Caccia volano sulla Libia: si sta preparando l’azione militare?

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cacciabombardieri F-35 Da alcuni giorni dei caccia sorvolano il territorio libico: potrebbe essere preparazione in vista di un intervento militare diretto nell’ex paese di Gheddafi. I voli sono stati avvistati soprattutto nei dintorni di Sirte. Ne ha parlato Andrea Indini su Il Giornale.

di Andrea Indini

La Libia è in fiamme. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia sono pronti a intervenire militarmente. I tre Paesi occidentali, secondo Sky Arabia, stanno progettando raid contro gli obiettivi dello Stato islamico.

L’obiettivo è fermare l’offensiva del gruppo jihadista sulla zona della mezza luna petrolifera. Da giorni i media libici danno notizia di caccia “non identificati” che sorvolano la città di Sirte in previsione di attacchi aerei.

Nei dieci campi petroliferi, da poco conquistati dal Califfato nell’est della Libia, sono dispiegati circa 5mila tagliagole dello Stato islamico. Tanto che la compagnia petrolifera libica National oil corporation (Noc) ha svuotato i serbatoi di stoccaggio del petrolio a Ras Lanuf, nella Cirenaica, come precauzione dopo gli attacchi condotti la scorsa settimana dalle milizie islamiste. “Il petrolio – spiega Mohamed al Manfi, funzionario per la compagnia nella Libia orientale, all’emittente al Arabiya – immagazzinato nei serbatoi è stato trasferito in un’area più sicura”. Con gli attacchi della scorsa settimana nei principali porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf lo Stato islamico ha dimostrato di essere in grado di minacciare la principale risorsa della Libia. Oltre ai due porti le milizie del Califfato minacciano anche Marsa al Brega, area dove Snamprogetti e Saipem hanno realizzato importanti impianti e raffinerie.

Secondo i servizi di intelligence internazionale, lo Stato islamico sarebbe in grado di contendere il controllo dei terminal di esportazione e dei centri di raffinazione della cosiddetta Mezzaluna petrolifera alle milizie tribali locali. Approfittando del vuoto politico che paralizza la Libia dall’estate del 2014, i miliziani che hanno giurato fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi, hanno esteso il proprio dominio su oltre 300 chilometri di costa libica, da Sirte a Ben Giauad (Ben Jawad) nel centro del paese, da Derna e Bengasi in piena Cirenaica. Mentre a ovest la presenza dello Stato islamico è contrastata soprattutto dall’Esercito libico agli ordini del generale Khalifa Haftar, ministro della Difesa del governo espressione del parlamento in esilio a Tobruk, l’area costiera che va da Sirte a Sidra (as Sidra) appare saldamente in mano ai jihadisti. Con il sanguinoso attentato terroristico avvenuto lo scorso 7 gennaio a Zliten, pochi chilometri a est di Misurata, città che teoricamente dovrebbe ospitare le milizie più forti del paese, l’Isis ha dimostrato di poter colpire duramente anche a pochi chilometri dal governo filo-islamista di Tripoli. Nella stessa giornata i terroristi dello Stato islamico hanno lanciato un attacco kamikaze contro un posto di blocco delle milizie locali di Ras Lanuf, sede della più importante raffineria di petrolio del paese, un complesso petrolchimico, gli oleodotti di Defa-Ras Lanuf, Amal-Ras Lanuf e Messla-Ras Lanuf. La raffineria di Ras Lanuf attualmente non è attiva per l’alta percentuale di materiale tossico (mercurio) registrata nella struttura, ma potrebbe essere facilmente utilizzata dai miliziani dello Stato islamico per produrre e vendere derivati petroliferi e autofinanziarsi.

I miliziani dell’Isis hanno già lanciato un primo, violentissimo attacco al vicino porto petrolifero di Sidra, anch’esso difeso dalle milizie che fanno capo a Ibrahim Jadran. Personaggio controverso, Jadran è un ex comandante militare dei ribelli anti Gheddafi, divenuto in seguito leader di un movimento autonomista della Cirenaica. Fallito il suo progetto, si è autoproclamato comandante delle Guardie per la difesa delle strutture petrolifere (Pfg). Jadran si starebbe coordinando con il governo di Tripoli nella lotta contro lo Stato islamico.”Sebbene fossero prima nemici, ora c’è un accordo tra il governo di Tripoli e Jadran, per cui vengono inviate munizioni via mare da Misurata a Ras Lanuf – ha detto un combattente di Misurata a Middle East Eye – questo è uno sviluppo inaspettato ma ora abbiamo un nemico comune e il governo di Tripoli ritiene che possa si negoziare con Jadran, considerata l’impossibilità di trattare con l’Isis”.

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