Un Matteo Renzi bipolare sbotta: “Questo Renzi non mi piace”. Se è per questo neanche a noi

unnamedNon appena avuta conferma della nuova sonora sconfitta elettorale determinata dai ballottaggi, Renzi è caduto in profonda depressione, perchè è evidente a tutti, in primis allo stesso premier, che a perdere non sono stati il PD ed i suoi spesso discutibili candidati, ma lui stesso in prima persona, il suo modo di fare, la sua politica autolesionistica per il Paese, a tratti persino con risvolti demenziali. Per tirarsi fuori dalla cupa palude della delusione e dal disorientamento in cui era sprofondato, Renzi s’è disteso su un lettino sottoponendosi ad una lunga seduta full immersion di training autogeno, al termine della quale è arrivato ad una importante conclusione: questo Renzi “non gli garba”, lui non si piace. Un giudizio severo, ma sincero e spontaneo, sul quale siamo completamente d’accordo e che, se la cosa può consolarlo, è condiviso da decine di milioni di italiani. E’ sulle motivazioni per cui questo Renzi non piace che la nostra opinione, e quella di decine di milioni di italiani, diverge completamente, anzi è diametralmente opposta a quella del premier.

Secondo le sue stesse dichiarazioni lui si “odia” – s’intende, solo politicamente parlando – perchè non si riconosce più in quello che definisce, con un preoccupante sdoppiamento della personalità, il Renzi.1, il rottamatore che voleva spaccare il mondo della politica, trasformare il PD in una grande forza centrista di stampo socialdemocratico, rilanciare ed ammodernare il Paese, restituire un futuro ai giovani. E si sente deluso da questo Renzi.2 che per quieto vivere s’è lasciato un po’ andare con i compagni di partito che invece l’hanno “fregato”, facendogli perdere le elezioni con la proposizione di candidati impresentabili per buttarlo giù da quel piedistallo del 40 % su cui lui era salito, facendolo pesare a tutti, dopo le europee. Il presupposto per questa sua autocritica è, ovviamente, che la colpa del disastro elettorale “non può essere sua, ma è degli altri”. Questo è un tratto peculiare del carattere di Matteo Renzi, che si prende sistematicamente il merito di tutto ciò che è positivo, scaricando le colpe per tutto quanto è negativo sulle spalle degli altri e prendendosela col mondo.

Nella sua megalomania, la sua smisurata, quanto infondata, autostima non concepisce che il risultato elettorale possa essere sincero e che possa essere dovuto alla raggiunta consapevolezza da parte degli elettori, dopo un anno e più di menzogne, di essere di fronte ad un ciarlatano, ad un politico inattendibile che ha promesso tutto senza realizzare quasi nulla, assolutamente improponibile ed inadeguato a condurre il governo di un Paese come l’Italia. Lui invece se la prende con gli altri che l’han fatto sbagliare, e con il Renzi.2 che a questi altri ha dato retta, e tuona: “Basta con le primarie”, come a dire “da oggi in poi comando solo io e decido tutto io”. Il solito Renzi per il quale una stessa cosa è lecita e giusta se conviene a lui, illecita ed ingiusta se non gli conviene. Noi ricordiamo i suoi piagnistei quando Bersani limitò l’accesso alle primarie del PD con iscrizioni a pagamento nell’intento, secondo Renzi, di tagliarlo fuori dalla corsa alla segreteria. Ricordiamo che Renzi, per evitare la trappola tesagli dall’uomo politico di Bettola, sostenne vigorosamente la tesi, in antitesi a quella di Bersani e di altri dirigenti della vecchia guardia PD, che non necessariamente il candidato premier deve coincidere con il segretario del partito. Poi però lui che ha fatto? E’ vero che dopo essersi preso il partito ha lasciato Enrico Letta a fare il premier, ma la sua coerenza è durata un paio di mesi, dopo di che s’è preso entrambe le cariche, quella di capo del governo e quella di segratario del PD. Quando son servite a lui le primarie andavano fatte a tutti i costi, ora che non gli convengono più basta con le primarie. Ci si può fidare di un soggetto simile?

Purtroppo Renzi non lo sa, ma soffre della sindrome della sinistra, quella di piegare la realtà oggettiva agli interessi di parte e sostituirla con una realtà soggettiva che però diviene quella ufficiale se a deciderla è il partito nella persona del suo segretario. E’ una vecchia ed inveterata abitudine che sta nel DNA di tutte le formazioni politiche che hanno ereditato il “patrimonio” delle lotte di classe degli operai per “la pace, il lavoro e la giustizia sociale”. Perchè hai voglia a dire che sono altri tempi e che le cose son cambiate, che il socialismo reale poi ha assunto un volto umano per poi diluirsi nelle grandi e popolari socialdemocrazie. Le radici sono importanti e contano sempre, perchè la pianta che spunta dalla terra è il risultato delle radici che ci stanno sotto. Ne è un esempio l’elemosina degli 80 euro, o le restituzioni a macchia di leopardo di quanto trattenuto a tutti sulle pensioni per la mancata perequazione del 2012-13, un intervento al limite della rapina successivamente dichiarato incostituzionale dalla Consulta. In questi casi il principio base per gli interventi disposti da Renzi, .1 o .2 che sia, è stato dispotico ed inappellabile, e deciso dal premier con riferimento ad una arbitraria definizione dello stato di bisogno da lui stesso escogitata.

