Stupito e i suoi fratelli

mchebellafaccettaCazzullo ha consolidato un genere letterario che oggi va per la maggiore, il filone stupito.
Come è noto, stupido è la variante popolardialettale di stupito, volendo indicare colui che ormai in età adulta, e magari in posizioni di responsabilità, si stupisce di ogni cosa, anche rivedendola mille volte. Senza memoria, senso di sé, degli altri e del suolo dove cammina, colui, poiché sempre stupito, è il solito stupido.
Il genere stupido, da tempo inaugurato, nella versione ri(d)otta come in quella del suo labrador nova (de biase), aveva il pregio di poter contare sul delivery di contenuti terzi, in genere americani, forniti in remoto dai soliti provider (grazie a un attacco usb cerebrale degno di Matrix). Anche qui il genere poi si è arricchito di sottoproliferazioni, come lo stupido in casa d’altri, che racconta ai medesimi provider di sopra quanto siano stupidi i suoi compatrioti, quasi a supplichevole richiesta di sempre nuovi contenuti allogeni. Il dramma dello stupido e dei suoi fratelli, di cui all’inizio, esplode quando si voglia trattare di temi che ai provider non interessano, come per esempio la guerra dei nostri nonni. Nelle pagine stupite, non c’è traccia di guerre, di nonni e di patria, cose di cui lo stupido non ha memoria e di cui nessuno si è preso la briga di riferirgli nell’orecchio mille volte al dì.

Malgrado che lo stupido sia vissuto in epoca di guerre, da giovane sia stato influenzato da guerre e sia figlio e nipote di gente che di guerre ne ha fatte ben due e per giunta mondiali, il Nostro in quanto aborrente la guerra, la rimuove, la esclude, la ignora, non trovandola nemmeno nei particolari collaterali. Il suo volume potrebbe intitolarsi Come coltivare l’erba in Groenlandia. È acqua pura, non depurata da fiumi o mari, ma da laghi a bassa densità salina così da risultare tanto insapore da non dissetare nemmeno. Si rischia di respirarla prendendola per aria ed è qui il segno più forte del Cazzullo. Di risultare pericoloso per insipienza di armi spuntante. Erede di un pensiero, se la vulgata giornalistica è degna del termine, che aveva i suoi baldi nemici da schernire ribaldamente, al tempo dei Bocca e Scalfari, egli oggi si vergogna non solo di citare i nemici di quei pensatori, ma anche, dati i tempi, gli stessi direttori illustri.

Nomina sunt consequentia rerum. Nulla quanto l’espressione, la postura e le movenze del Nostro riaffermano implacabili i temi del filone stupido, che d’altronde non può richiamarsi al delizioso Elogio della stupidità che la letteratura inglese volle tributare alle capaci qualità carrieriste femminili.

Siamo piuttosto nel rovescio del mantello del Marinismo cinquecentesco, quello che l’arte è maraviglia chi non la sa far vada alla striglia. Grandioso nella sua capacità diseducativa, il nuovo genere condivide la striglia della stragrande maggioranza che a ben ragione rifiuta di leggere.

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