Slovenia: ancora no alla legge della sinistra per matrimoni ed adozioni gay.

sloveniaPer la seconda volta nel giro di tre anni il popolo sloveno dice “No!” ai matrimoni gay, negando altresì qualsiasi eventualità per l’affidamento di bimbi a coppie omosessuali. E’ questa la netta ed inequivocabile decisione emersa al termine dello spoglio dei voti del referendum abrogativo svoltosi ieri in Slovenia e che ha cancellato la recente legge voluta dal governo di sinistra per regolare l’istituto del matrimonio, la quale per l’appunto ammetteva matrimoni ed adozioni per coppie omosessuali. Già nel 2011 il Parlamento sloveno varò una legge sul diritto di famiglia che riconosceva le unioni civili omosessuali, ma non i matrimoni, e concedeva dei precisi diritti alle coppie gay, inclusa la possibilità di adozione, ma solo in circostanze molto particolari e limitate, senza comunque generalizzazioni. Quella legge fu sonoramente bocciata a marzo del 2012 con un referendum popolare appositamente indetto.
Ma la sinistra slovena non si arrese all’evidente volontà dell’elettorato e l’anno scorso è ritornata prepotentemente alla carica. Forti della raccogliticcia maggioranza parlamentare e delle forti pressioni ricattatorie sul governo, il 15 dicembre del 2014 la sinistra socialista ha imposto alla Renzi, e con la colpevole connivenza degli Alfano che allignano all’ombra del Monte Tricorno, una nuova legge al Paese, molto più dura e mortificante di quella abrogata un paio di anni prima. Infatti questa volta la sinistra non si accontentava solo del riconoscimento delle unioni, ma aveva alzato l’asticella sino a pretendere l’introduzione dei matrimoni omosessuali, inclusa la possibilità di adozione secondo la stessa normativa che disciplina la materia per le coppie eterosex. Così, un governo insediatosi appena a settembre del 2014, invece di preoccuparsi ed impegnarsi a cercare – e possibilmente a trovare – le ricette per risolvere la profonda crisi sociale ed economica che avviluppa il nostro più immediato confinante ad Oriente, s’è impegnato su un punto sul quale il popolo a suo tempo si era già espresso in maniera chiara ed inequivocabile, respingendo qualsiasi ipotesi di matrimoni ed adozioni per le coppie gay.
Ma questo non è bastato alla sinistra che ha fatto passare quella legge che nessuno vuole con 51 voti contro 28. Ai post comunisti di Sinistra Unita, nella proposta di legge poi approvata, si sono accodati quasi tutti i partiti-frattaglia che compongono la galassia socialista della Slovenia, cioè Pensionati, Socialdemocratici e presunte formazioni centristre politicamente ondivaghe, mentre l’opposizione si è raccolta attorno all’SDS, il partito democratico di centro-destra, ed al partito cristiano di Nuova Slovenia. Le reazioni della destra a questo autentico colpo di mano della maggioranza “patchwork” non si sono fatte attendere. Subito si è messa in moto la macchina per una mobilitazione popolare per la raccolta delle firme necessarie nel quadro dell’operazione possibile denominata “Ne va dei bambini”.
In quattro e quattr’otto sono state raccolte le 40mila firme richieste per avviare l’iter per un nuovo referendum popolare, ma il Parlamento controllato dalla maggioranza di centro-sinistra ha posto in atto una infinita serie di manovre dilatorie per evitare di fissare una data per la consultazione referendaria ed alla fine approvando addirittura una risoluzione per bloccare l’iniziativa. E’ stato allora deciso il ricorso alla Corte Costituzionale la quale, a differenza che in Italia, in Slovenia non si compone solo di membri espressi dalla sinistra, che ha capovolto la decisione del Parlamento sloveno, il quale lo scorso 4 novembre è stato costretto a calendarizzare la consultazione referendaria che si è svolta ieri. Il risultato è stato anche questa volta chiaro ed esemplare: Oltre il 63 % dei votanti si è espresso per il “No!”, imponendo il ripristino della pre-esistente legislazione sul diritto di famiglia, che non riconosce nè matrimoni, nè adozioni per le coppie omosessuali. Vedremo se stavolta le sinistre accetteranno il responso popolare o se vorranno “democraticamente” riproporre la loro largamente odiata iniziativa.
Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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