Volkswagen e Deutsche Bank: la Germania è il paese più a rischio d’Europa

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Dopo il penoso caso del DieselGate tedesco, divenuto tristemente noto come “scandalo Volkswagen”, è bene affrontare un’altra spiacevole tematica, l’esposizione ed il reale stato di salute delle banche tedesche. Deutsche Bank, la più grossa banca tedesca, sarebbe esposta ai derivati per la folle cifra di 54.700 miliardi di euro.

Cifra che è pari a circa 20 volte il PIL tedesco e almeno 5 volte il PIL dell’intera Eurozona, che vale quasi 10.000 miliardi di euro. Secondo Zerohedge, un autorevole giornale economico online americano, la banca con la maggiore esposizione in derivati del mondo è il colosso tedesco Deutsche Bank, che con i suoi 54,7 trilioni di euro di esposizione ai derivati ha letteralmente surclassato JPMorgan, la più grossa banca d’America, ferma a 50,9 trilioni di euro”.

Anche se smentita e ridimensionata la voce derivati resta tuttavia la più grossa in un bilancio complessivo eroso dalla crisi, di 1600 miliardi di euro. Per celare questa bomba finanziaria e, per dare una bella notizia ai clienti e ai soci azionisti della banca tedesca, si ricorre a magie contabili che schiacciano l’esposizione fino a poco più di 500 miliardi di euro in asset e circa 480 miliardi in passività.

A nulla sono servite le molteplici operazioni sul capitale fatte dalla banca tedesca, tra diluizioni ed aumenti, dal 2013 ad oggi. A fronte di 54,7 trilioni di derivati ci sarebbero solo 522 miliardi, vale a dire un rapporto inferiore a 1/100, di giacenze nei conti correnti dei depositanti.

”La conclusione è che questa esposizione epica in derivati è la principale ragione per cui la Germania, scalciando e urlando teatralmente negli ultimi cinque anni, ha fatto tutto quanto in suo potere per assicurarsi che non ci fosse un collasso a effetto domino nelle banche europee, che avrebbe certamente fatto precipitare la catena di collaterali in pancia a DB e la loro conversione, da lordo a netto in relazione al mark to market e che causa a Anshu Jain, come ad ogni altro amministratore di banca, risvegli bruschi”, conclude Zerohedge.

Deutsche Bank, che ora è guidata da John Cryan, ha dovuto far fronte a diversi problemi tra cui la maxi multa di 2,5 miliardi di dollari che ha dovuto pagare alle autorità Usa e britanniche per aver manipolato i tassi Libor, Euribor e Tibor. Ora viene avviata una riorganizzazione che prevede in particolare la separazione della banca di investimento in due dipartimenti distinti. Inoltre Deutsche Bank potrebbe rinunciare al dividendo: la decisione di John Cryan sarebbe legata alla necessità di fare fronte all’ennesima crisi strisciante che ha già portato alla decisione di svalutare per 5,8 miliardi di euro il valore delle sue due maggiori divisioni e aumentare di 1,2 miliardi le riserve per contenziosi legali.

Questo  fatto, si prevede porterà il gruppo a chiudere il terzo trimestre in perdite per ulteriori 6,2 miliardi di euro, il peggior risultato trimestrale da almeno dieci anni. La decisione ultima sul dividendo spetterà dunque al Cda che dovrà decidere anche sul monte-bonus di quest’anno e lo stesso Cryan ha già fatto sapere che  cercherà di raggiungere un giusto compromesso tra gli interessi dei dipendenti e degli azionisti. Il dividendo di Deutsche Bank non viene ridotto dal 2008.

Come fatto notare ottimamente da Andrea Mazzalai un precedente assolutamente inquietante di operazioni di questo tipo è quello della Lehman Brothers, che nel periodo immediatamente antecedente al crollo, tentò la scissione in Good Bank e Bad Bank privatizzando gli utili e socializzando le perdite. Occorre tuttavia citare quanto splendidamente spiegato da Claudio Borghi Aquilini in questo storify notturno e ricordare che la Germania è stato il primo Paese ad aver approvato il “bail-in” nell’estate del 2014. Bail-in anche conosciuti come “salvataggi delle banche” che non saranno più finanziati dallo Stato, bensì dagli istituti stessi , cioè in prima battuta dagli azionisti degli istituti di credito coinvolti, e poi dagli obbligazionisti, infine, dai correntisti con depositi superiori a una data cifra scelta paese per paese. In Italia partecipano alle perdite e alla malagestione delle banche i correntisti con un capitale superiore ai 100mila euro. Inutile dirlo, saranno molto contenti i correntisti tedeschi ed europei.

@KappaRar

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