Veronesi: “Sei povera? Valuta la maternità surrogata”

veronesiAi lettori più attenti non può esser passato inosservato il clamore sollevato dal recente articolo di biasimo a firma di Marina Terragni sulle pagine di “Io Donna”, inserto femminile de Il Corriere della Sera, circa alcune riflessioni espresse da Umberto Veronesi, oncologo di comprovata fama planetaria, sulla pratica dell’utero in affitto.

Scorrendo tra le pagine della recente autobiografia “Confessioni di un anticonformista“, pubblicata da Marsilio editore, leggiamo la dichiarazione esortativa che nelle ultime ore continua a spaccare le coscienze:

“Per una donna povera prestare il proprio utero a pagamento può essere l’occasione per migliorare sensibilmente il proprio tenore di vita, per aiutare i figli a pagare gli studi”.

Il ricercatore italiano è noto in tutto il mondo per aver partecipato alla fondazione dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) e per aver avviato, nel 1973, una sperimentazione su 700 donne, conclusa otto anni dopo, al termine della quale veniva stabilito che davanti a un tumore di piccole dimensioni, non superiore ai due centimetri di diametro, la chirurgia conservativa sarebbe stata in grado di garantire percentuali di guarigione completa pari a quelle ottenibili con la mastectomia radicale, ovvero la rimozione totale della mammella. Riuscirà a dimostrare come salvare la vita della donna aggredita dal cancro e a come migliorarla dopo la malattia.

Umberto Veronesi, ex parlamentare e senatore a vita, anche in passato mai è stato ambiguo sulla sua posizione circa l’utero in affitto; nel sito della fondazione a lui intitolata il Ricercatore dichiarò nel novembre 2011: “Se facciamo un discorso ampio, si possono moltiplicare gli esempi di “affitto”. Il minatore che scende in miniera per ricavare il carbone prezioso alla società, “affitta” le sue braccia che usano il martello pneumatico. Anche lo scienziato che offre il suo cervello a pagamento affitta un suo organo. È certamente una visione forse troppo razionalizzata, che probabilmente scandalizza e fa arrabbiare, ma il fatto di “affittarsi” fa parte della nostra società“.

L’insorgere di un problema di natura etica è legato al fatto che in Europa non esista una regolamentazione giuridica circa la maternità surrogata, e nemmeno un dibattito in cui il ventre di una donna poverissima possa decretare la felicità di una famiglia tradizionale, senza suscitare il pensiero che la pratica avvenga secondo una piena libertà della gestante.

[Fonte: La Donna Sarda]

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