Esemplifichiamo per farci intendere. Secondo il Renzi-pensiero, un pensionato è bisognoso non perchè sia effettivamente ed oggettivamente povero od indigente, ma lo è se è lui a definirlo tale. La realtà soggettiva prevale su quella oggettiva, retaggio di una pratica consueta dei regimi comunisti dal volto umano o disumano che fossero. Per cui il Renzi stabilisce che la restituzione sia di 750 euro per i percettori di assegni sotto i 1750 euro e poi a diminure per fasce, sino a non restituire nulla agli over 3000 euro (lordi). Una presunzione di netto stampo sovietico, perchè chi lo dice che il percettore di un assegno di 1700 € sia più bisognoso di chi ne percepisca uno di 2500 € ? Mettiamo che il primo abbia una moglie pensionata con assegno di 900 euro, cioè che possa contare su 2600 €, mentre il secondo rappresenti l’unica fonte di reddito di un nucleo familiare in cui ha moglie e due figli disoccupati a carico, uno dei quali magari sposato per cui deve pure mantenere nuora e nipoti, ed ecco che il secondo pensionato considerato è molto più bisognoso del primo. O no? Quindi la giustizia e l’equità sociale non sono valori assoluti, definibili a chiacchiere e distinguibili con fasce e percentuali, ma sono situazioni oggettive da valutare con criteri oggettivi, uno dei quali, nel nostro esempio, potrebbe essere quello dello splitting fiscale, in base al quale aliquote e provvidenze vengono determinate in rapporto al reddito effettivo pro-capite in un nucleo familiare, non a quello assoluto che dice poco o niente.

Per questo a noi e ad altri 45 milioni di italiani Renzi non piace, nè in versione .1, nè in versione .2. Gli avevamo dato credito, pur tra mille cautele, e lui ci ha ripagati con fatui effetti speciali, anzichè fare le cose più semplici che spesso sono anche le più efficaci e che danno i migliori risultati. Invece di mettersi presuntuosamente contro tutto e tutti, il neo premier avrebbe potuto e dovuto affidare al buon senso del diligente padre di famiglia ed a sano pragmatismo politico la rotta del suo governo. Come gli abbiamo detto ieri in relazione alla bocciatura della sua politica anche da parte della Corte dei Conti, gli sarebbe bastato mettere ordinatamente in fila i provvedimenti più attesi dagli italiani per cogliere l’opportunità offerta dalla favorevole congiuntura internazionale – dollaro forte, petrolio ai minimi storici, ripresa delle locomotive dell’economia mondiale – per avviare il Paese sulla strada ripresa. Che si aspettavano gli italiani da lui? Subito la moralizzazione e la riduzione dei costi della politica. La spending review gliel’avevano fatta la CdC e Cottarelli, lui l’avrebbe solo dovuta attuare. Con questo provvedimento avrebbe eliminato sprechi, clientele e spese pazze liberando le risorse, valutabili tra i 50 ed i 70 miliardi, necessarie a finanziare Job’s Act, ammodernamento del nostro obsoleto sistema produttivo, sostegno ai consumi, all’occupazione, il nuovo sistema scolastico e l’ammodernamento del Paese.

Per rilanciare l’economia ci sarebbe voluto il coraggio di intraprendere un profonda riforma del fisco, recuperando dall’area dell’evasione e dall’introduzione del conflitto fiscale il gettito perso per ridurre le tasse sul lavoro e l’irpef, con ciò favorendo investimenti produttivi e consumi, cose cioè che creano lavoro. Con il rilancio dell’economia, a cascata con effetto domino in tempi ragionevoli si sarebbero potute mettere in cantiere con calma e lungimiranza tutte le altre riforme che il Paese aspetta da sempre, ma che per colpa di Renzi sono destinate a rimanere lettera morta anche in questa legislatura, l’ennesima andata a vuoto su questo fronte.

