Venezuela: il socialismo ha portato alla fame uno dei Paesi più ricchi del mondo

unnamedAlla fine di maggio del 1498 Cristoforo Colombo, al comando di una piccola flotta di sei velieri, gettò l’ancora al centro di uno splendido golfo dietro al quale si estendeva un territorio rigoglioso. Ancora una volta e senza saperlo, come gli era già successo quando arrivò in Nord America, Colombo aveva scoperto una nuova terra, quella che poi diverrà il Sud America. Una nuova distesa di terra che lui battezzò Tierra de Gracia. L’anno dopo, messo sull’avviso da Colombo, da quelle stesse parti arrivò in missione esplorativa Amerigo Vespucci il quale, notando che molti indigeni vivevano in zone lagunari su palafitte che emergevano dal mare, come fecero mille anni prima i veneti esuli di Aquileia per sfuggire ad Attila, ribattezzò quella terra Venezziola o Venezuola, un diminutivo poi forgiato in quello di Venezuela dalla lingua spagnola.

Da sempre colonia spagnola come tutto il Sud America con l’eccezione del Brasile, il Venezuela è famoso per avere dato i natali al Libertador, cioè a Simon Bolivar, che prima a capo di una rivolta, poi di una guerra d’indipendenza, nel 1821 liberò il Paese affrancandolo dal dominio straniero, così come poi fece anche con Panama, Colombia, Perù, Ecuador e Bolivia. Da allora il Venezuela è rimasto sepolto nell’anonimato, noto solo ai naturalisti per essere uno dei 17 Paesi del mondo ufficialmente caratterizzati da grande articolazione ecologica, con microclimi che vanno dal desertico al temperato, dal tropicale a quello alpino, dove al fresco allignano numerose e variopinte comunità di tedeschi. Il Venezuela balzò agli onori delle cronache perchè, dopo essere stato per secoli terra di cacao, tabacco, canna da zucchero, caffè, cannella, riso, mais, patate, manioca e banane, negli anni ’50 “ebbe la fortuna” di scoprire immensi giacimenti di idrocarburi nelle sue viscere.

Si avviò così l’estrazione di gas e petrolio su grande scala, il Venezuela divenne il quinto paese esportatore del mondo, e l’improvviso fiume di petro-dollari che travolse i venezuelani dette loro non solo la grande euforia peculiare dei “nuovi ricchi”, ma li consigliò di dismettere qualsiasi altra attività : al diavolo l’agricoltura, le fabbriche non ci servono: il petrolio basta ed avanza. Ma non avevano fatto i conti con la prorompente capacità disgregativa del socialismo reale, e quella petro-fortuna si tramutò nella disgrazia di una petro-dipendenza, per di più condizionata dall’incapacità politico-gestionale propria dei regimi filo-marxisti che rinnegano le leggi del libero mercato.

Da allora il Venezuela ha vissuto in pratica solo di petrolio. La foto ad oggi è che il Paese importa l’85 % di quello che consuma e che nel bilancio dello Stato la voce gettito da esportazione di idrocarburi pesa da sola per oltre il 96 %. Teoricamente una pacchia, perchè le riserve accertate ammontano ad 80 miliardi di barili, ma secondo le stime di Bp le riserve effettive ammontano a 298,3 miliardi di barili, più di quelle dell’Arabia Saudita, 266 miliardi, del Canada, 176 miliardi, ed addirittura sette volte superiori a quelle degli Usa pari a 44 miliardi di barili.

La capacità produttiva teorica del Paese è di 4,4 milioni di barili al giorno, ma con la presa del potere da parte del socialista Hugo Chavez, defunto due anni fa e sostituito dal suo delfino Nicolas Maduro, la produzione è ufficialmente scesa a 3,3 milioni secondo la propaganda governativa, ma di fatto si è ridotta a soli 2,7 milioni secondo i dati accertati dall’Opec. Quindi, in teoria a Caracas potrebbero dormire sonni tranquilli, perchè possono continuare ad estrarre petrolio per altri 160mila giorni, cioè per altri quattro secoli e 38 anni. In teoria. Perchè se non sai produrre, non sai vendere e per di più il prezzo del greggio si dimezza in meno di uno di quei 438 anni e, come non bastasse, adesso pure Obama si schiera per le energie pulite ed alternative, ecco che la pacchia si trasforma in una tragedia, perchè non hai più gli introiti che servono per acquistare quello che non produci, cioè in pratica tutto a parte caffè e banane.

