stiano davvero combattendo i fondamentalisti, cioè i loro alleati di sempre nella lotta contro la Russia e i suoi alleati.

  • giuseppe Reply

    14 marzo 2015 at 12:56 am

    come al solito giorgio non capisce nulla, l’Arabia Saudita farà schifo, ma sarà sempre meglio della teocrazia iraniana e del Daesh-Stato islamico, tutto il resto é la solita fuffa di giorgio anti-Usa, anti-Occidente e anti-semita

  • giorgio Reply

    14 marzo 2015 at 1:17 pm

    Terrorismo globale e Arabia Saudita: la rete del terrore di Bandar

    di James Petras

    L’Arabia Saudita ha tutti i vizi e nessuna delle virtù di un paese ricco di petrolio come il Venezuela. Il paese è governato da una dittatura familiare che non tollera opposizione e punisce severamente i difensori dei diritti umani ed i dissidenti politici. Centinaia di miliardi di entrate dal petrolio e investimenti speculativi sul carburante in tutto il mondo sono controllati dal dispotismo reale. L’élite al governo, per la difesa, dipende dall’acquisto di armi occidentali e basi militari USA. La ricchezza di nazioni produttive viene assorbita per arricchire il cospicuo consumo della famiglia saudita al potere. L’élite al governo finanzia la versione più fanatica, retrograda e misogina dell’Islam, i “Wahhabi”, una setta dell’Islam Sunnita.

    Alle prese con dissidi interni da parte dei soggetti repressi e delle minoranze religiose, la dittatura saudita percepisce minacce e pericoli da tutte le parti: dai governi oltremare, laici, nazionalisti e sciiti; dall’interno dai nazionalisti sunniti moderati, democratici e femministi; dalla cricca reale, dai tradizionalisti e dai modernisti. In risposta a ciò la dittatura si è data al finanziamento, l’addestramento e l’armamento di terroristi islamici, che hanno lo scopo di attaccare, invadere e distruggere i regimi che si oppongono a quello clericale e dittatoriale dell’Arabia Saudita

    La mente della rete terroristica saudita è Bandar bin Sultan, che ha profondi legami, di lunga data, con gli alti livelli della politica, dell’esercito e dell’intelligence statunitensi. Bandar fu addestrato ed indottrinato alla Maxwell Air Force Base e all’Università Johns Hopkins, servì come Ambasciatore saudita in USA per più di due decenni (1983 – 2005). Tra il 2005 – 2011 fu Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e nel 2012 fu promosso Direttore Generale dell’Agenzia di Intelligence saudita. Agli inizi, Bandar fu profondamente coinvolto in operazioni di terrorismo clandestino in collegamento con la CIA.

    Tra le sue “operazioni sporche” con la CIA, durante gli anni ’80, Bandar incanalò 32 milioni di dollari ai Nicaragua Contras impegnati in una campagna di terrore per rovesciare il governo rivoluzionario sandinista in Nicaragua. Durante il suo mandato come ambasciatore, fu attivamente coinvolto nella protezione della famiglia reale saudita con legami ai bombardamenti delle Torri Gemelle e del Pentagono dell’11 settembre 2001. Il sospetto che Bandar e i suoi alleati nella Famiglia Reale fossero a conoscenza dei bombardamenti dei terroristi sauditi (11 dei 19) è suggerito dall’improvvisa fuga della Famiglia Reale saudita, a seguito dell’attacco terroristico. Documenti dei servizi segreti statunitensi, che riguardano il legame Bandar-Sauditi, sono sotto esame del Congresso.

    Con una grande esperienza e addestramento nel dirigere operazioni terroristiche clandestine, acquisiti nei due decenni di collaborazione con le agenzie di intelligence statunitensi, Bandar era nella posizione di organizzare la propria rete di terrorismo globale in difesa della despotica, retrograda e isolata monarchia saudita.

