Teheran, il presidente Rouhani invia gli auguri di buon anno agli israeliti

Immagine 3Stamane all’alba, sul suo profilo twitter il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran ha postato questo messaggio: “May our shared Abrahamic roots deepen respect and bring peace and mutual understanding. L’Shanah Tovah”, cioè : “Possano le nostre comuni radici in Abramo approfondire il rispetto, portarci la pace e la mutua comprensione. Felice Anno”. Questo messaggio di buon augurio per il nuovo anno israelita fa seguito a quelli postati già da qualche tempo dal ministro degli Esteri di Teheran Javad Zarif in occasione di festività ebraiche ed a quello dello stesso tenore che Rouhani mise in rete due anni fa all’atto del suo insediamento alla presidenza della Repubblica. Va anche precisato che lo stesso messaggio non appare sull’account del presidente in Farsi, che è la lingua ufficiale degli iraniani, la qualcosa suggerisce che il target fosse piuttosto l’audience internazionale, che il popolo d’Israele, nel momento in cui l’accordo nucleare deve essere ratificato dalle sei grandi potenze, Usa in primis, con le quali è stato raggiunto, e vanno disinnescate le proteste che arrivano tutti i giorni da Gerusalemme. Va anche considerato che Rouhani è il presidente di tutti gli iraniani, anche della comunità israelita dell’Iran, le cui radici nell’area affondano a quasi 3 millenni fa. Nonostante l’esodo quasi biblico degli ebrei dell’Iran nel 1979, all’epoca della grande rivoluzione islamica, si stima che la comunità ebraica iraniana conti attualmente almeno 20 mila persone e che questo numero tenda velocemente ad incrementarsi.

Per anni la tensione tra Iran ed Israele è cresciuta a dismisura, sino a raggiungere il livello di guardia con l’oltranzista ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, un convinto negazionista che nel 2006 arrivò ad organizzare un simposium internazioanale per dibattere il tema se l’Olocausto abbia mai avuto realmente luogo, mentre il suo vice Mohammad Reza Rahimi non perdeva occasione per accusare gli ebrei di tirare le fila del traffico mondiale di droga. Ma ora la tensione si è allentata ed il clima è molto migliorato con il progressivo riconoscimento agli ebrei iraniani dei loro più fondamentali diritti. Rouhani ha dato luogo ad aperture inimmaginabili sino a qualche tempo fa, quali ad esempio la chiusura delle scuole ebraiche il sabato (il giorno dopo la chiusura islamica del venerdì) per consentire l’osservanza dello Shabbat, il giorno di riposo da dedicare alla preghiera. In questa politica del disgelo avviata due anni fa, Rouhani ha avuto slanci prima impensabili, come quando ha fatto destinare l’equivalente di 400mila dollari all’ospedale della Carità Ebraica di Teheran ed ha addirittura accettato di essere accompagnato a New York, ad una assemblea generale dell’Onu, dall’unico parlamentare ebreo dell’Iran. Mosse propandistiche, ad effetto, ma che comunque segnano una svolta epocale e che sinora erano impensabili stante l’aggressività dell’Iran verso Israele, che ora sembra rientrare.

Certo, di strada sul sentiero della pace, della tolleranza e della reciproca accettazione ce ne è ancora molta da fare. L’Iran non sostiene più la cancellazione di Israele dalla carta geografica come predicava Ahmadinejad, però sostiene i gruppi radicali di Hamas e degli Hezbollah, ed ancora non ha neanche preso in considerazione il riconoscimento di Israele, un passo indispensabile per creare almeno i presupposti per la pacificazione della regione. Buoni rapporti dell’Occidente con l’Iran sono essenziali in questo momento per arginare e contrastare l’avanzata dell’Is. I califfi sono infatti islamici sunniti, come la maggior parte degli iraqeni di cui nessuno si fida e che passano volentieri dall’altra parte. Gli iraniani sono invece sciiti, atavici ed irriducibili nemici dei sunniti. La speranza neppure troppo nascosta è che l’Iran organizzi e combatta per conto dell’Occidente, che non può imbarcarsi in nuovi Afghanistan, insieme ai curdi, ai siriani sciiti (non con quelli sunniti sostenuti da Obama) ed i gruppi sciiti di Hamas e Hezbollah, la battaglia per arrestare l’espansione dell’Is e poi magari per ridurlo all’impotenza. Una soluzione che passa necessariamente per Teheran previa la ratifica del trattato di sviluppo civile del nucleare, la cancellazione dell’embargo ed una profonda revisione della politica delle alleanze nell’area del Medio Oriente.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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2 Comments

  • Federico Reply

    14 settembre 2015 at 8:23 pm

    ” Timeo danaos et dona ferentes ”

    Speriamo che per una volta Omero si sbagli.

  • Carlo Lauletta Reply

    12 ottobre 2015 at 12:49 am

    A FEDERICO I persiani non sono danai, però sono più civili di altri popoli che non nomino perché le leggi
    razziali democratiche attualmente vigenti proibiscono questo tipo di osservazioni. I Suoi timori mi sembrano
    ingiustificati.

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