Il defunto dittatore Chavez, che ha farcito di articoli populisti la Costituzione Venezuelana, incluso quello del diritto ad un cibo che nella “piccola Venezia” non si può più garantire a nessuno, ma che ha fatto sparire il limite dell’eleggibilità del presidente per più di due mandati consecutivi, (lui stava al terzo più uno) fece partire dalla PdVSA (Petroleos de Venezuela S.A.) la solita campagna di nazionalizzazioni dei regimi autoritari di sinistra. Quella politica statalista fece piombare il Venezuela in un regime di economia pianificata, quella abbandonata per chiusura fallimentare più di un decennio prima dai Paesi del cosiddetto Est Europeo, dall’URSS alla ex Germania Est, che l’avevano sperimentata con esisti disastrosi per oltre quattro decenni prima di decidere che Marx e Marcuse si sbagliavano e che Smith, Keynes e Nash avevano ragione.

Con la statalizzazione delle imprese, furono cacciati i tecnici europei e nordamericani e con loro se ne andarono know-how, tecnologie e capacità imprenditoriali ed organizzative; si cambiarono i modelli di gestione e di marketing con conduzioni improvvisate ed irrazionali fai-da-te, alla come-viene-viene, tipico di imprese statali in balia delle pratiche clientelari, dei prezzi politici, con imprese nè motivate, nè incentivate. Anzichè adeguarsi al mercato ed assecondarne le pratiche per rendersi competitivi si diede luogo ad una gestione politica del business che ha portato al fallimento del Paese. Da circa un anno, sembra incredibile, ma il depositario dei maggiori giacimenti di petrolio e gas del mondo è divenuto importatore esso stesso. Il petrolio per il Venezuela arriva dall’Algeria, varietà Saharan Blend, molto leggero e volatile, con il quale, secondo attendibili rapporti riservatissimi intercettati dalla Reuters, i venezuelani diluiscono il mare di greggio pesante, quasi bituminoso che estraggono dalla faglia dell’Orinoco, per renderlo commerciabile. Ed importano pure la nafta per i motori diesel perchè non sono in grado di produrla.

Nel 1999, quando Chavez divenne presidente, il petrolio valeva meno di 10 dollari al barile, prezzo che è sempre salito sino a raggiungere i 110 dollari un anno fa. Ma nonostante questo, invece che una fortuna il mare di greggio su cui galleggia si sta rivelando una disgrazia per il Venezuela. Oltre la metà di quello che producono lo regalano a Cuba e ad altri Paesi simpatizzanti del socialismo chaviano, un po’ lo consumano in casa, il resto va in Cina praticamente gratis a parziale compenso dell’enorme prestito in dollari ricevuto da Pechino che in pratica ha in mano le leve dell’economia venezuelana. Però gli imperialisti per Maduro sono gli americani. La bilancia del commercio estero è divenuta via via sempre più deficitaria, e siccome non si poteva esportare di più e non si sa produrre niente si è dovuti ricorrere al drastico taglio delle importazioni con le conseguenze per la popolazione che è facile immaginare.

I supermercati sono ormai completamente svuotati e per comprare un pezzo di pane occorre fare la fila a partire dal cuore della notte. Ci sono tecniche particolari: uscire di casa e mettersi in fila con del denaro in tasca significherebbe essere aggrediti e rapinati, spesso uccisi, per quattro bolivar fuerte, quelli che hanno introdotto di recente (1 euro = 7 bolivar fuerte) perchè i bolivar precedenti, col 65 % annuo di inflazione, erano diventati carta straccia. Per cui sono i familiari a fare da spola e portano i soldi che servono a chi sta in fila solo al momento in cui si sta per entrare in possesso della merce. Ormai, da un paio di anni siamo sulla media di quasi 50 omicidi al giorno, questo è il clima sociale creato dai progressisti tanto apprezzati pure a casa nostra, ed i “retro dei peggiori bar di Caracas” sono diventati luoghi sicuri e da educande rispetto alla virulenza di una criminalità capillarmente diffusa nella capitale.