    La rete terroristica di Bandar

    Bandar bin Sultan ha trasformato l’Arabia Saudita da un regime tribale e chiuso in se stesso, totalmente dipendente dal potere militare statunitense per la propria sopravvivenza, nel centro principale di una vasta rete terroristica, in un sostenitore finanziario di dittature militari di destra (Egitto), di regimi satellite (Yemen) e sostenitore militare nella zona del Golfo (Bahrein). Bandar ha finanziato e armato una grande varietà di operazioni terroristiche clandestine, utilizzando affiliati islamici di al-Qaeda, la setta wahhabita controllata dai sauditi, ed anche altri numerosi gruppi armati sunniti. Bandar è un operatore terroristico “pragmatico”: reprime gli avversari di al-Qaeda in Arabia Saudita e ne finanzia i terroristi in Iraq, Siria, Afganistan e altrove. Mentre Bandar era da lungo tempo una risorsa dei servizi segreti americani, più recentemente ha preso una “strada indipendente” dove gli interessi regionali del dispotico stato divergono da quelli degli USA. Allo stesso modo, laddove l’Arabia Saudita aveva una ostilità di lunga data verso Israele, Bandar ha sviluppato una “intesa segreta” e bypassando, in accordo col regime di Netanyahu, la loro ostilità dirigendola verso il comune nemico Iran, più nello specifico opponendosi all’accordo provvisorio tra Obama e il regime di Rohani.

    Bandar è intervenuto direttamente, o servendosi di delegati, nel ridisegnare gli allineamenti politici, destabilizzando gli avversari, rinforzando ed espandendo raggio politico della dittatura saudita dal Nordafrica al sud dell’Asia, dal Caucaso al Corno d’Africa, alcune volte in accordo con l’imperialismo occidentale, altre volte proiettando le aspirazioni egemoniche saudite.

    Nord Africa: Tunisia, Marocco, Libia e Egitto

    Bandar ha versato miliardi di dollari per rinforzare i regimi filo-islamici in Tunisia e Marocco, assicurandosi che i movimenti di massa a favore della democrazia fossero repressi, marginalizzati e smantellati.

    Gli estremisti islamici, che ricevono supporti finanziari sauditi, sono incoraggiati a supportare gli Islamisti “moderati”, assassinando i leader democratici non-religiosi e i leader dei sindacati socialisti all’opposizione. Le politiche di Bandar coincidono ampiamente con quelle di USA e Francia in in Tunisia e Marocco, ma non in Libia e in Egitto.

    Il supporto finanziario saudita ai terroristi islamici e agli affiliati di al-Qaeda contro il presidente libico Gheddafi erano in linea con la guerra aerea NATO. Tuttavia, successivamente, sono emerse alcune divergenze: il regime satellite supportato dalla NATO, formato da neoliberali espatriati si scontrò contro le bande di terroristi islamici e di al-Qaeda, supportati dai sauditi, con svariati cecchini appartenenti alle tribù e predoni. Gli estremisti islamici in Libia, supportati da Bandar, furono finanziati per estendere le loro operazioni militari in Siria, dove il regime saudita stava organizzando una immensa operazione militare per rovesciare il regime di Assad. Il conflitto interno tra la NATO ed i gruppi armati sauditi in Libia superò il limite e portò all’assassinio dell’ambasciatore USA e di agenti della CIA ad opera di islamisti, a Bengasi. Avendo deposto Gheddafi, Bandar perse virtualmente interesse nel conseguente bagno di sangue e nel caos provocati dalle sue truppe armate. Le quali, invece, decisero di autofinanziarsi, rapinando banche, rubando petrolio e svuotando le casse locali, relativamente “indipendenti” dal controllo di Bandar.

