Benigni insultato sul blog di Grillo per il voltafaccia sulla Costituzione

Di Redazione, il - # - Replica

benigni verdiniDa cantore ufficiale della “Costituzione più bella del mondo” a fervente sostenitore delle riforme renziane: dalle parti del blog di Grillo non hanno perdonato il voltafaccia di Roberto Benigni e non hanno esitato a far notare l’ipocrisia. Ne ha parlato Luigi Frasca su Il Tempo.

di Luigi Frasca

«Caro Benigni, ma è vero che voterai sì alla riforma di Verdini?». Sul blog di Beppe Grillo parte l’accusa nei confronti del comico toscano, reo di aver dichiarato che sosterrà le modifiche costituzionali volute dal governo Renzi nel referendum che dovrebbe tenersi il prossimo autunno. Una posizione che era apparsa fin dal primo momento «attaccabile», specie se si considera che uno degli ultimi show televisivi di Benigni, andato in onda in pompa magna su Rai Uno, era dedicato proprio alla lettura della Costituzione, «la più bella del mondo» come recitava il titolo dello spettacolo. Bella ma, evidentemente, ora da rinfrescare.

«Pochi giorni fa abbiamo appreso che lei è orientato a votare Sì al referendum previsto per l’autunno» si legge nella lettera indirizzata al comico da Piero Ricca, pubblicata sul blog di Grillo. «Sarebbe interessante comprendere per quale ragione non la preoccupano il metodo e il contesto di una riforma che – senza alcun coinvolgimento della società civile – proviene da un governo che non rappresenta alcuna volontà popolare, la cui maggioranza parlamentare si fonda su un premio di seggi costituzionalmente illegittimo, poiché illegittima è stata dichiarata la legge elettorale che, attraverso liste bloccate, ha espresso il parlamento in carica» si legge ancora. Poi nella lettera si fa riferimento a quello che viene considerato il peccato originale della riforma, e cioè il fatto che tra chi l’ha approvata ci sia anche Denis Verdini. Ed è proprio l’ex berlusconiano e leader di Ala che compare nel fotomontaggio a corredo della lettera, dove viene preso in braccio da Benigni al posto dell’originale, l’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer.

Benigni, che per il suo endorsement nei confronti della riforma del Senato era già stato preso di mira da Fatto Quotidiano e che ieri ha fatto il pieno d’insulti sul blog di Grillo, non è certo il primo comico a finire nel mirino del collega genovese. In passato era toccato anche al conterraneo (di Grillo) Maurizio Crozza e a Gene Gnocchi.

Quest’ultimo, all’epoca delle ultime elezioni comunali a Parma, aveva sostenuto il candidato del Pd al ballottaggio contro il grillino Pizzarotti, che poi avrebbe trionfato a sorpresa. E Grillo, all’indomani delle elezioni, non aveva esitato a togliersi il sassolino dalla scarpa, pubblicando un fotomontaggio con tanti «gnocchi fritti» che avevano proprio le sembianze dello sfortunato Gene.

Con Crozza il rapporto è stato più tortuoso. Il comico, settimanalmente protagonista della copertina di Ballarò, alla vigilia delle Politiche 2013 si era schierato apertamente con il MoVimento 5 Stelle. I grillini, una volta entrati in Parlamento, erano però finiti nel mirino della sua satira. Peccato imperdonabile, paradossalmente, per un movimento fondato proprio da un comico. E così sui profili social di Crozza erano comparsi insulti da sedicenti militanti a 5 Stelle. Un astio che esplose fragorosamente all’indomani delle Europee 2014, quando il MoVimento fece flop e qualcuno individuò proprio in Crozza il colpevole, per aver «ridicolizzato» protagonisti e proposte dei grillini.

L’ennesimo riavvicinamento c’è stato un anno dopo, quando chiudendo una copertina di Ballarò e alludendo a Luigi Di Maio ospite in studio, Crozza disse: «Ve lo immaginate Presidente del Consiglio? Sarebbe una figata». Così il popolo internettiano brindò al ravvedimento del comico genovese.

Da questo punto di vista, il M5S non sembra essere molto diverso dal Pd in quanto ai rapporti con la satira, visto che i Dem andarono su tutte le furie per l’imitazione del ministro Boschi eseguita dalla comica Virginia Raffaele. A conti fatti, Silvio Berlusconi è stato l’unico a dimostrarsi un grande incassatore. E a trasformare i dileggi subiti dalla satira in strumenti di propaganda.

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