Femministe che combattono le differenza di genere, ma amano quelle grammaticali

20150411_c4_boldrini9900987Continua il nostro viaggio fra i tanti corti-circuiti delle assurde logiche progressiste.
Stavolta è il caso delle femministe. Categoria di questi tempi costretta a sedare le proprie inquietudini alle prese con un’Europa sempre più multikultu e “multi-stupro”, anziché indignarsi per il disprezzo mostrato verso la sudata emancipazione femminile occidentale da parte di culture che non hanno alcuna intenzione di riconoscerne i valori etici, esse trovano il modo di dissipare la propria frustrazione attraverso polemiche vacue e contraddittorie.

Ad esempio, la Terza Carica dello Stato, anziché occuparsi dei suicidi con cui quasi quotidianamente cittadini disperati risolvono il problema della loro indigenza, spende le sue energie per rivendicare la declinazione femminile delle apposizioni riguardanti le investiture pubbliche in rosa.
Ora, la compianta Ida Magli, immensa donna, antropologa e femminista storica, c’insegna che la lingua è il frutto più chiaro e diretto dell’evoluzione antropologica di un popolo: “L’identità di un popolo, infatti, si forma con lo svolgersi della sua storia, ossia dopo che si è strutturata una lingua”. (da “Difendere l’Italia”, ed Rizzoli, pag. 173)
E noi tutti sappiamo sin dalle elementari che la nostra lingua contempla la prevalenza del genere maschile in molti casi, ad esempio, nell’uso del plurale là dove in un gruppo di 100 donne sia rilevata anche la sola presenza di un singolo individuo di sesso maschile; o, ancora, con sostantivi che traggono origine da personaggi mitologici come la ninfa Eco, ma che, declinati al plurale, restano comunque di genere maschile. Ed è soltanto nella pluralità che si rivela come preminente l’uso di un genere piuttosto che quello di un altro, all’interno di un linguaggio.
Quindi, appurato che la parità di genere tanto cara ai progressisti non trova albergo nella secolare evoluzione della lingua di Dante, ci domandiamo dove sia la logica nell’affannarsi ad eliminare differenziazioni d’ogni tipo e natura nei codici, per poi rivendicarne con forza la sottolineatura nei vocabolari, soprattutto in accezioni ove le differenze di genere si riferiscono a categorie esigue e già privilegiate di loro.
Insomma, il busillis della Boldrini non è certo se si debba dire “meccanico o meccanica”, oppure “operatore o operatrice ecologico/a”, ma “ministro o ministra”, “sindaco o sindaca”, “prefetto o prefetta”.
Del resto, lei sì che ama il popolo!
E per fortuna che almeno il termine “eccellenza” è già unisex!

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster189 Posts

Nasce e cresce alla corte della Pittrice Sandra, nota acquarellista romana, conduttrice radiofonica degli anni '90 e patronessa del circolo cultural-gastronomico denominato "Aristocrazia Dvracrvxiana" . Inizia la collaborazione con Qelsi proprio in nome del suo cognome che letteralmente significa "sfata-sinistra" !

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