Renzi non ci piace perchè ricordiamo ancora quando promise di mettere mano al sistema di 8000 aziende locali partecipate o municipalizzate, 7000 delle quali assolutamente inutili, e di cancellare i 500 enti inutili che servono solo ad alimentare le clientele, gli sperperi, i privilegi di politici corrotti a scapito dei cittadini. Se avesse dato seguito alle sue promesse di moralizzare la politica ed eliminare gli sprechi, chi nel Parlamento non gli avrebbe dato trasversalmente una mano per raggiungere questi obbiettivi? Ora non può accampare scuse, queste cose non le ha fatte un po’ per obbiettiva incapacità, molto perchè non le ha volute fare perchè sono negli interessi di tutti, tranne che dell’area politica che rappresenta e che deve tutelare per tutelare se stesso e le proprie smodate ambizioni. Perchè sono proprio quelli del suo partito quelli ad essere più radicati sul territorio, dentro alle aziende locali, a controllare i centri di corruzione e di dissipazione di ingenti risorse sottratte ad investimenti produttivi ed all’innovazione tecnologica, cioè al lavoro ed al benessere di tutti. Per questo Renzi non ci piace, nè in versione punto zero, nè in quella punto uno, nè in quella punto due. Ieri sera in TV ha affermato, riferendosi ad Ignaro Marino, “chi non sa governare resti a casa”. Sia coerente, questo vale anche per lui. Anzi, no, è una di quelle cose che vanno fatte con riferimento agli altri, ma che non vale se riferita alla sua augusta persona. Ancora una volta, la realtà soggettiva di Renzi ha la meglio sulla realtà oggettiva dei fatti, e diventà la verità universale a cui tutti, per assecondare il suo delirio di onnipotenza, dovrebbero adeguarsi.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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6 Comments

  • Monica Cappellini Reply

    17 giugno 2015 at 2:20 pm

    an opinionated man = bipolare malato mentale
    cosa C faccia li’ nn si sa
    chi lo ha messo li’ si sa
    fuoco!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • giuseppe Reply

    17 giugno 2015 at 5:04 pm

    L’articolo condivisibile.
    Eh si Cottarelli dava fastidio ai potentati, soprattutto PD e riciclati. E pensare che 50/70 miliardi di Euro potevano servire per ababssare le tasse e fa ripartire l’economia.

  • Sandro Cecconi Reply

    17 giugno 2015 at 9:20 pm

    “Un Matteo Renzi bipolare sbotta: “Questo Renzi non mi piace”. ”

    Quando lo vidi per la prima volta circa 4 anni orsono dissi a mia moglie: si sta preparando un altro egoarca inutile e dannoso.
    Appunto.

  • Sandro Cecconi Reply

    21 giugno 2015 at 11:56 am

    Rosengarten,

    se fosse vera la notizia che Mr. B1 intende fare il Nazzareno 2 allora sarebbero in due ad essere bipolari. Non crede?

    • Rosengarten

      Rosengarten Reply

      23 giugno 2015 at 8:07 am

      Altrochè. Se è per questo a me è bastato il Nazareno 1. Del resto le sinistre si nutrono dei nobili sentimenti dei buonisti di centro che poi strumentalizzano alla propria politica ed ai propri interessi. Guardi che sfacelo ha creato e dove ha portato il Paese l’alleanza tra cattolici e comunisti o post comunisti, da Moro in poi e con il suo ovvio sviluppo del consociativismo, cioè la mutua accondiscendenza alle clientele, ai privilegi, agli sprechi, allo statalismo. Al solito la storia non insegna nulla, se non a pochi. I regimi comunisti nel 1948-49 presero il potere nei Paesi dell’Est europeo mica con i carrarmati, con questi difesero e consolidarono in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia i propri regimi, ma grazie ad alleanze di governo con partititi di estrazione cattolica, della destra moderata e dei socialdemocratici. Formazioni subito fagocitate dal Partito Comunista nazionale dappertutto, con i dirigenti delle quali, i cosiddetti utili idioti, scomparsi nei Goulag o fucilati di nascosto. Contano i fatti ed i fatti dicono che la destra è alternativa alla sinistra, punto. Quando in Italia la politica funzionava così il debito pubblico era zero e lo Stato sino al 1975 chiudeva il bilancio in perfetto equilibrio e nonostante questo il Paese prosperava sino a diventare il 4° Paese più industrializzato del mondo. Poi arrivarono i socialisti, un cavallo di Troia a fare da apripista ai comunisti del PCI, che poi si disfecero di Craxi e degli altri quando non servivano più. Due domande: secondo voi il PD avrebbe appoggiato un governo presieduto da Berlusconi o da un altro di area FI varato per “salvare l’Italia” con l’imbroglio dello spread ? Altra domanda: gli epigoni, i discendenti del PCI li vediamo, sono di fronte a noi. Hanno cambiato sigla, ma sono sempre gli stessi e sempre qui. Chi sono i discendenti della DC una volta che Casini s’è politicamente suicidato? Ditemene uno. Rosengarten

      • giuseppe Reply

        24 giugno 2015 at 5:02 pm

        ben detto! anzi ben scritto!!!

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