    In Egitto, Bandar sviluppò, in coordinamento con Israele (ma per ragioni differenti), una strategia atta a minare il regime della Fratellanza Musulmana di Muhammad Morsi, relativamente indipendente e democraticamente eletto. Bandar e la dittatura saudita sostennero finanziariamente il golpe militare e la dittatura del generale Sisi. La strategia USA di un accordo di condivisione del potere tra la Fratellanza Musulmana e il regime militare, la combinazione di legittimità elettorale del popolo ed esercito pro-Israele e pro-NATO fu sabotato. Con un pacchetto di aiuti da 15 miliardi di dollari, con la promessa di ulteriori finanziamenti, Bandar fornì all’Esercito egiziano un’ancora di salvataggio finanziaria e l’immunità economica da qualsiasi rappresaglia finanziaria internazionale. Non ne furono considerate le conseguenze. L’Esercito schiacciò la Fratellanza, imprigionò e minacciò di giustiziare i suoi leader eletti dal popolo. Ciò rese fuorilegge i settori liberali di sinistra all’opposizione, utilizzati come spauracchio per giustificare la propria presa di potere. Sostenendo il golpe militare, Bandar ha eliminato un rivale, cioè il regime islamico democraticamente eletto, il quale era in contrasto con il dispotismo saudita. Bandar ha assicurato un regime dittatoriale simile al saudita in un paese arabo chiave, anche se i governanti dell’esercito sono più laici, pro-Occidente, pro-Israele e meno anti-Assad rispetto al regime della Fratellanza. Il successo di Bandar nello spianare la strada per il golpe egiziano ha assicurato un alleato politico, ma prospetta un futuro incerto.

    Un rinnovato movimento anti-dittatoriale di massa potrebbe raggiungere anche il contatto saudita. Inoltre Bandar ha minato e indebolito l’unità degli stati del Golfo: il Qatar ha finanziato il regime di Morsi.

    La rete terroristica di Bandar è più evidente nel finanziamento a lungo termine su larga scala, armando, addestrando e trasportando decine di migliaia di terroristi Islamici “volontari” da USA, Europa, Medio Oriente, Caucaso e da altre parti. I terroristi di al-Qaeda in Arabia Saudita divengono “martiri dell’Islam” in Siria. Dozzine di bande islamiche armate in Siria sono entrate in competizione per armi e fondi sauditi. Basi di addestramento, con istruttori europei e americani e con finanziamenti sauditi, sono state collocate in Giordania, Pakistan e Turchia. Bandar ha finanziato il maggior gruppo armato di terroristi islamici “ribelli”, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante per operazioni di confine.

    Con Hezbollah che supporta Assad, Bandar ha diretto denaro e armi alle brigate di Abdullah Azzam in Libano per bombardare il sud di Beirut, l’Ambasciata Iraniana e Tripoli. Bandar ha indirizzato 3 miliardi di dollari all’esercito libanese, con l’idea di fomentare una nuova guerra civile tra quest’ultimo ed Hezbollah. In coordinamento con Francia e USA , ma con molti più fondi e una latitudine più ampia per reclutare terroristi islamici, Bandar ha assunto il ruolo di leader ed è divenuto il principale direttore di una offensiva militare e diplomatica, su tre fronti: contro la Siria, Hezbollah e l’Iran. Per Bandar, una presa di potere da parte degli islamici porterebbe ad una invasione islamica siriana a fianco di al-Qaeda in Libano per sconfiggere Hezbollah, sperando di isolare l’Iran. Teheran diventerebbe poi l’obiettivo di una offensiva Arabia Saudita-USA-Israele. La strategia di Bandar è più fantasia che realtà.

    Bandar diverge da Washington: le offensive in Iraq e Iran

    L’ Arabia Saudita è stata estremamente utile a Washington, ma alcune volte anche cliente fuori controllo. Questo è il caso che si è verificato specialmente a partire dal momento in cui Bandar si è inserito come capo dei Servizi Segreti: risorsa di vecchia data della CIA, si è anche, a volte, preso la libertà di estorcere “favori”, specialmente quando questi “favori” facilitavano l’avanzamento del proprio status nella struttura del potere saudita. Da allora, per esempio, la sua capacità di difendere AWAC a discapito dell’opposizione AIPAC, gli ha fatto guadagnare punti di merito. Così come la capacità di Bandar di assicurare la partenza di numerose centinaia di “reali” sauditi con legami con i bombardieri dell’11 settembre, nonostante un alto livello di sicurezza nazionale subito dopo gli attacchi.

