Ignazio Marino ci riprova: vuole tornare a fare il sindaco e cerca l’appoggio di Sel

Ignazio Marino (1)Ignazio Marino non si rassegna e vuole tentare di riconquistare il Campidoglio: l’ex chirurgo sarebbe pronto a sfidare l’establishment romano e nazionale del Pd che, su indicazione di Matteo Renzi, è tutto propenso a lanciare a Roma la candidatura di Roberto Giachetti. Marino, per avere qualche chance di giocarsela, starebbe cercando l’appoggio di Sel: Ne ha parlato su Il Tempo Susanna Novelli.

di Susanna Novelli

Un candidato che «spacca», Roberto Giachetti, calato direttamente dal premier-segretario Pd, Matteo Renzi per la riconquista del Campidoglio. Ufficialmente i dem approvano e sostengono, ufficiosamente (ma non troppo), i maldipancia si sentono eccome. E non solo all’interno del Pd. Con un mantra che risuona in tutti gli ambienti del centrosinistra: Ignazio Marino resterà in panchina? Difficile. Il chirurgo dem, ancora in pausa natalizia, non solo non ha sciolto la riserva sulla candidatura alle primarie ma proprio l’investitura di Giachetti potrebbe convincerlo a scendere in campo. Per tre motivi. Il primo, un riscatto non solo politico all’interno del partito che lo ha «accoltellato»; secondo, raccogliere il malcontento degli antirenziani e non a caso ieri l’ex segretario laziale, Marco Miccoli ha citato «le cose buone fatte da Marino» in un’iniziativa promossa da due ex assessori Estella Marino, Marta Leonori e due consigliere Battaglia e Baglio; terzo, portare a casa un risultato in grado di attirare gli ex alleati vendoliani che, al momento hanno schierato come candidato a sindaco Stefano Fassina (Sinistra italiana). Un punto centrale quest’ultimo segnato, all’indomani del video annuncio di Giachetti, dal divorzio definitivo – al momento – tra il Pd e Sel, ovvero quell’alleanza strategica grazie alla quale il centrosinistra governa Roma (e la Regione Lazio) praticamente da sempre.

Il primo a suonare l’allarme è stato il vicepresidente della Regione, Massimiliano Smeriglio (Sel): «Siamo molto colpiti dal fatto che Renzi sia intervenuto così decisamente sulla questione romana e questo cambia oggettivamente il quadro politico in città». Più pesante il capogruppo capitolino uscente, Gianluca Peciola che pone come obiettivo quello di «sconfiggere il renzismo alle amministrative». Ma il vero colpo è arrivato dal leader Nichi Vendola. «La risposta del Pd è come al solito nella spocchia di Orfini e di Renzi e la renzizzazione della città con la candidatura di Giachetti – ha attaccato senza sconti Vendola – non quali sono le cose necessarie per Roma, ma quali sono le cose necessarie per Palazzo Chigi. Se pensate che il centrosinistra serva per reggere il governo col centrodestra avete un’idea un po’ paradossale del centrosinistra». Non si fa attendere la risposta di Matteo Orfini, commissario Pd Roma: «Dunque caro Nichi Vendola, tu puoi scegliere nel chiuso di una stanza un candidato, mentre uno che si candida alle primarie divide?». Un boomerang per Orfini respinto al mittente da Marco Furfaro, della segreteria nazionale Sel: «Sbaglio o chi ci fa lezioncina è la stessa persona che nel chiuso di una stanza decise di dimissionare dal notaio il sindaco eletto dai cittadini romani?».

E se la proposta di un «big» come Walter Tocci di una lista civica in sostegno a Giachetti in grado di «unire» ciò che Renzi sembra aver diviso appare come la classica ciambella di salvataggio, ecco che l’asso nella manica di una parte del Pd e di Sinistra italiana-Sel potrebbe essere proprio l’ex sindaco marziano, in grado di spaccare partito e coalizioni. Anche perché il rebus più importante da sciogliere all’indomani della candidatura di Giachetti è quello di chi, alla fine, lo sosterrà. Le inchieste di Mafia Capitale e l’esperienza Marino hanno portato i Dem a un crollo senza precedenti, fermandosi, secondo gli ultimi sondaggi disponibili, al 17%. Da soli difficile conquistare il Campidoglio. Eppure la rottura con la sinistra e l’imbarazzo del Nuovo Centrodestra, ovvero di chi fino a tre anni fa governava con Alemanno e Polverini, a sostenere apertamente il candidato renziano, rendono la sfida capitolina più aperta che mai. E le sfide impossibili sono quelle che il chirurgo dem accetta sempre. Stavolta, forse, ancora più volentieri.

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