Per trovare qualcosa da comprare, riso, latte, pane, farina, pannolini ed omogeneizzati, occorre rivolgersi al mercato nero. Per distribuire quel poco di cibo disponibile, Maduro è ricorso a varie misure. Ha varato una legge che imponeva prezzi politici abbordabili pure per i più indigenti. Risultato, generi di prima necessità e medicinali introvabili, letteralmente fatti sparire e campo libero a speculazioni ed aggiotaggio. Allora ha lasciato che i prezzi aumentassero quasi secondo le leggi del libero mercato, ma a quel punto sono arrivati ad un livello tale da fare sollevare l’intera popolazione, che ha assaltato mercati e negozi arraffando quello che si poteva con furia cieca e distruttiva. Morti a decine, arresti a migliaia soprattutto nelle fila dell’opposizione legalista, democratica e liberale, con il popolo che ormai ha completamente voltato le spalle a quel governo che per anni, fino a che il petrolio ha tenuto, aveva osannato.

Adesso si è arrivati ad introdurre un sistema di “rilevamento biometrico”, cioè un “sistema di raccolta di impronte digitali per la sicurezza e la sovranità alimentare del popolo” come viene propagandato in TV dal regime. Come ha spiegato l’esponente del governo Andres Eloy Mendez, il Sovrintendente dei Prezzi Giusti, ci sono “standard di consumo familiare, per cui si potranno identificare gli acquisti eccedenti gli standard, su cui poi si farà un controllo successivo”. L’opposizione ha già bollato come “olocausto biometrico” questa misura, mentre il deputato Luis Edgardo Mata l’ha definita come “l’ultima di una catena di umiliazioni cui si sta sottoponendo la popolazione, che ora verrà sottomessa anche dalla pancia”.

Maduro è frastornato ed incredulo. Da sempre, il regime chavista era salito sul carro della Rivoluzione Cubana, un ammirato e condiviso modello politico, economico e sociale che Chavez importò senza tentennamenti in Venezuela e che Maduro continua a coltivare. Dietro a Chavez ed a Maduro ci sono sempre stati i fratelli Castro, ma l’attuale presidente venezuelano ora è confuso e non sa più che pesci prendere dopo che Papa Francesco è stato ricevuto a Cuba in pompa magna appena un paio di mesi fa, che Raul Castro ha aperto amichevoli relazioni con gli Usa, sinora considerati il Satana della politica, i più nemici dei nemici, la centrale dell’imperialismo e dello sfruttamento colonialista dei popoli, nonchè le recenti aperture del mercato cubano al consumismo, avallate pare dal Lider Maximo in persona. I dubbi di Maduro aumentano, ma siccome non ha il carisma alla Renzi del suo predecessore che incantava con le chiacchiere, per rimanere in sella contro il volere di oltre l’80 % del popolo venezuelano deve ricorrere alle manieri forti: minacce, terrore, squadroni della morte, desaparecidos, uso militare della polizia. E Caracas ed altre città del Paese ridotte a fortini assediati della resistenza democratica contro il “socialismo” dal volto disumano.

Il capo politico dell’opposizione, il sindaco di Caracas Antonio Ledezma lo scorso febbraio è stato preso e sbattuto in galera con la risibile accusa di aver ordito un colpo di stato contro colui che vanta il pieno controllo dell’esercito, della polizia, dei tribunali, della stampa, della TV, delle banche, dei poteri forti. In una intervista rilasciata qualche mese fa ad un quotidiano torinese, Ledezma ha raccontato di lunghe file davanti alle farmacie, ai negozi di generi di prima necessità, della penuria di qualsiasi cosa che hanno fatto montare la protesta, con oltre 3000 manifestazioni nel Paese, spesso sfociate in durissime e sanguinose rivolte popolari, con tanto di scontri armati con esercito e polizia. Scontri che nascono spontaneamente dalla disperazione della gente, ma che il maoista, cattolico-sionista, nonchè induista Maduro attribuisce a manovre destabilizzanti degli imperialisti americani ed ai (soliti) gruppi fascisti e di bande criminali che portano avanti la strategia del golp continuo col quale vogliono far cadere il governo socialista.

