Bersani minaccia l’addio al Pd: « Se entra certa gente non so più se voglio starci»

bersaniPierluigi Bersani è stufo degli scouting renziani e delle adesioni al Partito Democratico che solo qualche tempo fa sarebbero state impensabili e minaccia di andarsene se l’andazzo continuerà ad essere questo. Ne ha parlato Monica Guerzoni sul Corriere della Sera.

di Monica Guerzoni

Nella sala lettura della Camera dei deputati Pier Luigi Bersani se ne sta chino sulle sue carte, ma quando gli si chiede della presunta «cuffarizzazione» del partito l’ex segretario incrina il silenzio: «Noi dobbiamo mettere un alt e stoppare con forza quella roba lì, perché se nel Pd entra gente che non c’entra nulla con la nostra storia, il Pd diventa un’altra cosa. E allora io non so più se ci voglio stare».

Al Corriere Bersani anticipa che la sinistra a Roma non sosterrà Giachetti: «Daremo una mano a Roberto Morassut, persona seria e capace che conosce la Capitale». Un chiaro endorsement confermato da Roberto Speranza, che ieri ha presentato l’ultimo libro di Morassut: «Roberto è il candidato della sinistra». Amministrative e tesseramento, ecco i due fronti dello scontro interno. I dati delle iscrizioni al Pd, se confermati, sono da allarme rosso. A Bologna, un tempo cuore «rosso» d’Italia, le tessere sono scese dalle 26 mila del 2010 a undicimila. Dati che Nico Stumpo, ex responsabile Organizzazione, commenta così: «Facciamo fatica a tesserare i nostri e gli unici che si iscrivono in massa sono gli amici di Cuffaro? È sintomatico». Partita in sordina con l’intervista all’Huffington Post di Totò Cuffaro — l’ex governatore siciliano che ha scontato quasi cinque anni di carcere per aver favorito la mafia — la polemica sulle tessere che grandinano a pacchetti dai cieli del centrodestra è destinata a divampare. «Qui non è questione di Verdini o di Cuffaro — si appassiona Bersani — è che non possiamo accettare un fenomeno molecolare che riguarda tutta l’Italia, altrimenti saranno gli elettori ad andarsene».

A Bisceglie, in Puglia, la transumanza conta 363 politici che, in blocco, hanno chiesto la tessera per approdare nell’ovile del Pd: dal sindaco di destra Francesco Spina, non nuovo ai cambi di casacca, fino ad assessori e consiglieri. Poi il caso Sicilia, che ha spinto il segretario regionale a congelare il tesseramento finché non sarà fatta chiarezza. «Chi considera il Pd scalabile e rimesta tessere sbatterà il muso», promette fermezza Fausto Raciti e avvia una verifica «tessera per tessera». Battaglia che ha il sostegno del ministro Orlando, il quale invoca «maggiore chiarezza» e chiede al Pd di sostenere Raciti.

Renzi tace, Guerini si è limitato a negare l’infiltrazione della destra nel Pd siciliano: «Cuffaro stia sereno, non stiamo tesserando i suoi». Eppure Miguel Gotor sprona i renziani a «non fare gli struzzi», visto che lo stesso Cuffaro ha detto che il suo pacchetto di un milione e 800 mila voti si sta spostando verso i lidi dem:«Far finta di nulla è una strategia dal respiro corto. Raciti ha confermato che c’è un problema di infiltrazione».

Per Roberto Speranza le parole «inquietanti» di Cuffaro rivelano «una vicenda grave, scandalosa e inaccettabile». Il leader della minoranza chiede a Renzi «il massimo rigore» per non ritrovarsi con «i nostri che non si iscrivono, schifati dai nuovi ingressi e il Pd cambiato nel suo dna». È un grido di allarme contro la «mutazione genetica», è il terrore che il partito della nazione diventi realtà a livello nazionale. Ancora Gotor: «Il passaggio dalla rottamazione alla restaurazione del gattopardo renziano tradisce la vocazione del Pd come forza ancorata ai valori dell’Ulivo, che mette al centro la lotta alla mafia. Non vorrei trovarmi l’avversario in casa…».

Davide Zoggia, in missione in Sicilia, denuncia un «malessere generale tra gli elettori» e chiede a Renzi parole nette: «Basta ambiguità, l’area di Cuffaro è incompatibile con il Pd e congelare le tessere non basta. Operazioni di questo genere, come già quella di Denis Verdini, vanno stoppate con chiarezza». Sotto accusa c’è Davide Faraone, alla cui «Leopolda» si affacciarono in massa i cuffariani. «Faraone fa il faraone delle tessere», gioca con le parole Gotor. E chissà se di «cuffarizzazione» si parlerà alla scuola di formazione del Pd, domani e domenica con Veltroni, Cuperlo e Padoan.

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1 Comment

  • Giovanni Bravin Reply

    5 febbraio 2016 at 9:57 am

    La coerenza ed il mantenere la propria schiena dritta è un merito e dovere, ma ormai condiviso da pochi.
    Onore a Bersani, anche se non sono del PD!

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