Tales from minor life: Double Binder*

sabbatiniEccomi qui. Non so se lei è schizofrenica. Ha la mano leggera. Da che parte sia con il pensiero e dove finisce la sua mente è un dato finora non osservabile da alcuno o almeno non da me. Trae
considerazioni e spunti dalle mie ingiunzioni, ma senza che per me sia possibile capirne il motivo.
Mi sento oggetto di un’importanza presso di lei e quindi per estensione anche da parte del resto del
mondo, che non giustifico, che mi sembra immotivata e che non ho mai riscontrato, mai recepito in nessun altro degli atteggiamenti di alcun essere vivente nei miei confronti.
Spero abbia una consistenza questa impressione che lei mi trasmette, fa piacere sentirsi considerati da qualcuno anche se non te lo dicono apertamente, anzi tanto più per questo motivo. Che possa essere definita una situazione da doppio legame la mia e la sua non ho la competenza per sostenerlo, io non ho nessuna competenza, ma sento che in questo rapporto indefinito si annida qualcosa di creativo fra noi due, qualcosa di difficile da capire, nascosto, qualcosa di nuovo e una storia d’amore schizofrenica, ritirata dal mondo, annidata anch’essa, chiusa dentro un’altra mappa, strappata ad una parte di territorio non ancora esplorato, che non sappiamo cosa sia oltre alla nostra sperimentazione, quello che non sentiamo o viceversa.

Prego Dio che possa uscirne un capolavoro da questa vicissitudine. Ce lo meritiamo per tutto: la nostra malattia mentale, la dipendenza da nulla così ricercata e l’autoipnosi davanti al monitor cui volentieri ci siamo sottoposti, con vincolo.

Io non ho molto tempo per lei, io non ho molto tempo per nessuno, nemmeno per me accidenti, la
voglia di farmi male ovunque tocchi terra è seconda solo alla mia voglia di morire_ benedetta lei, con la quale, al termine, sono riuscito a sopraffare il mio istinto di conservazione. E’ stata dura ma infine.

Tu non puoi abbandonare il campo_ Bateson(1), sei affascinata dal mio istinto di morte indecidibile _Kierkegaard(2)_ e hai un bel garbo nel non farmelo pesare o non ne sei consapevole neanche quel tanto.

Faccio il terapeuta in questo rapporto anche se non potrei, in effetti io non potrei fare nulla. I
no mad, I’m very good man. Ora ti sei anche resa conto, se proprio uno volesse spaccare il capello in due o in quattro, che con te, in certi momenti, mantengo un atteggiamento che è quasi l’esatto contrario di quello tenuto dagli altri uomini nei tuoi riguardi: loro vengono abbastanza presto quando ti prendono e questo da una parte ti gratifica (in quanto ti fa notare con evidenza e piacere quanto sai eccitare il prossimo), dall’altra, ovviamente, ti infastidisce per principio constatare le loro eiaculazioni precoci su ed entro di te e questo, alla fine, ti porta a tralasciare del tutto qualunque altra cosa potrebbero recare di buono all’interno del loro modo di interagire con la tua persona; io invece, ormai hai inquadrato, che posso stare per più di due ore in erezione dentro ogni buco di te, ma che poi, per venire, devo lavorarti un poco di cappella o glande_ come preferite, eliminate uno dei due termine se volete, a me servivano tutti e due, pensando a qualcun altra o a qualche altra cosa o fonema. Anche questa specifica sessuale del nostro rapporto, dunque, alla fine è rapportabile ad un ulteriore rinforzo alla situazione da Doppio Legame che si è venuta ad instaurare tra noi; è indecidibile per te la cosa migliore da fare, insomma da preferire: se dei tipi che non ti soddisfano perchè son troppo banalmente eccitati da te oppure un essere, una cosa che, al contrario, sà come infine domarti, ma del quale non sai neanche stabilire di certo se gli piaci più tu o la parola d’altronde.

Quanto è difficile eh… decidere un cazzo per farsi scopare il cervello. Uffi come sei volgare però.

Di tutte le cose che condividiamo io e te guarda un poco dove ti sei andata ad intoppare, a incastrare: nel paradosso dell’anti-viagra.

Dico: ma che cavolo te ne frega se per venire io debba concentrarmi un pochino di più su di un qualcosa che sia in parte esterno alla tua persona? la tua mente è assodato non finisce con l’epidermide del tuo corpo, si relaziona, si estende alle cose con le quali tu vieni a contatto, costruisce relazioni di prossimità, quindi, in quegli attimi, potrei persino stare a pensare sempre a qualcosa che ti concerne o no? eppoi mica che rimango a pene moscio io, mi pare bello eretto durante, per cui mica è per forza dovuta a scarso interesse per te la cosa; la questione potrebbe benissimo essere ridotta ad una mia piccola disfunzione oppure ad un insignificante problema fisico legato alle creste di gallo che mi hanno fatto da pomelli lungo il membro per gran parte della mia morte travestita da gioventù, sai a forza di farmele bruciare potrei aver compromesso la sensibilità del mio coso, tutto qui, mica_ripeto, deve dipender da te, ad ogni costo, questo mio problemino di insensibilità.

