Grillino io? Roma brucia, l’intellighentia in fuga.

I Grillini “romani” si fanno del male da soli, sospesi fra incompetenza e “palude” capitolina.

L’avvio disastroso di Virginia Raggi ha messo in vetrina le divisioni del gruppo dirigente dei 5stelle, proprio nel posto peggiore nel quale questo potesse accadere, dove i seguaci della Grillo&Casaleggio Associati erano attesi al varco da mezza Italia.

Le prove tecniche di governo della Nazione, per adesso, mostrano ai cittadini elettori un concentrato di improvvisazione, leggerezza, permeabilità da far rabbrividire, in attesa di capire se oltre scontrini, rimborsi e auto blu, per Roma “c’è di più”.

Rimandati a settembre, verrebbe da dire: se non fosse che il “Generale Inverno” si avvicina e non c’è più un Alemanno, o un Marino, al quale addossare ogni nefandezza, dalla neve alla spazzatura per le strade, e a fare da capro espiatorio.

La Raggi è sola, in mezzo ai traccianti del “fuoco amico”, ai soliti maneggioni romani, ai burocrati con la bava alla bocca, ai militanti della prima ora col cappio in mano, che chiedono teste, sempre teste, solo teste.

Lo scenario è questo, peggiore del previsto.

Quello che era francamente imprevedibile è la “reazione” della stampa amica, dei corifei della Rivoluzione grillina, degli ultras del giustizialismo forcaiolo, degli amici di Virginia che fino a ieri la dipingevano come la Giovanna d’Arco “de noantri”, contro l’evidenza di un Movimento che avrebbe avuto bisogno di regole e rodaggio un po’ più seri dei proclami del Direttorio o delle tassative prescrizioni del “sacro blog”.

raggi-muraro

A parte l’incorruttibile Scanzi, che su facebook prende amabilmente tempo parlando di Roberta Vinci e di Roger Waters, Gianantonio Stella, Marco Travaglio e Peter Gomez hanno fatto invece a gara coi loro caustici editoriali per prendere a schiaffi la Raggi, senza neppure quel briciolo di paterna benevolenza che ci saremmo aspettati da gente fino a ieri sbracatissima sostenitrice del nuovo che avanza, comunque sia e comunque vada.

E’ presto per dire che scendono precipitosamente dal carro dei vincitori, ma certo due paia di mutande nella quarantott’ore le hanno messe, non si sa mai nella vita.

E allora, cara Virginia, verrebbe quasi voglia di fare il tifo per te, se non fosse che non ci è mai piaciuta questa boria da “adesso ci penso io” che avete ostentato in campagna elettorale, perché sui sampietrini si cade facilmente e ci si sbatte anche la testa, se non si è corazzati a dovere e ci si circonda delle persone giuste.

Roma è Roma: hai voglia a mandare in giro Di Battista con la motocicletta, ma se fallisci la prova della madre di tutte le battaglie, il “Palazzo d’Inverno” da conquistare diventa un obiettivo piccolo piccolo e sempre più lontano.

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