Il Consiglio dei Ministri approva la riforma delle banche, ma slitta il rimborso ai risparmiatori

renzipadoanIl Consiglio dei Ministri nella notte ha approvato la riforma del sistema bancario e la riforma della procedura fallimentare. Nel decreto approvato dal governo per il momento è stato escluso il rimborso dei risparmiatori che hanno perso i soldi nelle quattro banche popolari fallite. Ne ha parlato Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera.

di Lorenzo Salvia

Slittano ancora le norme per i rimborsi ai risparmiatori che hanno perso i soldi investiti nelle obbligazioni subordinate delle quattro banche fallite, Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti. Il capitolo è stato stralciato dal decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri ieri notte, che invece contiene la riforma delle Banche di credito cooperativo, il via libera alla garanzia pubblica sulle sofferenze bancarie, e anche le norme che accelerano il recupero dei crediti.

Alla fine, sui rimborsi ai risparmiatori, ha prevalso il timore che il testo potesse essere stravolto in Parlamento. E che in ogni caso, prima di procedere con i rimborsi, si dovessero aspettare i 60 giorni previsti per la conversione in legge. Si procederà come previsto dalla legge di Stabilità: e cioè con due provvedimenti amministrativi, un decreto interministeriale e un dpcm, che non devono essere approvati dal Parlamento. Ma che hanno un’altra incognita, quella di poter essere impugnati davanti al Tar, il tribunale amministrativo regionale, bloccando il pagamento dei rimborsi. «Non c’è stato nessuno slittamento o rinvio ma la scelta di non modificare leggi che sono già attive» dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi al termine della seduta. E poi aggiunge: «Il nostro sistema bancario è più solido rispetto ad altri Paesi», «adesso spero nell’aggregazione fra le Popolari».

A far discutere, in Consiglio dei ministri, è stata soprattutto la riforma delle banche di credito cooperativo. L’obiettivo è favorire l’accorpamento di un sistema che oggi conta 371 istituti, sfruttando le economie di scala e creando un unico attore finanziario con le spalle larghe. A favorire questo processo sarà una holding con un capitale da un miliardo di euro. Le singole banche potranno non entrare nella holding e uscire dal sistema del credito cooperativo ma – ha spiegato Renzi – «a condizione che abbiano almeno 200 milioni di riserve e corrispondano all’erario il 20% di queste riserve». Condizioni che al momento – secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – sono soddisfatte «da una decina di banche». Anche se la riforma ha un tempo di attuazione lungo, 18 mesi, e nel frattempo alcune istituti potrebbe procedere ad un aumento di capitale che consenta loro di superare la soglia.

La soglia minima dei 200 milioni è un’aggiunta dell’ultima ora. Mentre la possibilità di uscire dal sistema del credito cooperativo è stata caldeggiata soprattutto da alcuni piccoli istituti della Toscana e ha incontrato l’opposizione del mondo cooperativo, non solo bancario. Il decreto approvato ieri notte contiene anche il recepimento dell’accordo con Bruxelles sulla bad bank, con l’obiettivo di alleggerire le sofferenze, cioè i crediti difficili da recuperare che ammontano a 200 miliardi di euro. Collegata a questa misura è anche la velocizzazione delle cosiddette procedure concorsuali, cioè i lunghi procedimenti giudiziari per il recupero dei crediti che spesso sono il vero motivo delle sofferenze bancarie. Viene sospesa per due anni l’imposta di registro sulle vendite all’asta.

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