Il figlio di Riina scrive un libro sul padre. Dovremmo leggerlo?

Il figlio di Riina scrive un libro e trova una casa editrice disponibile a pubblicarlo.

Un’operazione sqfiglio riinauallidissima, la cui puzza insopportabile si sente da chilometri.

Odiamo le censure e riteniamo che qualsiasi idea (anche la più squallida, falsa, rivoltante) abbia il diritto di essere espressa, perché vogliamo poterla giudicare secondo i nostri parametri e senza che nessuno ci dica preventivamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Questo libro cercheremo di leggerlo senza comprarlo, perché neppure un centesimo vada nelle tasche di questi rifiuti della società, tanto disonesti nel DNA da raccontare una storia epurandola dal vissuto mostruoso di un uomo la cui crudeltà e spietatezza è ormai verità storica e processuale.
Vuole raccontarci Riina “uomo, padre affettuoso, protettivo”: insomma, uno che ordinava di spappolare in mille pezzi Falcone e Borsellino, ma non se ne vantava davanti al televisore coi figli, salvo non interrompere le vacanze al mare.
Vorremmo leggerlo, senza comprarlo, per capire una volta di più cosa affascini decine e decine di disgraziati che esaltano i capimafia e dedicano le loro vite alla criminalità organizzata.
Lo leggeremo per ricordare a noi stessi quanta differenza ci sia fra quegli animali che pigiavano il telecomando a Capaci e via D’Amelio, guardando indifferenti e soddisfatti le immagini in tv, e i tanti come noi che piansero a dirotto (alcuni dedicando anni anche per questo all’impegno politico e sociale) pensando a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ai poliziotti, magistrati, sindacalisti, giornalisti, persino uomini politici, dilaniati, riversi su una strada, crivellati di colpi nelle loro auto.
La nostra storia, di Italiani, è anche questa.
Quella di un Giuseppe Salvatore “non qualsiasi” che racconta una fiaba horror senza sangue e scene splatter, tanto per sembrare “normale” e far sembrare “normale” persino la famiglia di Totò Riina.
Basterebbe rispondergli mettendo in loop la frase che il Capitano ltimo pronunciò all’atto dell’arresto di Totò: “Lei è prigioniero dell’Arma dei Carabinieri”.
Oppure, semplificando, basterà un sonoro, sentito, accorato vaffanculo.

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1 Comment

  • Riina son… | Parbleu! Reply

    6 aprile 2016 at 3:11 pm

    […] via Il figlio di Riina scrive un libro sul padre. Dovremmo leggerlo? — Qelsi […]

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