Così Renzi vuole svendere gli aeroporti agli argentini

Di Redazione, il - # - 1 commento

renzi carraiMatteo Renzi starebbe preparando la privatizzazione di alcuni aeroporti italiani, tra i quali Torino, Napoli e Bergamo. Interessata all’acquisto delle quote è l’argentina Corporacion America, che ha già degli interessi sugli aeroporti di Firenze e Pisa e, dunque, è molto vicina a Marco Carrai, l’imprenditore amico di Renzi cui il premier ha già fatto molti favori. Ne ha parlato Filippo Caleri su Il Tempo.

di Filippo Caleri

Il Sudamerica è pronto a «occupare» gli aeroporti italiani. Finanziariamente, si intende. Dietro le quinte del sistema delle infrastrutture italiane, infatti, si muovono fondi e interessi che trovano sponda nella volontà del governo Renzi di favorire gli investimenti esteri per rilanciare il Paese. Con non pochi rischi, però, di trasformare l’afflusso di capitali nell’ennesima svendita di Stato. Da tempo gira sui tavoli di Palazzo Chigi un dossier che prevede una fusione di attività tra la Corporacion America Italia (holding argentina specializzata negli aeroporti, fondata dal miliardario armeno Eduardo Eeurnekian) e F2i (braccio finanziario di Cassa Depositi e Prestiti, banche e investitori istituzionali).
Una realtà quest’ultima che, attraverso la F2i aeroporti, detiene quote importanti delle infrastrutture aeree italia¬ne. In particolare nel portafoglio finanziario ha oggi il 70% dello scalo di Napoli Capodichino, il 50,8% della Sagat Torino che, attraverso la Aeroporti Holding, arriva a controllare il 9,98% dell’aeroporto di Bologna. Non solo. Tra gli altri pezzi di società aeroportuali detenuti ci sono il 35,69% della Sea Aeroporti Milano e, per questa via anche, i1 30,98% dello scalo di Bergamo-Orio al Serio.

A oggi F2i, dunque, ha in mano una buona parte del sistema aereoportuale italiano (Fiumicino e Venezia escluse). Ora però una delle possibili opzioni strategiche prevede che la Corporacion America Italia (che è già coinvolta nella gestione della Toscana Aeroporti e dello scalo di Trapani) di¬venti un autentico player dei cieli italiani attraverso il suo ingresso nella compagine azionaria di F2i aeroporti. Questo arrivo sarebbe attuato attraverso il conferimento delle proprie attività aeroportuali, la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato, e l’acquisto eventuale di un pacchetto azionario ceduto dagli attuali azionisti di F2i aeroporti. L’obiettivo sarebbe dunque quello di reperire finanza fresca per avviare progetti di rilancio delle infrastrutture coinvolte finalizzati all’aumento della ricettività del sistema turistico. Fin qui la parte buona dell’operazione. I rischi sono legati alla possibilità che l’arrivo di denaro nelle casse di F2i consenta la «flessibilità» finanziaria per liquidare alcuni azionisti pubblici e italiani. Insomma una sorta di «privatizzazione» e cessione mascherata di punti sensibili per le strategie economiche del sistema Paese. Anche lo stesso F2i, potrebbe ridurre sensibilmente il suo peso negli asset ceduti per cogliere nuove opportunità di crescita derivanti da altre privatizzazioni nel settore (solo a titolo di esempio in pista ci dovrebbe essere a breve anche la quotazione della società di gestione dello scalo di Catania).

A quel punto con uno sforzo finanziario non enorme sarebbe la Corporacion America, l’unico vincitore della partita. Vero dominus di una piattaforma unica delle strutture aeroportuali. Ma chi è in realtà la Corporacion America? Si tratta di una holding fondata da un uomo d’affari armeno, Eduardo Eurnekian, emigrato in Argentina. Il gruppo ha iniziato la sua attività nel settore tessile per poi allargarsi nel settore delle comunicazioni. Attualmente gestisce in giro per il mondo infrastrutture, energia, sfrutta 100 mila ettari di terreno in Argentina per l’agro-industria e gestisce servizi bancari e postali in Armenia. Ma uno dei grandi business è l’aeroportuale con 53 scali in gestione tra America Latina ed Europa e 57 milioni di transiti. In Italia la holding è presente in tre aeroporti ed è in prima linea per la costruzione del nuovo terminal e la nuova pista dell’aeroporto di Firenze. L’uomo di riferimento per le operazioni italiane è Marco Carrai, fidato consigliere del premier, e attuale presidente della Toscana Aeroporti spa, la nuova società nella quale sono confluite le quote di Aeroporti di Firenze e della Società Aeroporto Toscano di Pisa, oggi controllata al 51% da Eurnekian. Che per portare a termine il suo disegno toscano ha comprato dai privati il 23% dell’aeroporto di Pisa e da F2i il 34% di quello fiorentino. Lo schema di acquisto potrebbe ripetersi anche questo volta ma in un contesto più largo e più sensibile. Ed è altamente probabile che l’apporto di Carrai alla sua realizzazione non sia minimale, data la vicinanza del consigliere al premier Renzi.

Le cifre dell’operazione sono soltanto ipotesi di lavoro. Ma per avere un’idea di quanto la Corporacion America dovrebbe mettere sul piatto per entrare in gioco, il piano considera il valore lordo attuale degli asset oggi di proprietà di F2i Aeroporti. Questo, secondo la stima sui bilanci societari riportata nel dossier, è pari a circa 822 milioni di euro. Una valutazione allineata al prezzo recentemente pagato da Ardian (società d’investimento con 50 miliardi di dollari in gestione) e Credit Agricole, che lo scorso febbraio, per comprare il 49% di F2i aeroporti staccarono un assegno di 400 milioni di euro. Con una cifra analoga, ma scontata della valutazione degli asset portati in dote al Fondo infrastrutturale, Corporacion America avrebbe di fatto in mano le chiavi di una gran parte dei cieli e delle stazioni aeree di tutto il Paese. Si creerebbero, infatti, bacini di utenza controllati, con numeri considerevoli di passeggeri. Solo a Malpensa nel 2014 sono transitati 18,9 milioni di persone, 9 a Linate, 8,8 a Bergamo e 3,4 a Torino. Pisa e Firenze ora unite, nello stesso anno, hanno registrato nei loro scali circa 7 milioni di transiti. Sei milioni per Capodichino e 1,6 a Trapani.

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  • Giovanni Bravin

    Renzi, pur di fare piaceri a Carrai non ha trovato di meglio, in Europa, e si è dovuto rivolgere all’Argentina!
    Oppure c’è di mezzo, nelle trattative, un argentino, GESUITA, che abita al Vaticano….




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