    Mentre ci furono trasgressioni episodiche nel passato, Bandar è passato a divergenze più significative con la politica statunitense. Andò avanti, costruendo la propria rete terroristica, con lo scopo di massimizzare l’egemonia saudita, anche laddove era in conflitto con i delegati, clienti e operatori clandestini degli Stati Uniti.

    Mentre gli USA sono impegnati per far arretrare il regime di destra di Maliki in Iraq, Bandar sta fornendo supporto politico, militare e finanziario ai terroristi sunniti dello “Stato Islamico di Iraq e Siria”. Quando gli USA negoziarono “l’accordo ad interim” con l’Iran, Bandar espresse la propria opposizione e “comprò” supporto. I Sauditi autorizzarono un accordo armi da un miliardo di dollari, durante la visita del Presidente francese Hollande, in cambio di maggiori sanzioni sull’Iran. Bandar ha anche espresso consenso a riguardo dell’uso da parte di Israele del potere sionista per influenzare il Congresso, per sabotare i negoziati USA con l’Iran.

    Bandar si è mosso oltre la sua originaria sottomissione agli incaricati dell’intelligence statunitense. I suoi stretti legami con i presidenti europei e statunitensi, passati e presenti, e con influenti politici, lo hanno incoraggiato ad intraprendere “grandi avventure di potere”. Bandar si incontrò con il presidente russo Putin per convincerlo ad interrompere il suo supporto alla Siria, offrendo la carota o il bastone: una vendita multi-miliardaria di armi per condiscendenza e una minaccia di rilasciare terroristi ceceni per mettere in pericolo le Olimpiadi di Sochi. Bandar ha trasformato Erdogan da un alleato NATO a supporto di gruppi armati di opposizione “moderata” contro Bashar Assad, in un adepto dello “Stato Islamico di Iraq e Siria” supportato dai Sauditi, un terrorista affiliato di al-Qaeda. Bandar ha “tralasciato” gli sforzi “opportunisti” di Erdogan per concludere affari petroliferi con Iran ed Iraq, i suoi continui accordi militari con la NATO ed il suo passato supporto per il defunto regime di Morsi in Egitto, allo scopo di assicurarsi il sostegno di Erdogan per un facile transito di terroristi sauditi addestrati verso la Siria e probabilmente verso il Libano.

    Bandar ha rafforzato i legami con i gruppi Talebani armati in Afghanistan e Pakistan, fornendo armi e finanziando la loro resistenza armata contro gli USA, e fornendo allo stesso tempo agli USA un luogo per una “partenza negoziata”.

    Bandar sta probabilmente sostenendo e fornendo armi ai musulmani Uighur nella Cina Occidentale, ai ceceni e agli islamici caucasici in Russia, anche se i sauditi allargano i loro accordi petroliferi alla Cina e cooperano con i Gazprom russi.

    La sola regione dove i Sauditi hanno effettuato un intervento militare diretto è il mini-stato del Golfo: il Bahrain, dove le truppe saudite hanno schiacciato il movimento pro-democrazia che sfidava il despota locale.

    Bandar: Terrore Globale sulle traballanti fondamenta della Nazione

    Bandar ha dato il via ad una straordinaria trasformazione della Politica Estera saudita e ha incrementato la sua influenza globale. Tutto per il peggio. Come Israele, quando un governante reazionario sale al potere e rovescia l’ordine democratico, l’Arabia Saudita arriva sulla scena con borsate di dollari per sostenere il regime. In qualsiasi momento emerga una rete islamica terroristica per sovvertire un regime nazionalista, laico o sciita, può contare su fondi ed armi saudite. Quello che alcuni scrittori occidentali descrivono eufemisticamente come un “lieve sforzo per liberalizzare e modernizzare” il retrograde regime saudita, è in realtà una promozione militare della sua attività terroristica d’oltremare. Bandar utilizza moderne tecniche di terrore per imporre il modello saudita di dominio reazionario su regimi vicini e lontani con popolazioni musulmane.

