Vendola rinviato a giudizio: con l’Ilva è stato più “sinistro” che “ecologico”

unnamedIl 7 marzo del 2014 Qelsi pubblicò un articolo dal titolo auto-esplicativo: “Ilva, sinistra alla sbarra: il PG chiede il processo per Vendola ed altri 52 soggetti”. Quel processo è arrivato e comincerà il prossimo 20 ottobre. Nell’articolo richiamato, spiegavamo per filo e per segno tutte le nefandezze commesse da una sinistra pugliese e nazionale arrogante e corrotta, che nel caso dell’Ilva di Taranto ha tradito tutti : i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, i cittadini della Città dei Due Mari, alcuni dei quali uccisi dalla tossina e dalle sostanze tossiche immesse nell’aria con i fumi, il Paese che ha visto fare scempio della seconda maggiore acciaieria d’Europa e visto gravemente compromesso un settore strategico come quello della siderurgia degli acciai speciali. Sinistra, ecologia e libertà che a Taranto è diventata sinistra e sistematica devastazione dell’ambiente, dei posti di lavoro e della libertà di viverci.

Il gup del capoluogo pugliese ha rinviato a giudizio 44 persone e tre società per disastro ambientale e/o concussione aggravata, come nel caso dell’ex governatore. Quando il 23 dicembre del 2013 a Vendola venne comunicata l’iscrizione nel registro degli indagati, lo Zar emerito di tutte le Puglie si abbandonò ad una delle sue solite melodrammatiche sceneggiate dichiarando al colonnello della finanza che glielo notificava che avrebbe “preferito la diagnosi di un tumore piuttosto che ricevere quella notifica”. Dopo quello che aveva combinato con l’Ilva sarebbe forse stato accontentato se invece di risiedere a Bari lo Zar si fosse trasferito a vivere a Taranto, meglio se nel quartiere di Tamburi.

Nell’art. richiamato scrivemmo: “Quando fu processato per abuso d’ufficio perchè taroccava i concorsi pubblici, promise che se l’avessero condannato avrebbe lasciato la politica. Una promessa facile da fare dato che sapeva che a giudicarlo sarebbe stata l’amica del cuore della sorella Patrizia Vendola ed anche sua personale, il gup Susanna De Felice. Stavolta l’esito di un procedimento giudiziario appare molto meno scontato, visto che oltre ai riscontri obbiettivi, ci sono addirittura delle chiare intercettazioni telefoniche ad incastrarlo”.

Vendola è accusato di avere esercitato forti pressioni su Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa, l’agenzia regionale di protezione ambientale, in pratica minacciandolo di licenziamento se non si fosse allineato alle richieste dell’Ilva di “ammorbidire” la sua posizione intransigente sui limiti posti per le emissioni nocive per l’ambiente ed i cittadini di Taranto. Come si ricorda nella istanza di rinvio a giudizio, con questa sua iniziativa Vendola avrebbe permesso all’Ilva di continuare la produzoione senza alcun intervento di bonifica e, peggio ancora, per la riduzione delle emissioni inquinanti che mietevano vittime tra la popolazione. La concussione aggravata è contestata in concorso con Girolamo Archinà, all’epoca responsabile delle relazioni istituzionali dell’acciaieria dei Riva. Per dare un’idea del contenuto delle intercettazioni, riportiamo integralmente un brano dell’articolo di cui sopra:

“Sempre alle prese con il problema dell’Aia (cioè con la normativa che poneva i limiti delle emissioni, ndr) Archinà si rivolse pure a Vendola, per lamentarsi dell’atteggiamento di Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa di Puglia (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente), che non sembrava propenso a concedere un parere positivo alla continuazione delle produzioni dell’Ilva senza sostanziosi accorgimenti correttivi degli stabilimenti di Taranto. Archinà (per conto dei Riva, ndr) insiste e richiama Vendola il quale lo rassicura: “Tranquillo, non mi sono dimenticato di voi”. Invece di difendere il suo stretto collaboratore (Assennato, ndr), Vendola si abbandona allo sperticato elogio telefonico dei Riva: “L’Ilva è una realtà produttiva cui non possiamo rinunciare; e quindi, fermo restando tutto il resto, dobbiamo vederci, dobbiamo dare garanzie. Volevo dirglielo, perchè (Assennato, ndr) poteva chiamare (in italiano sarebbe :Assennato avrebbe potuto chiamare, ndr) per dire che il presidente della Puglia non si è defilato”. Che Vendola abbia severamente redarguito il suo collaboratore presidente dell’Arpa (perchè non si piegava, ndr) è lo stesso Assennato a confermarlo. In una conversazione intercettata il 23 giugno 2010 tra lui e Archinà, Assennato si incavola di brutto col dirigente dell’Ilva: “Girolamo, sono molto incazzato! La dovete smettere di comportarvi così, di andare dal presidente (Vendola, ndr) a dire che siete vittime di una persecuzione dell’Arpa. Vendola questa mattina ha convocato Massimo Blonda (direttore scientifico dell’Arpa, ndr) e gli ha rimproverato di essere persone senza palle!”

Il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha così commentato la decisione del gup Vilma Gilli sui rinvii a giudizio e i riti abbreviati degli imputati dell’inchiesta per il disastro ambientale dell’Ilva : “Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l’istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento. Per noi è un motivo di tranquillità, perchè noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, che sono sempre dietro l’angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, invece ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni di merito”. Noi non chiediamo altro che conoscere quello che è successo a Taranto e chi sono i responsabili di tanti disastri e di tante morti e di tante sofferenze.

Del resto, i processi servono proprio per inchiodare i colpevoli alle proprie responsabilità o per consentire ai non colpevoli di dimostrare la propria innocenza. Nel suo caso, con tutte le circostanze che lo riguardano da chiarire, l’ex Zar dovrebbe essere grato ai magistrati qualora questi gli consentissero di poter fornire ampia prova della sua dichiarata, ma tutta da verificare, estraneità ai fatti a lui contestati e da un’accusa infamante e squalificante di concussione aggravata, cioè in pratica di “venditore di morte” in cambio di vile denaro. Una cosa è certa, però, che stavolta, se lo assolveranno, sarà perchè è innocente, non perchè è amico della gip che lo ha assolto per un abuso di cui era reo confesso, solo perchè era la migliore amica della sorella.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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2 Comments

  • gbravin Reply

    24 luglio 2015 at 8:46 am

    Stranamente, nessuna lamentela sull’inquinamento di Taranto, è stata fatta da militari e famigliari presenti in quella città….
    Poi, quando ci sarà il primo morto, si sveglieranno, come fecero in Sardegna per uranio impoverito, o altrove per l’amianto!

  • giuseppe Reply

    24 luglio 2015 at 8:41 pm

    L’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola di SEL, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido del PD e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano di SEL verranno processati con un accusa infamante: disastro ambientale. Altro che mazzette, qui ci sono di mezzo morti, caso analogo anche per la tessera n.1 del PD (forse si forse no), De Benedetti a processo per omicidio dovuto all’amianto Olivetti.
    Vendola avrà anche questa volta un giudice o pm amico della sorella che lo assolverà???? intanto che si prenda un avvocato, e con i suoi vitalizi che spenda un po’ di soldi ….. nostri!

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