Invece, sottolinea Ledezma, “quello che succede è conseguenza dell’incapacità di quanti non hanno saputo guidare l’economia del Paese, e hanno fatto i loro interessi, talvolta illeciti, con casi accertati di furti, ruberie e tangenti da parte dell’establishment e dei suoi affiliati”. Sono veramente impressionanti le analogie tra il Partito Socialista Unito ed il PD che governano entrambi da prepotenti perchè “hanno i numeri”, nonchè di quello che combina il governo venezuelano con quanto sta avvenendo in Italia ad opera dei Renzi, dei Padoan, delle ochette starnazzanti che contornano il premier, dei Marino, e dei Crocetta e dei sistemi di potere descritti da Buzzi, il guru delle cooperative rosse. Anche perchè poi Ledezma ha proseguito :”Il governo ha cooptato tutte le istituzioni che, come abbiamo già detto, sono state ridotte ad apparati della maggioranza che compiono abusi di potere. Si nega il diritto a protestare, si usa dispoticamente la polizia per reprimere, si attacca la libertà di espressione, si deteriora il diritto di proprietà. Abbiamo un debito esorbitante che ipoteca il futuro delle nuove generazioni (a chi lo dice…, ndr). La Banca per lo sviluppo cinese ha già concesso un fondo di diversi miliardi di dollari”.

“A ciò si aggiunge quanto dato dalla Russia: solo da ultimo, due miliardi di dollari. Questo denaro è già svanito. Ne deriva che la nazione sta ipotecando la produzione di petrolio per il proprio futuro (col rischio che se non cambiano le cose tra un po’ il petrolio venezuelano sarà tutto dei cinesi senza aspettare altri 437 anni, ndr). Il Governo inoltre sta per concludere un accordo per il finanziamento di Pdvsa per altri due miliardi di dollari, che saranno destinati al sostegno della produzione nella faglia petrolifera dell’Orinoco, la maggiore fonte di riserve di idrocarburi del mondo. Ma la gente si chiede dove sono e dove andranno i benefici di queste operazioni? Maduro sopravvive politicamente a forza di repressione e con i mezzi di cui dispone senza dar conto, perché non vi sono istituzioni di controllo che ne limitino le azioni (Sembra che parli di Renzi che disattende le sentenze della Consulta e va avanti a Parlamento ingessato, ma senza che nulla sul Colle si muova, ndr). Usa la forza della polizia e dei militari senza limiti, oltre a gruppi armati chiamati “Collettivi”, che non sono altro che fazioni paramilitari al servizio del governo, i cui crimini restano impuniti”.

Una volta si raccontava come il comunismo fosse una piaga da curare, che però aveva un pregio, quello di funzionare nei paesi molto poveri, dove rappresentava il minore dei mali, perchè non arricchiva nessuno (burocrati del partito a parte), ma faceva mangiare tutti. Adesso il socialismo alla Chavez e Maduro e la socialdemocrazia piddina alla Renzi si sono evoluti, sono cambiati, si sono aggiornati e, questa è la novità, hanno preso a funzionare al contrario : affamano o stanno affamando Paesi una volta ricchi e felici, come il Venezuela, come l’Italia. Ma Renzi qui e Maduro là sono sereni : va tutto bene e chi si lamenta fascista è.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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1 Comment

  • giuseppe Reply

    3 agosto 2015 at 7:33 pm

    Il socialismo con il comunismo hanno impoverito Stati ricchi, e resi ancor piu’ poveri gli Stati poveri. Il “sistema di raccolta di impronte digitali per la sicurezza e la sovranità alimentare del popolo” farà imprigionare chi mangerà qualcosina in piu’ del normale….io, da mangione sarei fregato.
    La voglia di mettere in galera tutti i dissedenti é prerogative di queste abberranti dittature comuniste, spacciate per democrazie.

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