Delirio del leader laburista inglese Corbyn che auspica il riconoscimento dell’Isis

Di Rosengarten, il - # - 2 commenti

unnamedIeri, durante la sua apparizione sui canali della prestigiosa BBC, Jeremy Corbyn, leader dell’opposizione al governo monocolore di Cameron, nonchè attuale presidente del Partito Laburista, non ha badato a spese e l’ha sparata veramente grossa. In tema di politica estera ha lanciato la sua proposta per risolvere “pacificamente” ed alla radice il problema del terrorismo fondamentalista in Medio Oriente e nel mondo: riconoscere lo stato islamico che il califfo al Baghdadi sta sanguinosamente cercando di creare a cavallo dei territori tra Iraq e Siria, tentando di stabilire un dialogo con Abu Bakr al-Baghdadi.

Bisognerebbe creare un canale di comunicazione del tipo di quello che ha permesso a Londra di negoziare con l’IRA, l’Irish Republican Army, in Nord-Irlanda. Ci sarebbe così modo di comprendere cosa veramente vogliono, quali sono i punti di forza e di debolezza delle loro rivendicazioni, soprattutto in considerazione del fatto che i comandanti dell’Is erano tutti ufficiali dell’esercito iracheno (embeh? ndr)“.

Cambiando argomento, ma restando sulla politica estera, Corbyn ha poi proposto di disarmare i sottomarini inglesi dotati di testate nucleari Trident, l’unico deterrente rimasto al Regno Unito dopo il disarmo nucleare del 1998. Qui la risposta è scontata e banale. Nel momento in cui Corea del Nord, Pakistan, India ed Israele, per non dire di Teheran nonostante il recente accordo, potrebbero tirare fuori dal cassetto la loro bomba atomica, pensare di dismettere unilateralmente e senza contropartita o garanzia alcuna il proprio arredo nucleare, più che autolesionistico appare demenziale.

Più articolata si prospetta invece la questione dell’Isis. Intanto ci pare almeno improponibile accostare l’IRA all’Isis, paragonare cioè la giusta causa dell’irredentismo irlandese il cui unico scopo era, ed è, la cacciata dell’invasore britannico e la ricongiunzione alla madre Patria irlandese, con la furia cieca e brutale di sanguinari terroristi islamici tesa a sottomettere il mondo degli infedeli, a cominciare da quello dei cristiani, ma incluso l’Islam sciita. Poi l’IRA non ammazzava indiscriminatamente donne e bambini come fa l’Isis, ma mirava le sue azioni sempre dai connotati fortemente di tipo militare contro soldati ed obbiettivi inglesi e quando preparava un attentato faceva in modo che la popolazione civile fosse sempre avvertita con il dovuto anticipo per evitare vittime innocenti. Soprattutto, al contrario di quella che è la strategia stragista dei più radicali tra gli islamici, la guerra di liberazione dell’Ulster non è mai stata esportata in altri luoghi, ma è sempre rimasta nell’ambito geopolitico in cui si è sviluppata.

L’Isis non ci pare che abbia di queste premure perchè il suo obbiettivo è proprio quello di seminare morte e terrore, per farci accettare l’alternativa della supina sottomissione alla loro forza a quella del vivere in un devastante clima di paura in cui ciascuno di noi si senta permanentemente, ed effettivamente sia, a rischio della propria vita, ovunque e senza preavviso alcuno. Un altro punto che segna la differenza abissale tra i due movimenti è l’obbiettivo finale. Per l’IRA questo era costituito dalla riunificazione dell’Ulster cattolico all’Irlanda, una condizione che se raggiunta avrebbe definitivamente posto fine allo stato di belligeranza contro la Gran Bretagna. Per l’Isis il Califfato rappresenterebbe solo un punto di partenza. Il disegno è quello di dare una grande dimostrazione di forza all’intero Islam ed all’Occidente, con la creazione di uno stato islamico confessionale ed integralista che rappresenti un punto fermo di riferimento per l’oltranzismo religioso musulmano. Dal Califfato, il messaggio per la conversione di tutti gli infedeli, tra i quali gli sciiti, sarebbe poi affidato alla Jihad, la guerra santa da condurre ovunque e con ogni mezzo per sottomettere tutto il resto del mondo.

