Volare, fotografare, bombardare forse. Questo è il problema

MATTEO-RENZI_12_resizeVolare, fotografare, bombardare forse. Questo è il problema. Se sia più nobile partecipare a una guerra, ma solo un po’, o affrontare gli strali dei difensori de “la più bella del mondo” e prendersi appieno le proprie responsabilità.
Questo sembra essere il dilemma che attanaglia Renzi e la sua squadra. Bombardare o no l’ISIS? E se si, bombardare solo in Iraq o anche in Siria?
Difficile che, come alcuni dicono, i bombardamenti siano già cominciati. Secondo RID, la più prestigiosa rivista del settore, dopo la decisione politica ci vorrebbero comunque dai 7 ai 10 giorni per dare il via alle operazioni di bombardamento

Ma la questione che interessa non è tanto quella tecnica quanto l’ipocrisia dimostrata dai governi italiani, di quasi tutti i colori, ma con una predilezione per quelli a guida PD.
Chi ha una certa età si potrà ricordare dei Tornado che venivano ripresi al decollo a all’atterraggio durante la guerra del ’99 contro la Serbia. Il governo D’Alema giurava che fossero impegnati in missioni di ricognizione, magari “armata”, ma sulle carlinghe, come da prassi per ogni missione di guerra, venivano dipinte delle piccole bombe.
In Afghanistan all’inizio, durante il governo Berlusconi, gli AMX volavano senza bombe ma con il cannoncino, in pratica “ti faccio male ma solo un poco”, poi si è posto fine all’ipocrisia e si decise di armarli con le bombe di precisione.
La commedia degli equivoci si sta ripetendo anche adesso.
In realtà la nostre forze armate sono già impegnate in missioni belliche. Tornado e Predator compiono voli di ricognizione per scoprire obbiettivi da colpire e passano le informazioni agli aerei d’attacco degli altri paesi della coalizione. Anche i cecchini lavorano quasi sempre in coppia con un collega che individua i potenziali bersagli con il binocolo. È lo sniper a sparare fisicamente ma anche il suo commilitone, detto observer, sta combattendo, non sta facendo un picnic.
E per quanto riguarda il rifornimento in volo, la nostra aerocisterna KC767 rifornisce solo gli aerei da ricognizione o anche quelli che bombardano?

In pratica siamo già in guerra, solo che lo siamo “poco”, diciamo “all’italiana”, senza chiamare le cose con il loro nome. Le altre sono solo questioni di lana caprina.

Pietro Torri

Pietro Torri116 Posts

Mezzo lombardo e mezzo emiliano, sperando di aver preso il meglio di entrambi. Appassionato di politica e di Difesa perché, non seguendo il calcio, un hobby devo pur averlo.

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2 Comments

  • gbravin Reply

    10 ottobre 2015 at 5:23 pm

    Ricordi recenti circa i Tornado. Quando attaccammo la Libia, alcuni Tornado furono dislocati a Trapani-Birgi. Nei primi giorni di guerra, un giornalista intervistò un pilota di Tornado. La risposta fu: “Siamo impegnati in guerra elettronica, ma il bombardamento non è escluso!”
    Quel pilota non si vide più, ma da altre fonti seppi che fu obbligato a rientrare nella base di partenza (Ghedi o Piacenza).

  • Paolo Reply

    17 ottobre 2015 at 3:28 am

    “In pratica siamo già in guerra, solo che lo siamo “poco”, diciamo “all’italiana”, senza chiamare le cose con il loro nome. Le altre sono solo questioni di lana caprina.”

    Come nel lontano 1866, all’ epoca dell’ Ammiraglio Persano e della sua inconcludente “Crociera del giusto mezzo”, preludio alla sfortunata Battaglia di Lissa. Sono indubbiamente cambiati i personaggi ma, lo spirito, mi sembra proprio sia rimasto sempre quello… 🙁

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