Gli tolsero il vitalizio per una condanna, riesce a riottenerlo con gli arretrati

gianmario pellizzariGianmario Pellizzari è un vecchio democristiano, deputato tra gli anni ’70 e ’80 nel partito dello scudo crociato. Nel 1996 fu condannato per bancarotta fraudolenta e per questo motivo, in base alle nuove norme parlamentari sui vitalizi, il suo era stato sospeso. Soltanto un mese dopo però Pellizzari è riuscito a farselo restituire con tanto di arretrati. Ne ha parlato il Corriere della Sera.

La prima cavia a sperimentare la benevolenza sulle regole introdotte l’anno scorso dal Parlamento che prevedono la revoca del vitalizio ai condannati in via definitiva a pene superiori a due anni si chiama Gianmario Pellizzari.

Già democristiano di lungo corso, ex presidente della Coldiretti veneta, era fra i dieci colpiti nello scorso mese di luglio dalle nuove disposizioni. Nel 1996 gli era stata inflitta una condanna a otto anni per bancarotta fraudolenta: i giudici l’avevano ritenuto responsabile, assieme ad altri, del fallimento di una società farmaceutica della quale era stato presidente e che era stata coinvolta nello scandalo degli estrogeni con cui veniva gonfiata la carne bovina. Motivo per cui la tagliola si era abbattuta sull’assegno: che a quanto pare incassava già da molti anni. Le norme in vigore quando ha lasciato il Parlamento, quasi un quarto di secolo fa, consentivano infatti ai parlamentari con quattro legislature alle spalle come lui di percepire il vitalizio indipendentemente dall’età. E all’epoca Pellizzari aveva 48 anni.

La penitenza però è durata assai meno: sei mesi appena. Un mese dopo la sospensione del vitalizio Pellizzari si è rivolto al tribunale di sorveglianza per avere la riabilitazione. Che gli è stata riconosciuta senza alcuna difficoltà. Così ieri l’ufficio di presidenza della Camera ne ha preso atto e ha prontamente restituito all’ex deputato della Dc il suo assegno da 5.481 euro e 15 centesimi al mese. E ora, secondo le norme regolamentari in vigore dal maggio 2015, gli verranno accreditati anche gli arretrati: a conti fatti, oltre 30 mila euro. Unico a votare contro, l’esponente del Movimento 5 Stelle Riccardo Fraccaro.

Una evidente questione di coerenza: i grillini si erano schierati apertamente contro la decisione di concedere ai parlamentari colpiti dalla revoca del vitalizio la possibilità di rientrare in possesso dell’assegno, nonché degli arretrati relativi ai mesi di sospensione, avendo ottenuto la riabilitazione. Misura prevista dall’ordinamento giudiziario, che ha effetti civili ma non cancella affatto la condanna.

La scappatoia della riabilitazione, che raramente viene negata dai tribunali, era stata l’esito di lunghe mediazioni politiche. Ma aveva fatto molto discutere chi riteneva (e non solo nel Movimento 5 Stelle) che questa scelta avrebbe finito per vanificare gli effetti di una decisione alla quale si era comunque arrivati, dopo enorme fatica, con almeno vent’anni di ritardo. Eccola ora testata sul campo.

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