Svizzera, passa la norma “anti-burqa”: multe fino a 10mila franchi

BurqaChi dissimula il volto con il burqa o il niqab potrà ricevere una multa fino a 10mila franchi. Dopo un acceso e piccato confronto fra i due ex procuratori pubblici Natalia Ferrara Micocci e Jacques Ducry, è stato approvato con il 50,7% dei sì l’emendamento proposto da quest’ultimo che innalza il tetto massimo della sanzione dai 1’000 a 10’000 franchi (il minimo per la prima infrazione resta 100.-). Nel complesso, la cosiddetta norma anti-burqa, che concretizza l’iniziativa Ghiringhelli accettata dal popolo ticinese nel 2013, è stata approvata in Gran Consiglio con 56 sì, 3 no e 10 astenuti.

L’intero dibattito – oltre che dai complimenti di molti colleghi per l’operato della relatrice del rapporto sulla revisione totale della Legge sull’ordine pubblico, Natalia Ferrara Micocci – è stato caratterizzato dagli alterchi fra la liberale e il PS Ducry. Quest’ultimo, in particolare, ha sostenuto la necessità (condivisa, per esempio, anche da Savoia) d’inasprire la sanzione economica per andare a colpire i trasgressori particolarmente “abbienti”, come le turiste del Golfo. Secondo l’ex procuratrice, invece, una sanzione così alta espone a un serio pericolo di ricorsi. La relatrice ha sottolineato, in particolare, come la Corte europea dei diritti dell’uomo – esprimendosi sulla norma “anti-burqa” francese – abbia trovato proporzionata una multa di 150 euro (ca. 163 franchi) e come la forcella di 100-1’000 inizialmente proposta fosse quindi più appropriata.

Gli scontri fra i due si sono svolti anche su aspetti più tecnici, come il concetto di “intenzionalità” della dissimulazione del viso (l’assemblea ha mantenuto la necessità di quest’ultima), lo stralcio del termine “moralità” dalla Legge sull’ordine pubblico (conservato) e la competenza delle polizie comunali nel gestire reati come accattonaggio, graffitismo e, appunto, la dissimulazione del volto. Competenza ribadita da Ferrara Micocci e condivisa dal Gran Consiglio.

Nel suo intervento, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha, dal canto suo, respinto l’accusa che il governo cantonale abbia perso tempo nell’applicazione dell’iniziativa Ghiringhelli. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha in particolare sottolineato come l’esecutivo abbia pubblicato il proprio messaggio sulla sua applicazione il giorno stesso in cui l’articolo ha ricevuto la garanzia costituzionale da parte delle Camere federali, nel marzo di quest’anno.

“Preferiamo parlare di obbligo di mostrare il volto piuttosto che di divieto di dissimularlo”, ha affermato Ferrara Micocci presentando il rapporto. La relatrice ha sottolineato, inoltre, come la richiesta di mostrare il volto debba implicare anche la disponibilità da parte della popolazione a dare una chance a queste persone per farsi conoscere e integrarsi.

La norma dovrebbe entrare in vigore nell’aprile del 2016.

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6 Comments

  • paolo marcotulli Reply

    26 novembre 2015 at 12:32 am

    Una umiliazione simile, non solo va vietata ma dovrebbe rientrare in qualcuno dei nostri articoli del codice penale.
    Non tanto per chi lo indossa che, probabilmente, se non soggiogata, non ha scelta ma per chi glielo impone.

    • monica_cappellini Reply

      3 dicembre 2015 at 9:23 am

      concordo

  • riudecols Reply

    27 novembre 2015 at 11:29 am

    Imposta o non imposta bisogna applicare la Legge che in giro mascherati non si puo’ andare nel NOSTRO paese, si mascherina nel loro.

  • riudecols Reply

    5 dicembre 2015 at 12:32 pm

    Grandissima Svizzera!!!

  • Gian Antonio Golin Reply

    7 dicembre 2015 at 11:59 am

    E’ scandaloso che un PAESE CIVILE acconsenta di vedere in giro donne mummificate, imbavagliate, schiavizzate, alle quali non è concesso (o che pure abbiano scelto) di essere libere, fiere del proprio libero vivere e di farsi vedere, conoscere, di essere se stesse. Le donne occidentali hanno lottato per essere pari (spesso superiori se ne hanno le doti e la forza) ai maschi. Secoli di lotta, di affermazione, di progresso. VIVA LA SVIZZERA e che gli altri Paesi liberi e progrediti ne seguano l’esempio. BASTA BURKA E ALTRI STRUMENTI DI NEGAZIONE ALLE DONNE DI ESSERE SE STESSE, VIVE, LIBERE, FIERE DELLA LORO CONDIZIONE, EMANCIPATE. WWW LE DONNE.

  • Frank Reply

    8 dicembre 2015 at 7:34 am

    Che le donne islamiche il burka lo indossino per imposizione oppure per libera scelta, come spesso sostengono senza peraltro rendersi molto credibili, è un fatto che riguarda loro e le loro famiglie medievali.
    Ciò che interessa a noi è che in un paese civile, libero e democratico, nessuno può mascherare la propria identità. La legge è già chiarissima in merito e non occorrono norme speciali, basta applicare con rigore quelle che esistono.

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