Terroriste Isis uccidono una giovane madre perché allatta suo figlio per strada

raqqaTra gli uomini dell’Isis che opprimono, uccidono e schiavizzano le donne, non dimentichiamo che purtroppo ci sono anche altre donne. Oltre 100000 sono riunite nella brigata al-Kansaa nella città siriana di Raqqa, divenuta proprio una roccaforte del Califfato, dove formano una sorta di Gestapo femminile dello Stato Islamico.

E’ notizia di oggi, lunedì, che un gruppo di queste – che controllano la rigorosa applicazione della sharia per le strade da parte di altre donne – ha mutilato e ucciso una giovane madre che, avvolta nel niqab nero imposto dai Daesh, allattava suo figlio per la strada. Secondo la più stretta osservanza della legge islamica, infatti, non si possono mostrare pubblicamente le parti intime, come per esempio il seno. Pazienza se il neonato ha fame e strilla. Eppure chi scrive ricorda di aver visto una giovane donna con i capelli coperti dall’hijab (il velo non integrale), che all’interno del Museo Egizio al Cairo, in Egitto, camminava allattando tranquillamente il figlio al seno, mentre chiacchierava con altra gente, uomini e donne.

Rimasi stupita, proprio perché non mi aspettavo che ciò avvenisse apertamente in un Paese islamico, ma poi pensai che per la madre di un bambino piccolo, allattare il figlio al seno – se ha la possibilità di farlo – è quanto di più naturale ci sia al mondo e nei testi sacri dell’islam la madre è una figura assai considerata. Ad esempio nella Sunna, la raccolta dei fatti e dei detti di Maometto (hadith), si dice che “Il Paradiso giace ai piedi delle madri” e che alla madre si deve amore e venerazione anche più che al padre, perché è lei a sopportare il peso della gravidanza, le difficoltà del parto e dell’allattamento.

La sura 31 versetto 14 del Corano dice: “Abbiamo imposto all’uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni. Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me”. Nell’islam, Allah comanda di dovere alla madre obbedienza assoluta – a meno che non chieda di commettere peccato –. Questi principi sono anche portate ad esempio da molti musulmani, per spiegare come le donne siano rispettate nel contesto islamico. Ma se in generale non viene rispettata la donna in quanto tale, cosa impedisce di non rispettare, di uccidere anche una madre che allatta il suo bambino per strada? Cosa impedisce persino ad altre donne di comportarsi come uomini della peggior specie, magari illudendosi di essere da questi risparmiate?

Alessandra Boga

Alessandra Boga161 Posts

Nata a Magenta (MI) il 26/08/’80, vive a Meda (MB). Liceo classico, Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano, tesi dal titolo “Donna e islam: la questione del velo”. Ha scritto due libri “Donne la notte” (2009), “Soltanto una donna” (2011). Collabora con “Il Jester”; “Il Legno Storto”, “L’Occidentale”, “Islamofobia”, “Al-Maghrebiya” e la rivista “Genio Donna”

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6 Comments

  • Giovanni Bravin Reply

    29 dicembre 2015 at 1:35 pm

    1- Non confondiamo l’Egitto con gli altri paesi arabi, in qualsiasi settore l’egiziano è vincente.
    2- Che fine ha fatto il bebè?

  • Federico Reply

    29 dicembre 2015 at 1:48 pm

    “…100000 (centomila) donne riunite nella brigata al-Kansaa…”
    O diamo una controllatina ai numeri oppure è meglio che iniziamo a preoccuparci sul serio.
    L’esercito italiano conta cento mila effettivi (uomini e donne)di cui la metà non è truppa da combattimento. Se l’ISIS ha centomila donne combattenti, se aggiungiamo gli uomini (che sono molti di più) quanti diventano?

    D’accordo sul resto.

    • Paolo Reply

      29 dicembre 2015 at 8:43 pm

      Non si dia pensiero, Sig. Federico. Se anche fosse, intanto il nostro esercito non verrebbe (e non verrà) comunque impiegato. Come la storia insegna, provvederanno altri (in questo caso, soprattutto i Russi) a combattere per noi, e toglierci le castagne dal fuoco.

      • Giovanni Bravin Reply

        30 dicembre 2015 at 10:21 am

        Per Paolo. Non sempre le altre nazioni ci aiutano a togliere le castagne dal fuoco, ma ritirano la mano pur di non scottarsi. Negli anni ’80 un consorzio italo-tedesco iniziò la costruzione della diga di Mosul (Iraq). Oggi la diga ha bisogno di seria manutenzione e i tedeschi hanno mandato avanti gli italiani.
        La diga era stata già giudicata instabile dagli Americani durante la loro prima guerra in Iraq. La diga poggia su fondamenta di gesso e karst, molto instabili e soggetti a erosione da parte dell’acqua. I militari USA fecero una provvisoria manutenzione ed ora la storia si ripete. Il Governo italiano ne ha fatto un vanto circa questo appalto, ma io penso che all’Italia toccheranno solo “oneri” da questa impresa e dobbiamo pure aggiungere militari italiani a difesa dei nostri tecnici…..

      • Giovanni Bravin Reply

        30 dicembre 2015 at 10:29 am

        Per Paolo. Integrazione. Karst è la parola internazionale (anglo-tedesca) per indicare il fenomeno carsico, per cui l’acqua erode al suo passaggio, rocce molto friabili!

  • Paolo Reply

    29 dicembre 2015 at 8:46 pm

    “Cosa impedisce persino ad altre donne di comportarsi come uomini della peggior specie, magari illudendosi di essere da questi risparmiate?”

    E’ proprio questo il punto. Le donne musulmane sono le più schiavizzate del pianeta, subendo sin da piccole un lavaggio del cervello che le porta a rendersi le peggiori complici dei loro stessi padroni.

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