    Il problema è che le “avventurose” operazioni d’oltremare su larga scala di Bandar confliggono con alcuni degli stili di governo “introspettivo” della Famiglia Reale al governo. Non vogliono essere disturbati al fine di accumulare centinaia di miliardi, raccogliendo i canoni sulla benzina, da investire in proprietà di lusso in tutto il mondo e per frequentare tranquillamente accompagnatrici d’alto borgo a Washington, Londra e Beirut, mentre si presentano come pii guardiani di Medina, La Mecca e altri Luoghi Sacri.

    Fino ad ora Bandar non è stato messo in discussione, poiché è stato cauto nel rendere omaggio al monarca regnante e alla sua cerchia. Bandar ha comprato e portato a Riad, primi ministri occidentali ed orientali e altri rispettabili notabili per firmare accordi e complimentarsi con il despota regnante, con sua grande soddisfazione. Ora questo suo zelante comportamento verso le operazioni oltremare di al-Qaeda, incoraggiando gli estremisti sauditi a recarsi oltremare e impegnarsi in guerre terroristiche, disturba i circoli monarchici. Si preoccupano che questi terroristi sauditi addestrati, armati ed esperti – soprannominati “i guerrieri sacri”- possano ritornare dalla Siria, dalla Russia e dall’Iraq e bombardare i palazzi reali. Inoltre, i regimi d’oltremare presi di mira dalla rete terroristica di Bandar, potrebbero vendicarsi: Russia o Iran, Siriani, Egiziani, Pakistani, Iracheni potrebbero semplicemente sponsorizzare i propri strumenti di vendetta. Nonostante le centinaia di miliardi spesi in acquisti di armi, il regime saudita è molto vulnerabile su tutti i livelli. A parte le legioni tribali, l’elite milionaria ha scarso supporto da parte del popolo e ancor meno legittimazione. L’Arabia Saudita dipende dalla manodopera migrante d’oltremare, “esperti” stranieri e dalle forze militari statunitensi. L’Elite Saudita è inoltre disprezzata anche dalla parte più religiosa del clero wahhabita per aver permesso agli “infedeli” di camminare su terreno sacro. Mentre Bandar estende il potere saudita all’estero, le basi nazionali del governo si stanno restringendo. Mentre Bandar sfida i politici USA in Siria, Iran ed Afghanistan, il regime dipende dalla Air Force statunitense e dalla Settima Flotta per proteggersi da una crescente varietà di regimi avversari.

    Bandar, pieno di sé, potrebbe credere di essere un “Saladino” che crea un nuovo Impero Islamico, ma in realtà, con uno schiocco di dita il suo monarca padrone potrebbe licenziarlo rapidamente. Una provocatoria bomba di troppo contro i civili lanciata dai suoi terroristi islamici può condurre ad una crisi internazionale, che potrebbe portare l’Arabia Saudita ad essere il centro di uno scandalo mondiale.

    In realtà, Bandar bin Sultan è il protetto e il successore di Bin Laden; Bandar ha rafforzato e sistematizzato il terrorismo globale. La rete terroristica di Bandar ha ucciso molte più vittime innocenti di Bin Laden. Questo, di certo, c’era da aspettarselo; dopotutto ha miliardi di dollari dalla tesoreria saudita, un addestramento della CIA e la stretta di mano di Netanyahu!

