Grillo cambia idea sulla Cirinnà: libertà di coscienza solo per evitare la rivolta interna

Di Redazione, il - # - Replica

Beppe Grillo sull'Etna, comizio a 2000 metriDopo giorni in cui il Movimento 5 Stelle ha sostenuto senza se e senza ma la legge sulle unioni civili proposta da Monica Cirinnà compresa la stepchild adoption, Grillo fa fare retromarcia ai suoi, concedendo libertà di coscienza. Il cambio di linea è stato dettato dal disaccordo con la base: ne ha parlato il Corriere della Sera.

Ore d’attesa per smaltire la rabbia. E per capire cosa accadrà. Il Movimento, il giorno dopo l’annuncio sulla libertà di coscienza sul ddl Cirinnà, si guarda allo specchio. Una sosta per rifiatare, per far scemare i malumori (ieri in forte calo) e per fare salire il pressing sui senatori. I deputati, capeggiati da Ivan Della Valle che ha invocato a gran voce l’assemblea congiunta in programma martedì, hanno chiesto lumi sull’atteggiamento in Aula. A Palazzo Madama il senatore Alberto Airola si è lanciato in un vorticoso giro di telefonate per «contarsi» e assicurare compattezza sulla stepchild adoption. Al netto di assenze e voti contrari, il pallottoliere dovrebbe arrivare a una trentina di parlamentari, quanto basta per sotterrare l’ascia di guerra tra gli eletti Cinque Stelle. Che intanto iniziano a smarcarsi anche dall’idea che Grillo abbia imposto un cambio di rotta solo in chiave etico-elettorale.

Molti parlamentari riprendono le parole di Enrico Mentana al Fatto Quotidiano: «Dalla candidatura di Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica, mi sembra la prima vera mossa politica dei 5 Stelle, che così facendo hanno scelto di non fare da stampella al Pd, con l’obiettivo di far esplodere le contraddizioni all’interno del partito di Renzi e della maggioranza di governo». La senatrice Elena Fattori ribadisce: «Ora è un loro problema, dei democratici, del governo». Anche alcuni esponenti del direttorio — messo nel mirino da un drappello di deputati nelle ore successive al post — intervengono. Carla Ruocco si dice «contenta che su un argomento così delicato sia data possibilità di riflettere e di ragionare ancora». Carlo Sibilia invece riprende l’idea lanciata dal pentastellato cattolico Sergio Puglia al Corriere: «Su questi aspetti delicati (vedi anche eutanasia ad esempio) ogni cittadino deve poter esprimere la propria idea. Lo strumento migliore per fare questo è il referendum consultivo».

Ma mentre tra i parlamentari il clima si rasserena, sul blog è ancora battaglia di commenti. Una marea, oltre duemila per il post. Prevalgono le critiche, ma non in misura preponderante come nelle prime ore. «Ci vogliono cinque minuti per lanciare una votazione online. Altrimenti smettiamola di dirci che quella che proponiamo è democrazia diretta», scrive Stefano Lacchin. «Però no. Così proprio no», sbotta Massimo Di Bella. «Caro Beppe adesso il Vaffa è tutto per te», inveisce Massimo D. mentre Ottavio R. sentenzia: «Hai fatto come Ponzio Pilato». «Giusto e assolutamente equilibrato», ribatte Adriano Perrone. Per Salvatore Improta «lasciare libertà di coscienza a chi è chiamato a decidere su una legge è un atto rivoluzionario, da Cinque Stelle».

Lo scontro tra fazioni si sposta anche sui social network. Sul ring virtuale sono i gruppi Facebook Lgbt e per la famiglia legati al Movimento. Anche qui si fa la conta sui voti, il clima è talmente acceso che interviene sulla bacheca anche la senatrice Elisa Bulgarelli: «Trovo indecorose le liste di proscrizione», scrive. Intanto, avanzano indiscrezioni sulle motivazioni che hanno indotto Grillo al cambio di rotta: secondo AdnKronos sarebbe stato un sondaggio sulla composizione dell’elettorato M5S — realizzato dalla Luiss — a smuovere i vertici. Secondo i dati, a votare Cinque Stelle sarebbe soprattutto un elettorato di destra.

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