I partiti della Prima Repubblica non esistono più ma hanno ancora le sedi

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dc-pci-psi-psdi-msi-864x400_cDc, Pci, Psi, Pli, Pri: sono tutti partiti ormai defunti, eppure continuano ad avere loro sedi, spesso in immobili pubblici magari anche di pregio: ne ha parlato Daniele Di Mario su Il Tempo.

di Daniele Di Mario

Sono morti e sepolti da oltre vent’anni. Estinti. Cancellati dall’arco parlamentare. Eppure, per certi aspetti, i partiti della Prima Repubblica continuano ad esistere. Nelle tornate elettorali spesso l’elettore trova sulla scheda i vecchi simboli. Praticamente ogni volta che c’è un’elezione i titolari del simbolo lo presentano pur senza candidare una lista per evitare che altre formazioni politiche se ne approprino. Girando per le città italiane, poi, è ancora possibile imbattersi nelle targhe della Dc, del Psi, del Pci, del Pri ancora affisse sulle vecchie sezioni. A Roma, in particolare, può accadere spesso, perché i partiti della Prima Repubblica sono ancora conduttori, magari indirettamente, di immobili pubblici. E spesso sono morosi per decine di migliaia di euro, anche se magari molti circoli suono chiusi e inutilizzati da anni. Mentre altri ospitano gallerie d’arte, studi privati, sale carte. Insomma, per l’Ater, l’azienda che gestisce il patrimonio immobiliare della Regione Lazio, la Prima Repubblica non è mai finita. Anzi.

Spulciando negli elenchi dell’Ater è possibile apprendere che la Dc ha ancora quattro sedi dell’azienda pubblica. C’è un regolare contratto di locazione, anche se nessuno paga da anni. Un ginepraio amministrativo le cui radici sono radicate negli anni di gloria, i favolosi Ottanta. Il Comitato Dc di via Euclide Turba 26 ha debito per oltre 67mila euro, il circolo di via Sebino 32A per più di 73mila. Bazzecole se confrontiamo queste cifre con le morosità del circolo di via Maiolati (quasi 128mila euro di pendenze nei confronti dell’Ater) e di via Carlo Maderno 3 (in questo caso i debiti superano i 220mila euro). In totale, i debiti della Balena Bianca verso l’Ater ammonterebbero a a circa 490mila euro. Praticamente inesigibili: il partito non esiste più e i conduttori chissà chi sono e dove si trovano.

Anche il Psi decora la Capitale delle sue insegne sulle sezioni negli immobili dell’Ater. Alcune di esse sono chiuse da tempo, altre riconvertite in Caf come documentato dall’inchiesta de Il Tempo che nella pagina a fianco documenta cosa ci sia oggi negli immobili regionali. Il debito complessivo del Partito socialista nei confronti dell’Ater è di oltre 279mila euro per sei sedi: via Corinaldo 130 (quasi 77mila euro), via Appia Nuova 361A (50mila), via Ernesto Breda (più di 58mila euro di morosità), via Ostuni 2, via Enrico Giglioli 54 (debiti per 45mila e 700 euro) e via Edgardo Ferrari 12 (47mila e 800 euro). È stata invece restituita l’autunno scorso la sezione Psi di via Emanuele III.

Botteghe Oscure era la sede simbolo e storica del Pci. Ma il cuore pulsante del comunismo capitolino avveniva nel comitato romano e nelle tantissime sezioni sparsi in città. Molte pubbliche. Perché all’epoca funzionava (e in parte funziona ancora) così. La politica nominava i vertici Ater e questi rispondevano agli input dei partiti di riferimento. Spesso bandendo avvisi pubblici per dare in concessione sedi pubbliche che spesso venivano assegnate ai referenti locali dei partiti stessi. E i conduttori molto spesso non pagavano. Dopo anni decidevano di rateizzare, pagavano una somma una tantum e poi ricominciavano a fare debiti. A Roma le sezioni ex Pci dell’Ater sono di più rispetto a quelle della Dc. Per un semplice motivo: gli accordi politici tra i due partiti maggiori prevedevano che i democristiani nominassero le maggioranze dei vertici delle Ater provinciali, mentre il Pci quelli dell’azienda romana. Così la sezione di via Colle Val D’Elsa ancora oggi ha debiti per poco meno di 43mila euro, il circolo di via Carlo Maratta 3A per 46mila.

Ancora oggi, poi, esiste per l’Ater il circolo del Partito socialdemocratico intitolato a Saragat: si trova in via Adelaide Bono Cairoli 7 ed è moroso per oltre 34mila euro. Il conduttore ha invece rilasciato recentemente la sezione di Testaccio del Partito repubblicano.

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