Traffico rifiuti, inchiesta disciplinare per capitano carabinieri: “Indagini negligenti”

La procura generale di Brescia ha aperto il procedimento contro Pietro D’Imperio, comandante del Nucleo investigativo. Contestate diverse mancanze in una grande inchiesta sugli smaltimenti illeciti. Per l’accusa avrebbe escluso dalle intercettazioni soggetti importanti e avrebbe svolto controlli inefficaci

Intercettazioni importanti segnate come “normali”, indagini “incongruenti e mancanti” sul traffico organizzato di rifiuti in Lombardia condotte su delega dell’antimafia di Brescia. Con queste accuse il capitano dei carabinieri Pietro D’Imperio, comandante del nucleo investigativo di Brescia e dal 2011 a capo delle principali inchieste del distretto giudiziario, è stato posto sotto procedimento disciplinare dalla Procura generale di Brescia per “marcata negligenza” e sarebbe stato trasferito ad altro incarico. L’azione disciplinare – secondo le informazioni verificate da ilfattoquotidiano.it – è stata promossa nel febbraio scorso, e a Palazzo di giustizia si sarebbero già tenute alcune udienze riservate davanti a una commissione formata dal presidente della Corte d’Appello, da un magistrato del tribunale e da un ufficiale dei carabinieri.

L’inchiesta della Dda di Brescia – che era stata affidata all’ufficiale dell’Arma nell’autunno del 2014 dal procuratore aggiunto di BresciaSandro Raimondi e dall’aggiunto della Dna Roberto Pennisi – riguarda la galassia degli smaltitori di rifiuti in provincia di Brescia, un’indagine che sta procedendo con il contributo, tra l’altro, di un collaboratore di giustizia e sta verificando l’ipotesi di un traffico illecito organizzato di rifiuti in Lombardia. Attività investigative definite dai magistrati “delicate e complesse”, durante le quali il capitano D’Imperio avrebbe “perseverato nel tenere condotte – secondo l’accusa della Procura generale di Brescia – connotate da marcata negligenza”, pur essendo stato affiancato, a tre mesi dall’inizio delle indagini, da un ufficiale superiore dopo le “doglianze espresse per iscritto dal magistrato”.

L’atto di incolpazione dell’ufficiale è datato 5 marzo 2015 e contesta l’“inosservanza delle norme che disciplinano le funzioni di polizia giudiziaria”: dai controlli effettuati sui camion in uscita da una discarica “quando ormai non era più possibile verificare la reale natura dei rifiuti conferiti”, allo scavo di trincee esplorative “poco profonde e poco significative” in un sito di smaltimento, alla mancata redazione di una relazione richiesta dal pm sulla rete societaria di un’importante holding di smaltimento rifiuti. Condotte che erano state segnalate nel novembre 2014 dal pm Sandro Raimondi e per cui il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Giuseppe Spina, aveva affiancato al capitano D’Imperio un superiore per sovrintendere al posto suo alle indagini.

Ma le condotte “negligenti” del capitano, secondo la Procura generale di Brescia, sarebbero continuate anche nei mesi seguenti, arrivando fino alla gestione delle intercettazioni: l’ufficiale – sempre secondo l’accusa – non avrebbe inserito nelle richieste di intercettazione soggetti che avevano assunto un “ruolo centrale” nella vicenda, e non avrebbe segnalato il fatto che alcuni di essi “preferivano l’utilizzo della posta elettronica anziché del telefono”, oltre a non essere intervenuto “di fronte al pericolo di gravi contaminazioni ambientali per perdita di percolato”.

Tra le contestazioni mosse all’ufficiale anche quelle relative a due telecamere nascoste installate presso una discarica subito individuate dai dipendenti della ditta, e a intercettazioni che non sarebbero state portate all’attenzione del pm. In alcune delle telefonate intercettate, in cui parlano i responsabili di una discarica di rifiuti speciali sotto inchiesta, gli indagati dimostrano di essere informati su dinamiche d’ufficio che riguardano i magistrati della Procura di Brescia.

Andrea Tornago per Il Fatto Quotidiano / Foto Fatto Quotidiano

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