    Traduzione di Cinzia Trivini Bellini

  • giuseppe Reply

    14 marzo 2015 at 8:05 pm

    per quanto riguarda il prolisso e inconcludende nonché assurdo commento di giorgio, e tanto per conoscere chi é l’autore delle scemenze, per la maggior parte, ricordo che James Petras si descrive come attivista “rivoluzionario e antimperialista” e “pacifista” fondatore di The Young Socialist, estimatore dell’anti-semita Salvador Allende e del criminale social-comunista Hugo Chávez, nonché estimatore del criminale assassino islamico Mahmoud Ahmadinejad (ammirato anche da Grillo, Di Battista e grullini vari). Sempre pronto a criticare Israele appoggia Fratelli Musulmani e Hamas e contro i governi degli Usa .
    http://www.adl.org/anti-semitism/international/c/global-antisemitism-2014.html#.VQSQEY50iSo
    Per quanto riguarda la dedicente Cinzia Trivini Bellini, amica di Hamas, Fratelli Musulmani é della stessa sponda di Vittorio Arrigoni, , amici dei cosidetti “palestinesi”, nonché gli stessi che proteggono chi fece gli attentati di Fiumicino e di Bologna.
    Quindi cari amici state attenti a giorgio e al suo anti-semitismo, e sempre all’erta!! e ricordiamo a tutti che non esiste la Palestina, essa si chiama Iudaea e comprende anche: Samaria, Galilaea, Philistaea e Perea, solo nel 135 d.C. l’Imperatore Adriano, cambio’ alle terre della Iudea dando il nome di ufficiale Syria Palaestina, questo si rese necessario per sedare anche le rivolte degli isareliti che volevano rendersi di nuovo indipendenti e riformare il Regno di Israele.

  • giorgio Reply

    16 marzo 2015 at 10:18 am

    Divide et impera: fabbricare nemici per imporre il caos.
    Analisi di Paolo Sensini, analista geopolitico. Il terrorismo creato ad arte ed usato come strategia per mantenere ed espandere la leadership nel vicino e medio oriente, nell’eterna lotta del Grande Gioco tra Anglo-americani e Russi.

    http://www.libreidee.org/2014/11/divide-et-impera-fabbricare-nemici-per-imporre-il-caos/

    “L’Isis non è quella “strana creatura” saltata fuori dal nulla, come vorrebbe far credere il circo mediatico internazionale ma è il frutto di una lunga e laboriosa cooperazione tra diverse entità, durata svariati anni. E’ avvenuta esattamente la stessa cosa «anche con il suo “gemello” attualmente in disarmo, Al-Qaeda», con la quale l’Isis «era in simbiosi fino a poco tempo fa»

    Paolo Sensini

  • giuseppe Reply

    16 marzo 2015 at 9:07 pm

    Divide et Impera: questo motto romano Imperiale é tuttora valido, ma si scontra con quello che sottintende giorgio. La politica di Barak Hussein Obama é errata per vizio di forma, si é affidato a collaboratori dei Fratelli Musulmani, anche nel caso dell’Egitto, l’inesistente e imbelle Obama ha preferito appoggiare Morsi, l’estremista islamico e terrorista, che tanti danni ha causato all’Egitto, per fortuna ora la grande Nazione egiziana si é affidata ad un generale e politico realista e non estremista come Al Sisi.

    Gian Micalessin, «La politica UE si è tutta orientata al pensiero uscito da quei think tank liberal vicini al presidente Obama, la cui tesi era che bisognava appoggiare i Fratelli musulmani, perché vedevano in loro la possibilità che nascesse un Islam moderato e liberale».
    Un’illusione, o un grandissimo errore di calcolo. Micalessin infatti evidenzia come «per tutto il Novecento il pensiero dei Fratelli musulmani è stato quello sui quali si sono formati i fondamentalisti». Una tesi condivisa da Sensini, se non per una differenza che l’analista vuole evidenziare. «Non c’è stata ingenuità da parte degli Stati Uniti – sottolinea Sensini – ma un piano ben congegnato, quello di voler rovesciare i regimi dei Paesi arabi e nordafricani, sostenendo i Fratelli musulmani».
    Nelle “Primavere arabe”, l’Italia, come gli altri Paese europei, ha di fatto «colpito quei leader arabi, che tenevano a freno i fondamentalisti».

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