Ora la proposta di Corbyn appare del tutto fuori luogo, politicamente e storicamente sbagliata ed assolutamente insostenibile. A che serve mandare ambasciatori da al Baghdadi se poi questi invece di riceverli li fa decapitare? Come e cosa potremmo negoziare con un individuo del genere che per terrorizzare la popolazione di un misero villaggio rurale fa decapitare 150 tra donne e bambini o che fa uccidere l’innocuo ultraottantenne direttore del Museo dell’Arte di Palmira? Allo stato dell’arte l’unico confronto possibile con i califfi è quello sul campo. Occorre strappare loro palmo a palmo tutti i territori conquistati in Iraq e Siria, smantellare militarmente e disarticolare politicamente la loro organizzazione, dimostrare che sono solo dei perdenti, dei fanatici religiosi irresponsabili e destinati ad essere sradicati dai territori che occupano e dalla geografia dell’Islam più tollerante. Per farlo, non bastano le bombe russe, inglesi, americane e francesi, ma occorre che siano gli stessi musulmani all’interno delle loro società civili a mettere all’indice, ad isolare e ad annientare il fondamentalismo islamico, che si dimostra ogni giorno di più incompatibile con le altre civiltà del mondo.

Quando nell’Islam ogni sacca del terrorismo sarà stata azzerata, e l’oltranzismo sarà messo al bando e realmente perseguito in tutti gli stati musulmani che contano, allora, e solo allora, si potrà avviare un dialogo per la pacifica convivenza tra Oriente ed Occidente. In questo momento il tentativo di dialogo con il Califfo sarebbe di fatto un riconoscimento dell’Isis e del suo diritto all’esistenza. Con l’Isis invece non si parla, nè si tratta, perchè un movimento che fa della disumana brutalità la sua ragione d’essere e della morte inflitta nei modi più atroci e cruenti il suo vessillo si pone al di fuori della razza umana e va trattato per quello che è, una accolita di mercenari, di criminali e di assassini che vanno messi in condizioni di non nuocere e che non possono vantare alcun diritto di cittadinanza, altro che dialogo. Lo stop all’embargo all’Iran ha permesso di ridisegnare l’intero scacchiere mediorientale. Ora l’Iran sciita, atavico ed irriducibile nemico dei sunniti, sarà impegnato a fianco dell’Occidente nell’accerchiamento del Califfato. Ad esso si uniranno gli sciiti iracheni, i siriani, i curdi, gli hezbollah. La caduta dei califfi è ormai solo una questione di tempo, nonostante l’aiuto sottobanco loro offerto dai doppiogiochisti di Riyadh. Perchè mai, proprio adesso che comincia a stare in seria difficoltà ad al Baghdadi, secondo i laburisti inglesi, dovremmo lanciargli una ciambella di salvataggio? Se Jeremy Corbyn ci tiene tanto a stabilire dei contatti con un terrorista che ostenta un Omega Seamaster ad un polso ed un Rolex Sekonda all’altro, si accomodi pure, nessuno gli impedisce di prendere un areo e recarsi nel sud dell’Iraq. Buon viaggio e tanti auguri per il ritorno.

Riproduzione riservata - ©2016 Qelsi Quotidiano
  • Frank

    Ecco la riprova che dalla sinistra, sia essa italica o transnazionale, proviene solo follia, delirio e autolesionismo. Dio ci scampi da simili leader!!!

  • Paolo

    Mi permetto, qui dalla pagina commenti di QELSI, di offrire un suggerimento all’ onorevole (si dice così anche per i politici inglesi?) Corbyn : già che c’è, perché non propone di svendere – ANZI DI REGALARE – l’ intero Regno Unito al Califfato? Già che c’è…




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