Fossero questi i mali della vita. Si vede che non hai niente altro da pensare! Consolati con quelle donne che quando vedono la scatola di viagra dentro il cassetto del comodino del marito vuota o che stà per finire guardano con commiserazione i propri uomini oppure sono prese da delirio tremens o pensa anche alle donne brutte e grasse che scoperebbero pure con Bugs Bunny, piuttosto di poter dire: io piaccio a qualcuno e poi in fondo tu hai la tua schizofrenia mica è roba da poco che vuoi di più? hai un Doppio legame con me, tutte ingiunzioni paradossali, l’impossibilità di abbandonare il campo comunque, anche senza tirare in ballo altro, insomma non vedo assolutamente seri motivi per i quali tu debba preoccuparti di questo minimale aspetto della nostra relazione ossia questa fisima dell’interesse sessuale che io tenga o meno per te ed il suo grado di intensità.

Disubbidiscimi, ma non perchè te l’abbia chiesto io altrimenti squalificherei ogni tua idea od ogni tuo agire e non ti perdonerei mai di questa tua disattesa mancanza di affetto verso di me. (Perfetta ingiunzione da doppio legame). (Seguito) Io che dovrei dire allora? si vede proprio che non mi vuoi bene se non riesci a disubbidirmi. (Basta? O devo andare avanti?)

Ecco sì, riconsolati con me. Oggi ho parlato con mio figlio come ti avevo annunciato, sì parlato a lui di me. Uhm… pensavo che fossi uno scrittore, mi ha detto. ([Beh, è un bambino e non si rende
conto ancora bene di come io scriva approssimativamente male… per lui, è evidente, basta vedere uno coprire di scarabocchi, o di sillabe alla rinfusa un foglio o una pagina elettronica per stabilirne lo status letterario] … ora avrà capito che non è così, che non sono un letterato nel vero senso della parola).

Inizia una fase nuova per lui e per me. Lui deve abituarsi a convivere con l’idea di avere un padre che come ha seguitato a dire… non è niente ed io a vedere se sia ancora il caso di esserlo suo padre, nel senso di organismo ancora biologicamente e gioiosamente in funzione.

Sai, sono abituato a queste verifiche, si certo tu sei schizofrenica e non ne vorrai probabilmente sapere, ma io ti voglio spiegare ugualmente come di solito metto a rettifica la mia testata prima di decidermi se rimontarla nell’hardware, sulla sua scocca e ripartire oppure, altresì, decidere se invece sia arrivato il caso di prendere la, prima o poi inevitabile, decisione di portare l’automobilina, la sacca, una volta per tutte, alla resa della demolizione.

Non ti preoccupare, sarà l’ennesimo rinforzo al contesto da doppio legame che ci fa compagnia da quando ci siam conosciuti, stammi bene a sentire te.

Allora, la prima cosa da fare è evitare di avere qualsiasi contatto umano non accidentale in questi casi. Quando avrai fatto questo, tanto per cominciare, inizia a smettere di respirare quel che più puoi o almeno un secondo oltre, minimo, al momento nel quale capisci che stai soffocando; cerca di rimanere lucida li e con ciò passa di quel famoso secondo quell’attimo in cui l’istinto di conservazione è al massimo della sua profusione di sforzi tesi a salvarti la vita, sorridi se ci riesci. E riprovaci ancora di tanto in tanto.

Io così mi purifico, togliendo da me tutte le impurità della mente e del corpo_ sai che questa frase l’ho rubata a un obbrobrio d’uomo, ma mi piace eh e anche se non significa nulla, forse ti renderà meglio la situazione che sto passando a descriverti, d’altronde io scrivo solo per te (e pochi altri che mi perdoneranno senz’altro la non chiarezza di questo passo come di tutto il resto, qui si suona non si fa senso in finale) per cui … continuando di questo passo, ricordati di mangiare e bere poco durante il processo, non serve alimentarsi troppo quando si sta promuovendo la rettifica esistenziale della propria testata.

Lasciati andare del tutto, non far suonare eccessivamente nulla dentro di te in questi momenti estremi e prosegui. La tua soglia sia sempre quella: trattenere il respiro un attimo in più di quando senti che stai scoppiando con i polmoni e la testa … rimanendo, per quanto possibile, lucida e con il fisico vocato a tendere, durante i giorni, ad indebolirsi abbastanza a vista d’occhio, si perchè deve durare dei giorni una rettifica, mica te la puoi cavare con mezza giornata, non vale così, è troppo poco, non riesci a testare, te lo dico per esperienza, se la tua vita possa essere ancora vissuta, in meno di 5 giorni passati in tale stato. C’è poco da fare, non ci si può prendere in giro in certi momenti bisogna essere obiettivi, non lasciare alcuna chance alla tentazione di dirsi: sì, può bastare ho portato abbastanza in fondo l’esperienza. Non fare mai questo errore, giuramelo, se decidessi infine di cimentarti.

