Bufera sulla Clinton : parte il processo email-gate e Sanders vuole ricontare i voti

20150410_clintonBruttissima nottata per la ex first-lady a conclusione di una giornata che dopo essersi messa male, sembrava aver volto al positivo con una vittoria risicatissima ed a lungo in dubbio nel primo test elettorale in Iowa. Prima Sanders che trattando la Clinton come una truffatrice di cui non ci si può fidare, chiede il riconteggio e la verifica dei voti rispettivamente ricevuti nel caucus dell’Iowa svoltosi ieri, quando in Italia era notte fonda. Poi la notizia bomba arrivata come un fulmine a ciel sereno che il giudice federale Rudolph Contreras, uno di quelli con i quali non si scherza, ieri ha fissato per il prossimo 9 di febbraio l’udienza per il processo email-gate contro la candidata del partito del somarello. Quel 9 febbraio per la Clinton non è un giorno qualunque, ma è la data delle primarie nel New Hampshire, dove lei già sta messa male, visto che al momento accusa 18 punti di distacco da Sanders (58% a 37%). Figuriamoci adesso con lo scandalo sul groppone cosa potrà succederle.
Ma procediamo con ordine. Nelle elezioni Usa, quando due candidati arrivano con uno scarto minimo di voti, di solito si procede al “too close to call”, cioè alla dichiarazione di impossibilità di stabilire il vincitore di una elezione quando c’è il serio e fondato dubbio che l’errore di conteggio possa essere superiore allo scarto verificato. In questo caso si procede a ricontare i voti uno alla volta, per di più verificandone validità ed attribuzione. Si ricorderà nel 2000 il famosissimo caso della Florida in cui lo scarto di voti tra George W. Bush e Al Gore fu inferiore ai 500 voti su poco più di 5 milioni, con un errore dello 0,000009%. Il conteggio venne ripetuto a mano numerose volte nel corso di una settimana, senza poter stabilire le cifre esatte, ogni volta ne risultavano di diverse, ma alla fine fu data la vittoria a Bush perchè statisticamente i voti risultanti per lui erano un po’ di più di quelli di Gore. Il caso dell’Iowa è molto meno critico per l’inferiore numero di voti da scrutinare. Ma la situazione è che in 1680 circoscrizioni su 1681, la Clinton si sarebbe aggiudicata, a questo punto il condizionale è d’obbligo, 699 voti equivalenti a 21 delegati, Sanders 695 con 20 delegati. A parte che non si comprende cosa sia successo nella 1681° circoscrizione che non ha fornito dati, è evidente che ci vorrebbe poco a capovolgere il risultato qualora si fosse verificato un errore.

Per quanto riguarda lo scandalo email-gate, si tratta di una inchiesta aperta qualche tempo dall’FBI e relativa al periodo 2009-2010, quando Hillary Clinton rivestiva la carica di Segretario di Stato degli Usa, l’equivalente del Ministro degli Esteri. A quell’epoca, anzichè usare il server federale, la Clinton per le sue e-mail si serviva di un proprio account personale. In totale, l’ex first lady ha accumulato oltre 7mila pagina di posta elettronica, che l’FBI sta da tempo passando pazientemente al vaglio, contravvenendo a tutte le norme ed ai protocolli di sicurezza, mettendo a rischio la sicurezza sua e quella nazionale. La Clinton ha ammesso le proprie responsabilità, ma ha sempre parlato della sua come di una sciocca leggerezza, stupida ma innocua e senza reali rischi per nessuno. A smentire la candidata Dem è stato il Dipartimento di Stato che in ossequio al Freedom of Information Act ha “ripulito” 150 di queste e-mail, censurandone ampie parti, nonchè sopprimendone altre 22 perchè contenevano dati che se divulgati avrebbero compromesso la sicurezza degli Stati Uniti. Ora che il giudice è stato avvertito che il lavoro di controllo è al termine, ovvio il magistrato che abbia stabilito un’udienza per l’avvio di un procedimento giudiziario e che in tutta questa faccenda voglia vederci molto, molto chiaro.

Va detto che è tipico di Hillary Clinton dare spesso tutto per scontato, per supponenza, presunzione o per pigrizia mentale. Lasciando perdere la sua politica fallimentare in Medio Oriente con le primavere arabe, le alleanze fai da te senza alcuna strategia, il coinvolgimento nella Libia e nella destabilizzazione di un intero continente, e senza andare tanto lontano nel tempo, la candidata presidente tenne un comportamento da irresponsabile che causò la morte dell’ambasciatore Usa in Libia Chris Stevens, di un ufficiale dell’intelligence e di due marines. Accadde il 12 settemre del 2012, qundo nonostante i ripetuti avvertimenti di agenti Usa e dell’Egitto, la Clinton sottovalutò la fondatezza e la gravità di notizie che avvertivano dell’attentato che costò la vita a 4 validi e valorosi funzionari dello stato. Nell’immediatezza del fatto, su cui la Casa Bianca non volle mai fare luce, ma Qelsi dimostrò che non poteva non sapere, la Clinton si dimise contrita e dispiaciuta. Così tanto che dopo manco tre anni si ripresenta come candidata alle presidenziali. Ma si può mandare alla Casa Bianca a ragion veduta un personaggio del genere? Comunque sia, il prossimo 9 febbraio Sanders, Trump, Cruz e Rubio se ne andranno nel New Hampshire a fare le loro primarie, la Hillary Clinton dovrà recarsi in tribunale a rendere ragione del suo disastroso ed irresponsabile comportamento da ex Segretaria di Stato di quello che una volta era un grande Paese.

Un brutto affare che rischia di compromettere la corsa e la candidatura della Clinton. E sarebbe una situazione paradossale, perchè in tarda serata ora dell’Iowa (- 8 ore con l’ora italiana) Martin O’Malley, terzo ed ultimo candidato dei Dem ancora in gara, ha comunicato di avere gettato la spugna e di essersi ritirato dalle presidenziali. Così, se la Clinton verrà estromessa dalla competizione, Sanders correrà da solo e O’Malley continuerà a maledire in eterno ed a recriminare sulla sua precipitazione :avesse aspettato un’altra mezz’oretta a diramare il suo comunicato ufficiale ora si ritroverebbe a competere per la nomination con un solo candidato Dem, per di più socialista. Un’occasione che difficilmente il destino gli ripresenterà.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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