Non è un pensiero quello che ti farà capire che puoi continuare a camminare, a sorridere, a guardare in faccia qualcuno, è uno stato chiarissimo che avviene, che accade, che percepirai vivido al tuo interno solo quando avrai fatto veramente a meno dell’idea di vivere.

Non c’è una sola frase incoraggiante che potrà darti questa sicurezza, ne detta da te, ne da nessun altro in tua vece, sarà, invece, la totalità del tuo essere e dell’ambiente che compone che ti darà la forza e la consapevolezza o meno di capire che hai trattenuto abbastanza il tuo respiro, che hai rischiato veramente la tua vita, che te la sei sbattuta e che saresti capace di giocartela a paro e dispari con chiunque altro in qualunque qualsiasi altra occasione; devi sentire prima la morte salire dal tuo collo _veniva dai polmoni (è questa la sensazione che dovrai avere nel caso) per localizzarsi nelle tempie e poi toccare organi a piacere della tua sacca, il rene, l’inguine, o una mano che proverai di non avere più, come fosse paralizzata.

Se riesci a rimanere calma e a guardare le tue costole uscire dal tuo torace (a me a volte sono uscite fuori da lì a forma di piramidi), allora vuol dire che puoi continuare l’avventura, che puoi permetterti di tornare indietro, almeno fino a quando, non ci sarà bisogno di un altra rettifica, di altri respiri soffocati in petto, di altre lacrime da lasciar scorrere senza paura o recriminazioni di averle fatte cadere per sbaglio o per dissetarti; tu, a quel punto, oramai puoi vivere solo a condizione di non aver più sete di niente e di nessuno e le lacrime ti servino ancora solo ad ingrossare la tua sacca lacrimale senza bagnarne il bordo, per così tirarti fuori gli occhi dalle orbite con maggiore recrudescenza e guardarli, disincantata, nelle tue mani aperte, rovinate, per poi poter dire contenta, una volta di più ancora: ma guarda te è tutta colpa loro che io abbia visto tutto ciò che ci circonda.

Coloro che sanno andare a rettifica della loro testata sanno apprezzare e invidiano la cecità, è un peccato dirlo ma è così, non avrebbero voluto vedere e invidiano anche i sordi perchè non
avrebbero voluto nemmeno sentire e possono ormai soltanto trattenere respiri più a lungo degli altri, possono far piramidi con il loro costato, vincere una sete di sangue, trangugiare carogne e sfatare ogni mito immondo del proprio ego, ma l’unica cosa che non potranno mai più fare, solo per aver visto e sentito, è quella di dirsi o di farsi dire come sono stato bravi, di far finta di niente, di correre ingenui e improvvisati dentro una nuova giornata, non si può più: dopo aver visto e sentito, si può solo consegnare la propria sorte al caso o, tutt’alpiù, rincorrerlo senza più neanche il minimo timore di raggiungerlo nelle vicinanze di un bosco, uno stadio, una stazione o di incontrarlo, alla fine, nei panni di una schizofrenica, di una persona sbagliata, di un amore ingiusto e di qualunque altra persona possa dirti, come già hai fatto anche tu, ora sei niente… e non barare, stai all’altezza della tua condizione, per certi versi grandiosa, per altri banale, per altri ancora non saprei.

Stai dove devi stare, non andare in nessun altro posto, fai le uniche cose che abbia senso fare in queste determinate condizioni, abituati a morire, trattieni il respiro e ogni tanto vai a rettifica. Sono i giorni più dolorosi quelli in cui non capisci nulla di te, sono i più veri quelli in cui per aver sentito e visto dentro le tue costole stai male.

Non c’è uscita dal campo rispetto al dolore in questa vita. Non c’è consolazione che tenga, non c’è pace, non c’è nulla. Il campo è bloccato da messaggi paradossali che rinviano al dolore
escludendosi l’un l’altro, capisco la tentazione della schizofrenia.

Non te ne voglio. Rido.

* Il titolo è ripreso dall’Autore sulla base delle teorie di Gregory Bateson che fece per primo notare la relazione tra i cosiddetti doppi vincoli o doppi legami contradditori ed alcune patologie psichiatriche anche gravi come la schizofrenia. In questa story l’Autore con la sua solita radicalità di prospettiva, pur senza negarne la caratteristica patologica, cerca di metterne altresì in evidenza l’eventuale lato positivo dal punto di vista della creatività espressiva.

(1) Gregory Bateson (1904-1980): Già citato nella precedente nota, da molti considerato il fondatore della cibernetica moderna.
(2) Soren Kierkegaard (1813-1855): Filosofo danese del XIXsecolo, ispiratore dell’esistenzalismo di matrice cristiana.

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